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Benfica Napoli Mourinho Conte
, 10 Dicembre 2025

Benfica-Napoli 2-0, Considerazioni sparse


Il risultato del Da Luz rimescola le carte nella league phase di Champions, con il Napoli che resta ancora nel mucchione di chi rischia grosso.

La Champions League continua a non sorridere agli azzurri, specialmente lontano dal Maradona: con questo ko contro il Benfica, restano zero i punti raccolti in trasferta dal Napoli, frutto di 2 soli gol segnati a fronte dei 10 incassati. Un refrain che continua a risuonare sinistro anche al Da Luz di Lisbona, teatro che da potenziale (o quantomeno auspicabile) terreno di conquista si trasforma in cornice dell'ennesima debacle europea dei campioni d'Italia in carica. Un mal di trasferta che chiude in maniera tetra il 2025 europeo del Napoli, il cui 2026 inizierà con una gara decisiva per il cammino continentale da giocare ancora una volta in trasferta, nel gelido inverno danese.

Gelido e danese proprio come Højlund, che vede lontana la gloriosa notte di domenica scorsa in cui, con la sua doppietta infuocata, ha regalato la vittoria ai suoi contro la Juventus: stavolta l'ex Manchester United è apparso gelido più come un monolite di ghiaccio, inerte alla partita che gli si giocava attorno, sovrastato da un Otamendi che, nonostante i tre lustri abbondanti in più sulla carta d'identità, si è divertito a rendergli la partita quasi impossibile. Male anche McTominay, colpevole di eccessiva leggerezza in occasione del primo gol dei portoghesi, e il portiere Milinkovic-Savic, impreciso con la palla tra i piedi e rivedibile in occasione del gol del raddoppio, quando è troppo lento nei riflessi per neutralizzare un pallone che quasi lo sfiora prima di terminare in rete.

Più dei singoli, però, è l'atteggiamento complessivo del Napoli, specialmente nell'approccio alla gara, a risultare troppo remissivo e quasi rinunciatario. Anche questa, non certo una novità in questa campagna europea: se dal Napoli e da Conte ci si aspettava, come Alessandro Magno sotto consiglio del padre Filippo, di trovarsi un regno più grande del campionato italiano e dimostrarsene degno, la realtà sembra mostrare un calcio continentale che si rivela ancora una volta un oceano troppo grande per un pesce da piccolo stagno. O comunque, una creatura che avrebbe anche le capacità tecniche per cavarsela, ma troppo spesso in preda alla confusione e alla paura di non farcela, che sfocia addirittura nell'autolesionismo.

Chi non sembra soffrire di questi problemi invece è Mourinho: da protagonista nel pre-partita, consueto terreno di caccia del tecnico portoghese, il tecnico riesce a spostare questa sua forza mentale anche sul campo, trasmettendola con sapienza alla sua squadra: contrariamente al Napoli, il Benfica approccia da far suo alla gara sia dai primi minuti, mettendo in costante apprensione il Napoli. La presunta inferiorità tecnica nei duelli individuali viene risolta dal Benfica evitando gli uno contro uno, attendendo con pazienza il momento giusto per colpire, trovando il gol del vantaggio su un pasticcio difensivo nell'area di rigore azzurra, dopo che per ben due volte hanno sprecato l'occasione per portarsi avanti punendo le imprecisioni degli ospiti. Il gol del 2-0, arrivato nel momento migliore del Napoli, mette in ghiaccio la partita, col Benfica che deve solo gestire gli assalti sempre più confusionari e inefficaci del Napoli, che pochi pericoli creano dalle parti di Trubin.

La seconda vittoria consecutiva del Benfica rimescola in modo imprevedibile le carte in classifica: i portoghesi hanno infatti un solo punto dall'ultimo posto utile per i play-off, occupato proprio da Copenaghen e Napoli, che si affronteranno nella prima delle due gare rimanenti prima della fine di questa lunghissima League Phase di Champions League. Se il Napoli ha un punto in più dei portoghesi, l'inerzia mentale in questo momento è il principale nemico degli azzurri: se nelle campagne europee precedenti, pur con rose meno attrezzate, il Napoli ha sempre mostrato coraggio nell'affrontare anche avversari più forti, la situazione in questa stagione sembra essersi drammaticamente capovolta: agli azzurri servirà un deciso cambio di marcia, innanzitutto a livello mentale, per sperare in un passaggio del turno che, giornata dopo giornata, diventa sempre più complicato. Dovrà, insomma, dimostrare di poter essere un pesce abbastanza grosso anche per nuotare nell'oceano, a partire soprattutto dalle acque, probabilmente ghiacciate, del mare del nord di fine gennaio.

  • Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie.
    Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

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