
La strana arma del Milan
Strahinja Pavlovic, fra polemiche e rozzezza, è diventato uno dei punti fermi di Allegri.
Appena cinque mesi dopo il ritorno di Allegri, il Milan è tornato nei piani alti della Serie A, volenteroso di far rivivere a San Siro notti e ambizioni negli ultimi anni erano diventate quasi inconcepibili. Allegri è riuscito a rendere il Milan una squadra accorta, calata in un rapporto perverso col pericolo e il godimento di saper difendere. Per questi motivi, risaltati anche per le recenti polemiche arbitrali nelle sfide fra Inter e Lazio, Pavlovic è diventato una delle armi più strane e interessanti del Milan di Allegri.
Se nel 2024/25 il Milan sembrava una squadra costruita in modo grossolano, imperfetta e cronicamente fragile in ogni suo reparto, fin dalle prime 14 giornate di questa Serie A la tipica solidità di Allegri ha subito preso il sopravvento sul Milan. In difesa, specialmente, Maignan si è rilanciato sugli ottimi livelli visti fra il 2021 e il 2023; Gabbia sembra essere in grado di essere un buon capitano, mentre Tomori appare colpito da una sorprendente lucidità tecnica.
A completare il reparto difensivo rimane dunque Pavlovic, uno dei giocatori più in difficoltà della scorsa stagione e simbolo di quel Milan naufragato all'ottavo posto fra Fonseca e Conceição. Se sembra aver limato i difetti mostrati in passato, il dato più interessante è che il difensore serbo sembra essere proiettato verso una nuova dimensione tecnica cucita da Allegri.
Non è stato facile per il classe 2001 debuttare in Serie A: arriva al Milan nell'estate 2024, in una sessione di mercato in cui la dirigenza rossonera, autodefinitasi gruppo-di-lavoro, tenta di rilanciare il club dopo l'addio di Pioli e di alcuni senatori dello spogliatoio come Sandro Tonali, Simon Kjaer e Olivier Giroud. Il serbo viene presentato da Zlatan Ibrahimovic con rinnovato orgoglio, intestandosi la riuscita dell'operazione e profetizzando un futuro roseo al Milan.
Pavlovic, come l'intera squadra, aveva lasciato intravedere qualità positive e un margine di miglioramento quantomeno interessanti. Tuttavia, le difficoltà organizzative della dirigenza del Milan e un contesto disfunzionale dell'intero club hanno trascinato il Milan a un rendimento altalenante e incerto, in grado di infiammare i propri difetti anziché i propri punti di forza. Come notato sin dal suo arrivo a Milano, aveva dimostrato di essere un difensore dalla prospettiva promettente, composto da un atletismo notevole e una spiccata aggressività nel recupero del pallone. Proprio l'insieme di queste caratteristiche, tuttavia lo rendevano un profilo tecnico difficilmente compatibile con la struttura difensiva organizzata da Fonseca.
Viene da sé che la stagione d’esordio in Serie A è stata piuttosto problematica: una delle immagini più cocenti è nella sfida fra Milan e Napoli di novembre 2024, nel duello contro Romelu Lukaku. Scappato in campo aperto, Lukaku si ritrova ad affrontare Thiaw e Pavlovic in una sfida che ricorda la versione rudimentale dell’iconico scontro fra Maldini, Adriano e Zambrotta del 2009.

Quando Lukaku ottiene il controllo del pallone con inedita pulizia tecnica, il belga utilizza il suo fisico per scaraventarlo via – quasi due metri di Serbia – a qualche metro di distanza con una facilità disarmante, concludendo in porta e battendo Maignan senza troppi problemi.
Quell'azione riassume in maniera piuttosto severa quale giocatore avremmo consegnato alla storia del 2024/25, ossia quale difensore avrebbe poi trovato Allegri per lavorare sul nuovo Milan: un giocatore dalle doti atletiche poderose che però riusciva comunque ad apparire fragile e dannoso, un calciatore sicuramente molto distante da divenire uno dei punti di forza del Milan.
In formula: non solo si era dimostrato un difensore in grado di creare più problemi che risolverli, ma era la sintesi perfetta della strategia di mercato del gruppo-di-lavoro, in bilico fra il tentativo di valorizzare i propri asset sportivi e la reale efficacia sul campo.
Per tutti questi motivi, la dirigenza-gruppo-di-lavoro aveva programmato più volte una sua cessione. Il serbo è quasi sempre stato al centro delle discussioni e di possibili trasferimenti sia nel gennaio 2025 che nell'ultima finestra di mercato estiva. Ma come sappiamo, le vie del calciomercato sono infinite: alla fine Pavlovic è rimasto a Milanello, mentre a fare le valigie sono stati Thiaw e Theo Hernandez. E proprio quest'ultimo sembra aver lasciato qualcosa in eredità alla nuova versione di Pavlovic.
A scavare nella storia, si trova sempre qualche coincidenza che faccia pensare a qualche trama oscura orchestrata dal destino. Nel 2019, Igli Tare lavorava come DS per la Lazio. Il direttore sportivo albanese, specializzato nello scovare talenti provenienti dai Balcani, lo aveva individuato come un giocatore adatto per la difesa di Simone Inzaghi, impostata su una linea di 3 difensori centrali. La trattativa fra Lazio e Partizan sarebbe andata a buon fine, ma a frenare l’operazione sarebbero stati dei problemi cardiaci rilevati nelle visite mediche del difensore serbo.
Pavlovic non vestirà la maglia della Lazio e rimanderà il proprio ingresso in Serie A di qualche anno, imboccando invece un cammino fra Monaco e i vari prestiti in giro per l’Europa, fino alla definitiva maturazione con il RB Salisburgo e la convocazione ai Mondiali 2022 con la Serbia. Fa sorridere che sei anni dopo i due si sono finalmente congiunti al Milan, in una dinamica in cui è il DS a raggiungere il calciatore e non il contrario.
Per spiegare come Pavlovic sia divenuto un giocatore così importante all'interno del Milan di Allegri va subito chiarito che non si tratta soltanto del fisiologico miglioramento dopo un anno trascorso in un nuovo torneo. Spesso fatichiamo a riconoscere spunti tattici cervellotici nelle idee di Allegri, soprattutto per la stessa indole del mister rossonero di svuotarsi di meriti e intuizioni tattiche: di fronte a questo suo utilizzo, però, ci troviamo a un'idea offensiva piuttosto brillante, una sintesi fra i movimenti di Alessandro Bastoni nell'Inter e l'attitudine offensiva di Theo Hernandez.
Nel 3-5-2 del Milan di Allegri, Strahinja occupa il ruolo di terzo di sinistra, incastonato come vertice inferiore in un triangolo ideale con Bartesaghi e Rabiot – o Estupiñán e Ricci, in base alle rotazioni. Con l'occhio sulle partite e la certezza delle heatmap, è proprio Pavlovic il giocatore più esposto e considerato nelle porzioni offensive del campo.
Bartesaghi rimane in un continuo saliscendi sul binario di sinistra, sgombero da quei compiti di proposizione come riferimento nel mezzo spazio; Rabiot, giocatore amato da Allegri già alla Juventus, svolge meno compiti da assaltatore, da vero attaccante ombra visto in passato. Il francese, oggi, si trova spesso sovrapposto alla fascia sinistra, o per guidare il pressing o per chiudere gli spazi in non possesso con un 4-5-1.
Pavlovic è così libero di far saltare gli schemi avversari esibendosi in cavalcate e progressioni palla al piede. Lo confermano i numeri di FBref: il serbo è il 3° giocatore del Milan per progressive carries (23, dietro Saelemaekers e Loftus-Cheek) e per progressive passes (56, dietro agli inarrivabili 117 di Luka Modric). Non è solo un assaltatore, ma un vero e proprio canale di comunicazione fra gli estremi del campo per il Milan.
Non ci è dato sapere quale ragionamento abbia perseguito Allegri per ritagliargli questo ruolo così atipico. Il serbo non lasciava trasparire in alcun modo queste capacità tecniche, ed è verosimile ragionare su quanto abbia potuto incidere la componente di imprevedibilità di questa idea tattica. Un'intuizione che pare comunque funzionare: il nativo di Šabac ha già eguagliato il contributo fattuale della scorsa stagione (1 goal e 2 assist), così come gli xG, 1.7 – a soli 0.2 di distanza da quelli accumulati nei primi 14 turni di Serie A da Saelemaekers, esattamente la metà di quelli raccolti da Pulisic.
Sarebbe ingiusto tralasciare un confronto fra Pavlovic e Bastoni, terzi di sinistra di Milan e Inter e interpreti opposti dello stesso ruolo all’interno dei rispettivi 3-5-2. Se Bastoni è ormai stabilizzato fra i migliori talenti europei degli ultimi 5 anni nel ruolo, noto per la tecnica delicata e il pregio di saper trattare il pallone al pari di un centrocampista, con l'ex Salisburgo ci approcciamo a un difensore molto più vicino all’idea del difensore centrale antico.
Lo stesso centrale serbo, si tenga a mente, ha scelto il numero 31 per celebrare l'idolo Jaap Stam, non proprio un difensore woke. Le caratteristiche atletiche suggeriscono qualità da marcatore puro, un’interpretazione chiellinesca del difendere la propria porta. Per quanto da giovanissimo abbia disputato qualche partita a centrocampo, non possiamo considerare Pavlovic un difensore dedito alla costruzione o a qualsiasi componente associativa con i propri compagni.
Due terzi di sinistra di un 3-5-2, Bastoni e Pavlovic, in cui vengono utilizzati grosso modo con lo stesso scopo: affacciarsi fino alla trequarti avversaria. Tuttavia, i compiti nelle transizioni offensive è diverso: Bastoni deve mettere a disposizione la propria tecnica e la propria intelligenza spaziale per creare un vantaggio di superiorità numerica di possesso per l’Inter.
L'ex Salisburgo deve invadere il centrocampo avversario per aumentare il peso offensivo della ripartenza del Milan, aumentando la quantità di giocatori in grado di arrivare alla porta avversaria e concludere. Esattamente ciò che è successo nell'azione dell'1-0 alla Roma: appena i rossoneri hanno riconquistato il pallone, ha seguito come fosse un laterale di spinta, chiudendo la propria corsa all'interno dell'area di rigore della Roma e poi chiudendo con un piattone l'assist di Leao.
Potrebbe essere una visione onirica, ma questo Pavlovic sembra essere animato dallo spirito di Theo Hernandez, vecchio proprietario esuberante del binario di sinistra del Milan degli ultimi anni. Solo così, in effetti, potremmo spiegarci razionalmente come il serbo possa essersi evoluto da difensore largo, ruvido e macchinoso ad arma segreta del nuovo Milan di Allegri: un terzo di sinistra in grado di sganciarsi in maniera così spontanea e pericolosa.
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