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Rodrygo Real Madrid
, 10 Dicembre 2025

Rodrygo è scomparso


Dall'ipotesi Pallone d'Oro al giocare meno di Ceballos, nel giro di qualche mese.

Meno di due anni fa, Rodrygo Goes era sulla bocca di tutti. Al bar davanti a un aperitivo, dentro lo stadio aspettando il fischio d'inizio, da solo a casa mentre scorrevi reel e TikTok. Era un fenomeno che, con le sue giocate, la sua grazia, incantava le notti di Champions League e Liga.

Oggi, quasi due anni dopo, Rodrygo è quasi un fantasma nelle formazioni del Real Madrid: è il simbolo di una parziale crisi d'identità dei Blancos. Un'assenza che pesa, iniziata lo scorso anno sotto la guida di Ancelotti fino ad arrivare alla nuova era guidata da Xabi Alonso e che, francamente, fatichiamo a spiegarci.

La parabola di Rodrygo non è una caduta lenta e inevitabile, tipica di un giocatore che invecchia o che raggiunge i limiti della sua classe. È qualcosa di più acuto, più violento: è il collasso di una carriera nel pieno della forza, interrotto da qualcosa che difficilmente si spiega.

I meno attenti potrebbero giustificare questo poco impiego del brasiliano per via dei talenti che giocano davanti a lui. Vinicius, dopo il mancato Pallone d'Oro dello scorso anno, è lontano dall'essere il Vinicius che inseguiva quel trofeo; Mbappé ha risolto solamente in questo inizio di stagione alcune difficoltà di ambientamento in Spagna, ma in ogni caso non toglie lui il posto in campo al brasiliano; Arda Güler, talento cristallino, è diventato solo da inizio 2025/26 un titolare fisso; Bellingham non sta mantenendo di gara in gara la continuità fatta intendere nel 2023/24, eppure è inamovibile; Mastantuono, possibile erede di Messi nel pantheon del calcio albiceleste, ha collezionato solo 1 gol e 1 assist in 12 uscite coi Blancos.

Al Real Madrid, lo spazio per Rodrygo ci sarebbe eccome. Il sovraffollamento offensivo c'è, c'è sempre stato e sempre ci sarà al Real Madrid; non far giocare Rodrygo è una scelta, non una conseguenza.

Rodrygo Real Madrid

Quando Carlo Ancelotti era sulla panchina del Real Madrid, Rodrygo aveva uno spazio ben definito. Non era sempre titolare, ma era comunque un attore centrale nelle dinamiche madrilene. Spesso entrava e cambiava le partite. Era uno di quei giocatori che i tifosi riconoscono immediatamente: il ragazzo che quando entra in campo, qualcosa cambia. Un revulsivo, per usare un vocabolario famigliare alle orecchie merengue.

Con l'arrivo di Xabi Alonso, il quadro è cambiato radicalmente. Non è stata un'evoluzione naturale del progetto, né una semplice rotazione tattica: è stato uno stravolgimento. Rodrygo pare scomparso dalle scelte tecniche del nuovo allenatore. Le presenze, ma soprattutto minutaggio e impatto, si sono drasticamente ridotti.

Per dire, al momento, è il 16° giocatore più impiegato dal Real Madrid da inizio annata. Meno di Ceballos e Trent Alexander-Arnold, che ha già saltato un mese abbondante di stagione a causa di un infortunio alla coscia.

E qui arriviamo al cuore della questione: Rodrygo non è un giocatore finito. Non è un esterno che ha perso velocità, o un trequartista che non legge più il gioco. È un giocatore ancora nel pieno della sua gioventù calcistica – data di nascita: 9 gennaio 2001, con davanti almeno 5-6 anni di piena efficienza atletica, gravi infortuni permettendo. La classe non sembra sparita; è invisibile perché non le viene permesso di esprimersi.

Questo è il vero dramma sportivo. Non è uno scandalo di incompetenza del giocatore, ma di gestione. Un allenatore – chiunque esso sia – che sceglie sistematicamente di non far giocare un giocatore della qualità di Rodrygo, sta compiendo un delitto calcistico. Soprattutto se i risultati di squadra faticano ad arrivare, e alcuni giocatori scelti ripetutamente al suo posto non stanno rendendo quanto dovrebbero.

Il Real Madrid sta decidendo di privarsi di un'arma offensiva che pochi club al mondo possederebbero. E, in più, è già fattuale quanto Rodrygo sia un giocatore che possiede la personalità necessaria per giocare al Bernabeu.

Rodrygo Real Madrid

Il mercato di gennaio è alle porte. Rodrygo ha il diritto, per lo standing che ha, di riprendersi il posto che gli è stato levato con troppa fretta. Un giocatore offensivo del genere servirebbe in qualsiasi top team del mondo. Inutile sognare un suo approdo in Serie A, per ovvi motivi.

Il terrore per tutti gli appassionati eurocentrici di pallone è che il 24enne brasiliano finisca per scegliere l'Arabia. Vederlo soddisfatto da un contratto in Medio Oriente più che da una collocazione in Premier - l'unico campionato, al di là di singole eccezioni sparse nel resto del Continente, a poter sedersi al tavolo delle trattative col Real Madrid (contratto in scadenza a giugno 2028) e con l'ex Santos - farebbe gridare allo scandalo. In Italia, in Europa, nel supposto "calcio che conta", si vuol tornare a parlare di Rodrygo nei bar, negli stadi, davanti al pc. Magari a margine di una notte magica di Champions League.


  • Giornalista e aspirante comunicatore sportivo. Scrivo di calcio, politica internazionale e cinema cercando di unire queste mie passioni in un unico grande racconto.

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