
Non è stata colpa di Zwayer
Tra Inter e Liverpool, come ogni volta in cui si verifica una controversia arbitrale, il calcio scompare.
83' inoltrato. Bradley recupera alto il possesso e serve Ekitiké. Il francese cerca con uno scavetto Wirtz, Bastoni lo anticipa. Atterrando, l’italiano non molla la presa sulla maglietta del tedesco, che cade a terra. L’azione prosegue, Zwayer torna sui suoi passi richiamato dal VAR.
Il direttore di gara consulta il monitor a bordocampo, e decide di assegnare il calcio di rigore. Szoboszlai batte Sommer: l'Inter perde, il Liverpool esulta. Il cronometro segna 87'24". Dal secondo successivo, parlare di calcio è diventato impossibile.
O meglio, più che impossibile, è diventato irrilevante: giornalisti, calciatori, allenatori - persino Palladino, che con Inter-Liverpool non c'entrava nulla! - hanno dato molto più risalto alla conduzione arbitrale, ignorando il fatto che, prima di quella decisione, sia stata giocata quasi un'ora e mezza di calcio. Nessuno parla dei 5244 secondi che hanno preceduto il calcio di rigore realizzato dall’ungherese, ma solo di quella trattenuta.
Il resto è sparito, da un momento all’altro. Analisi tecnico-tattiche, pareri sulle prestazioni dei singoli, previsioni di come il cammino in Champions League di Inter e Liverpool possa evolversi in seguito al risultato di San Siro: fiato sprecato. Il tutto verrà inglobato all'interno della stessa narrazione: i nerazzurri hanno perso per colpa dell'arbitro. Si può anche provare ad imbastire dei ragionamenti più profondi e meno superficiali, ma tanto non servirebbero a niente. Quando c'è di mezzo un presunto errore arbitrale a nessuno - o per meglio dire, a una ristretta nicchia - interessa approfondire altri temi. O, se lo si fa, si è automaticamente faziosi.
Strano doverlo specificare, ma l'Inter non ha perso soltanto per un calcio di rigore. Certo, un penalty all'87' probabilmente andrà a sancire quale squadra avrà la meglio al termine dell'incontro, se sino a quel momento sussiste la parità. Ma se dopo il triplice fischio non si riesce a discutere di tutto il resto e la tematica arbitrale è un buco nero dove scompare qualsiasi altro discorso, esiste un problema di fondo.
C'erano molti motivi, prima del calcio d'inizio, per guardare Inter-Liverpool. Non solo perché si tratta di squadre blasonate, forti e che dispongono di calciatori intriganti. I meneghini perderanno un altro scontro diretto o riusciranno a invertire il trend? Come reagiranno i Reds al caso-Salah? I padroni di casa saranno nuovamente brillanti nell'eludere il pressing come visto col Como?
Anche il match in sé per sé è stato interessante, anche se non particolarmente brioso. Il Liverpool ha approcciato bene la gara: tutt'altro che scontato. Slot pare aver trovato una nuova stabilità, accantonando un possibile equivoco tattico. I Reds hanno subito dato l'impressione di essere una squadra compatta, che sa quello che vuole fare e come. Non è di certo stata uno schiacciasassi, ma è nelle notti di Champions League che il Liverpool ha sempre mostrato (trasferta a Istanbul esclusa) il proprio volto migliore dell'annata: non si battono le madrilene per caso.

L'Inter, dal canto suo, ha dovuto cambiare quasi subito le carte in tavola: Calhanoglu e Acerbi sono stati costretti al forfait per guai muscolari. I subentrati, Bisseck e Zielinski, sono stati tra i migliori in campo: il trio difensivo composto dal tedesco, Akanji e Bastoni è il migliore schierabile al momento in casa Inter; il polacco continua a sfornare prestazioni preziose dando qualità al centrocampo.
Il secondo tempo, purtroppo, ha confermato come l'Inter non sia una squadra che può reggere alti ritmi per tutti i 90' e con un'età media troppo alta, calando vistosamente d'intensità col passare dei minuti. Con la spada di Damocle dei due slot già "sprecati" nella prima frazione, poi, tutto è precipitato.
Si potrebbe dar vita ad analisi e dibattiti su questi temi, no? Ma il rigore fischiato a Bastoni ha spazzato via tutto. Lo ha oscurato, cancellato dalla memoria collettiva.
I problemi strutturali dell’Inter e le difficoltà che i nerazzurri riscontrano quando affrontano squadre di pari livello o superiore. Il Liverpool in ripresa dopo un inizio di stagione da incubo e la compattezza mostrata dagli inglesi nonostante i giorni particolarmente turbolenti.
Tutto quanto viene eclissato da un episodio, un presunto fallo, un calcio di rigore.
Sia chiaro: un penalty può cambiare una partita, una stagione, persino una carriera. Ma è sconfortante riscontrare come sia i protagonisti che hanno vissuto il tutto sul campo che chi parla e racconta il calcio, quando vi è un episodio arbitrale che divide l’opinione pubblica, mettano istantaneamente tutto il resto secondo piano all'unisono. Parlare anche dell’arbitro è sacrosanto, in quanto attore fondamentale e imprescindibile del gioco. Ma quando si parla solo dell’arbitro, trascurando superficialmente tutto ciò che sta attorno a una decisione della squadra arbitrale, si finisce inevitabilmente col perdere il focus.
Polemica, scandalo, titoli a effetto - purtroppo - attirano e animano più facilmente un pubblico altrimenti pigro. Fungono da alibi, contribuiscono a incrementare l'audience di questo o quel sito, testata o programma televisivo. E così facendo non si favorisce l'informazione sana, l'analisi di ciò che è andato bene e che si poteva fare meglio. Vi è anche chi prova ad intavolare discussioni riguardanti il calcio giocato, ma è quasi inutile. A emergere saranno gli articoli che affossano l'arbitro, i servizi che analizzano l'episodio frame per frame.
Di calcio, dopo la conclusione del match, si è parlato poco, troppo poco. Provate a cercare “Inter-Liverpool” tramite un qualsiasi motore di ricerca: la stragrande maggioranza degli articoli contengono “rigore”, “VAR”, “scandalo”, “Zwayer” (con risultati del genere) e “polemica”. E non c'è fede calcistica che tenga: è un processo che si ripropone periodicamente a prescindere da chi sia il protagonista coinvolto. Oggi tocca a "me", domani potrebbe essere il "tuo" turno. E di calcio, malauguratamente, non si parlerà nemmeno in quel caso.
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