
Siamo un po’ tutti Lando Norris
Norris ha superato le proprie debolezze e ad Abu Dhabi si è laureato Campione del mondo di Formula1.
Zandvoort, 31 agosto 2025. Su una collinetta a bordo pista siede un ragazzo con la tuta arancione. Ha le mani sul casco, è sconsolato, le lacrime scendono copiose. Lando Norris ha visto le sue speranze andare in fumo: mentre era all’inseguimento del compagno di squadra Oscar Piastri, la monoposto del britannico si è fermata a causa della rottura di un tubo dell’olio motore. La perdita è stata prontamente rilevata dai sensori della McLaren, che ha spento la power unit per evitare ulteriori danni.
Norris vede Piastri sempre più lontano in classifica: il distacco, in punti, è passato da 9 a 34 in un amen. I sogni e le speranze della conquista del primo titolo piloti di Formula 1 sembrano essersi spente per colpa di un tubo dell’olio motore, e nel mentre gli tocca pure vedere il compagno festeggiare. Solo Norris sa cosa gli sia passato in mente quando aveva le mani sul casco a bordo pista, o forse nemmeno lui.
I due piloti della scuderia di Woking non potrebbero essere più diversi. Piastri è descritto come un pilota freddo, cinico, razionale e calcolatore. Al contrario, Norris è sempre stato individuato come quello disattento, a tratti sopravvalutato, seduto su una macchina clamorosa che quasi non merita e che si scioglie nei momenti chiave, come neve al sole. Sui social network, il #4 non è mai stato rispettato come dovrebbe: si sono sempre evidenziati più i suoi errori, le partenze sbagliate, le difese non perfette. Gli è stato spesso imputato anche un carattere non battagliero come quello di altri. Per molti, Norris non ha quella cattiveria agonistica necessaria per trionfare.
Ma, in fondo, Lando non ha sbagliato. In un mondo spietato come quello della Formula 1, il pilota di Bristol non ha mai finto: ha donato sempre l’immagine più veritiera, meno mascherata di sé stesso. Ha assecondato i suoi pregi, ha esposto i suoi difetti. Norris non ha mai nascosto vulnerabilità: si è sempre messo a nudo per quello che era realmente. Ultimo in una sua canzone dice “costa cara la fragilità per chi un posto nel mondo non ha”, qui è bello sapere che la fragilità non è costata cara, ma è stato un trampolino di lancio per arrivare nel punto più alto possibile.
La vittoria di Norris dimostra quanto sia importante lavorare su sé stessi, accettare le proprie imperfezioni. Quanto sia bello non tentare di nascondersi, esternalizzare i propri turbamenti, anche mettendo in conto di urtare l'emotività di una fanbase sempre più sensibile.
Lo schianto in qualifica a Jeddah, il contatto con Piastri a Montréal che l’ha messo fuori gara, il guasto a Zandvoort. Il Lando conosciuto fino al 2024 si sarebbe fatto sopraffare dalle emozioni negative, si sarebbe buttato giù. A dicembre 2025, semplicemente, non sarebbe Campione del mondo.
Il Norris che abbiamo visto da Monza 2025 in poi, invece, ha condotto una seconda parte di stagione straordinaria. 7 podi su 9 GP (uno revocato a Las Vegas a causa del plank), le vittorie a San Paolo e Città del Messico, una solidità mentale mai mostrata prima.
La freddezza e il cinismo di Oscar Piastri sono progressivamente venuti meno. L’australiano si è visto scivolare via un titolo che dopo il weekend in Olanda settentrionale sembrava già suo: ha dilapidato 34 punti di vantaggio, raggiungendo il culmine con lo schianto a muro nel 1° giro a Baku. Max Verstappen, il miglior pilota al mondo per valore assoluto, stava compiendo una rimonta storica, ma complice il ritardo accumulato nei mesi iniziali di stagione e alcuni sviluppi insufficienti della sua Red Bull non è riuscito a trovare la zampata decisiva per il 5° titolo consecutivo.
L’immagine più nitida della maturazione di Norris la si è vista ad Abu Dhabi: nel traffico delle prime tornate dopo il primo pit stop non ha esitato e ha passato Antonelli, l’ex compagno Sainz, Lawson e Stroll con una manovra assai complicata in rapida successione. Nemmeno uno Tsunoda, ai limiti della scorrettezza alla guida della seconda Red Bull, è riuscito a fargli perdere troppo terreno e concentrazione. Il pilota di Bristol non aveva più paura: si stava giocando il Mondiale ed è andato a prenderselo, con personalità e decisione.
Abbiamo visto Norris crescere, da appena ventenne a bordo della sua Papaya, fino a Campione del mondo 6 anni più tardi. L’abbiamo visto maturare, sbagliare, chiedere aiuto e migliorarsi gara dopo gara. Poco prima del GP di Montecarlo ha deciso di prendersi una pausa social: era finito nel mirino dei media, che lo caricavano della pressione di essere ‘obbligato’ a vincere in quanto pilota della monoposto più performante della griglia. Di conseguenza, se non avesse conquistato il titolo, sarebbe stato immediatamente bersagliato e dipinto come un fallimento. Ma Lando è cresciuto, non si fa più scalfire da questa caccia all’uomo.
Tuttavia è doverosa e corretta anche una puntualizzazione, così come una critica, verso chi prova a sminuire la vittoria del britannico solo perché disponeva della monoposto più performante della griglia nella prima metà della stagione. La McLaren è la scuderia migliore in questo momento, ma se sei Campione del mondo è perché lo meriti. Nessuno regala nulla, monoposto più forte o meno. Quello di Norris è il trionfo di un percorso tortuoso, contraddistinto dal superamento di ostacoli dentro e fuori le piste del circuito.
”Ti amo mamma. Ti amo papà. Grazie per tutto. Avete reso reale il sogno di un bambino”. Le lacrime di chi ha sofferto, di chi si è sentito inadatto: “Ho sempre cercato di essere più onesto e genuino possibile. A volte ho detto le cose che possono non aver messo d’accordo tutti, magari sono state un po’ controverse, però ho sempre cercato di essere me stesso, ho cercato di fare tutto a modo mio. Voglio fare le cose a modo mio. Molti hanno detto che devo essere più aggressivo, che devo fare questo, che devo fare quello, però avevate torto perché non vi ho seguiti e ho vinto lo stesso”, le sue parole a Sky Sport nel post gara.
Ad Abu Dhabi, Norris ha compiuto la piena maturazione umana, prima ancora di quella da pilota. Il titolo gli potrà dare ancora più consapevolezza in pista: in una Formula 1 che dal 2026 verrà completamente rivoluzionata, c’è un nuovo campione da battere.
Non ha mai finto, ha chiesto scusa per i propri errori e ha sempre fatto della genuinità la sua arma migliore: non sono forse titoli mondiali più degni di celebrazioni questi, per la sua vita al di fuori della Formula1 e per tutto ciò che ha dovuto affrontare? Il suo ex compagno di squadra Sainz ha affermato che “Ci vorrebbero più persone come Norris in questo mondo": ce lo si dovrebbe augurare tutti.
La sua vittoria dev’essere da insegnamento a chiunque tenga una maschera o un’armatura, a chi ingabbia le proprie emozioni e le proprie paure. In un mondo che strizza sempre di più l'occhio all'ipocrisia, Lando Norris ci ha insegnato che si può vincere anche con le fragilità umane e le debolezze interiori.
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