
Real Madrid-Manchester City 1-2, Considerazioni Sparse
Un Manchester City maturo batte il Real Madrid al Bernabeu a 5 anni dall'ultima volta.
Real Madrid e Manchester City si affrontano in Champions League per il 5° anno consecutivo, stavolta non per la fase a eliminazione diretta. Se si pensava che il nuovo format del torneo avesse spento l'intensità delle grandi sfide all'interno della fase a girone, Madrid e City si giocavano comunque tanto del loro futuro nella competizione. La partita è stata eccitante come negli scorsi precedenti.
Vince il City con merito e maturità, archiviando definitivamente quei problemi che hanno rovinato il 2024/25. Per Xabi Alonso, invece, il Bernabeu comincia a diventare ostile: fra un silenzio che incupisce Caressa e i fischi per Vinicius, i Blancos vivono un periodo diametralmente opposto agli avversari inglesi. L'inizio del nuovo ciclo, già complicato di suo, potrebbe arrovellarsi ulteriormente.
Il Real Madrid soffriva di numerose assenze: l'infortunio di Mbappé complica ancora di più i piani di Xabi Alonso, che ritrova però Rudiger e Rodrygo – oggetto misterioso di questa stagione. È proprio l'ala brasiliana a stappare la partita dopo la prima mezz'ora di gara, in cui il Real Madrid mette alle strette il City e sembra indirizzare la partita verso scenari ben conosciuti al Bernabeu.
Xabi Alonso l'ha preparata bene: di fronte alla nuova tendenza tattica di Guardiola di favorire gli scambi nello stretto dei giocatori offensivi, il Madrid impone al City un continuo movimento a fisarmonica fra i due lati del campo, favorendo la creazione di ampi spazi in cui attaccare lo spazio con l'atletismo superiore di Vinicius, Rodrygo, Bellingham e dell'ottimo Carreras.
Appunto mazzarriano: il campo del Bernabeu sembra esser stato bagnato appositamente più del solito. Il pallone scivola più del dovuto, rende più difficile passarselo con precisione. Molti giocatori si ritrovano a pattinare fino alla caduta: lo stesso Rodrygo rischia di farsi molto male da solo nel tentativo di effettuare un contromovimento.
Tuttavia, superata con un po' di paura la prima mezz'ora, il Manchester City rimane saldo sulle sue certezze e prende le misure. Guardiola ha confermato gli stessi XI dell'ultima sfida con il Sunderland: oltre a essere una rarità, è la conferma che il tecnico catalano è molto soddisfatto di quanto visto dai suoi.
Non per caso, la prestazione del City è stata soprattutto una grande prova di personalità. La rimonta lampo avviene da un calcio d'angolo ben sfruttato da O'Reilly e da un rigore di Haaland: non è stato il City frizzante e iper-tecnico delle ultime settimane, ma una squadra consapevole e matura all'interno stadio più terrorizzante d'Europa. Visti i franosi risultati delle ultime visite al Bernabeu, per Guardiola è uno splendido segnale per il futuro di questa stagione.
A dir la verità, i punti degni di nota di questa sfida si fermano al primo tempo. La seconda parte di gara non ha goduto di grandi sussulti se non prelibati tocchi di un meraviglioso Cherki, le scariche di Doku e la traversa finale di Endrick. Qualche nota stonata: Phil Foden è stato neutralizzato con troppa facilità dalle coperture del Real Madrid; Vinicius sembra aver perso quell'ingiocabilità delle grandi serate; Bellingham, nonostante qualche cavalcata a gambe stanche, non riesce a dare quel centesimo in più che ci si aspetterebbe. Per Xabi Alonso, buoni segnali di orgoglio da parte quasi soltanto da capitano Valverde.
Il City vola a 13 punti, il Real rimane fermo a 12. Dopo il brutto stop contro il Bayer Leverkusen, per Guardiola era fondamentale vincere a Madrid per evitare la zona play-off della Champions League. Per entrambe le squadre, tuttavia, il calendario promette pensieri sereni e tranquillità: entrambe dovrebbero riuscire a ottenere il passaggio diretto agli ottavi di finale. Nonostante questa eventualità, Xabi Alonso rimarrà a Madrid?
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