
Torino-Milan 2-3, Considerazioni Sparse
Remuntada del Milan targata Pulisic: ora il Torino è nei guai
Il Milan, dopo tanti corti musi, contro il Torino smaschera un lato di sè finora rimasto scoperto, ribaltando con fame e qualità una partita che si era messa malissimo. Dopo 20’, i rossoneri sono sotto 2-0 dinanzi ad un Toro che aveva sì iniziato alla grande, ma si è poi squagliato alla distanza mostrando tutti i suoi limiti tecnici, tattici e caratteriali. Un missile di Rabiot la riapre quando ancora il Milan era sonnecchioso, e dopo l'intervallo, al rientro in campo è provvidenziale l’ingresso di Pulisic, che prima pareggia i conti e poi completa la rimonta. Un risultato che dice molto anche in termini di classifica, con gli uomini di Allegri che si riprendono la vetta grazie ad una partita cattiva e volitiva, e i granata che finiscono nel mischione della lotta salvezza, a soli 4 punti di vantaggio dalla zona rossa e con una sola squadra nel mezzo: soprattutto, con la sensazione che, dopo quasi 4 mesi di campionato, siano una squadra senza certezze, capo né tantomeno coda.
Il Torino vive un momento infelice, e probabilmente Allegri e Landucci avevano preparato la gara pensando alla versione abulica dei granata, che invece in partenza si mostrano aggressivi ed intraprendenti. Baroni azzecca qualche scelta iniziale, con il tandem pesante d’attacco Zapata/Adams a tener occupata la difesa rossonera e Vlasic tra le linee: dopo però, torna nel torpore che lo contraddistingue, permettendo ai rossoneri di prendere campo, pareggiare i conti e completare la rimonta senza cambiare nulla. Il Torino della ripresa è una squadra che non esiste, sottomessa sì dalla maggior qualità avversaria ma anche dal suo stesso spaesamento: una squadra che non ha idea di come uscire da uno stato, l'ennesimo, di difficoltà. Ventisei i gol subiti dai granata, che al di là dei problemi tattici sembrano sciogliersi ogni volta che c’è da combattere e tirar fuori convinzione e personalità: se Baroni ha dato qualcosa a questa squadra, è l’insicurezza e la sfiducia in sé stessa.
Il Milan comincia la partita con 20’ di ritardo: in quel lasso di tempo, i rossoneri giocano lenti e presuntuosi, il contrario di quanto predicato dal suo tecnico, ma va detto che la versione light dell’attacco, composta da Leao e Nkunku non aiuta affatto: quando il portoghese esce per infortunio, entra l'ex Ricci e paradossalmente il Milan macina qualcosa di più. A suonar la sveglia ci pensa Rabiot, che da casa sua la riapre, ma resta una occasione isolata in un primo tempo sterile e arruffone, con una manovra che non sembra mai sbocciare. Tutt’altra musica però nella ripresa, dove i rossoneri scendono in campo da grande squadra e schiacciano il Torino, fino all’ingresso, provvidenziale, di Pulisic, l’uomo che sta cambiando la stagione del Milan. A rimonta completata, il Milan fa ciò che sa fare meglio: gestire la partita con personalità, qualità e fisicità: in una serata partita così, la squadra di Allegri ne esce una prestazione agonisticamente maiuscola, di quelle che potenzialmente svoltano una stagione.
Butterfly and Spider: c’è un giocatore che ha spaccato la gara, e che in questa gara nemmeno doveva esserci. Christian Pulisic, con la febbre sino alla vigilia, è senza ombra di dubbio l’uomo copertina. Ma il centrocampo rossonero mette in atto una lezione di “come stare in partita”, dal bolide di Rabiot ai tempi dettati da Modric all’intensità di Loftus-Cheek, al dinamismo di Saelemaekers (che pare tarantolato perfino a terra dopo aver subito fallo). La macchia è Tomori, reo di un fallo da rigore ingenuo, ed anche Nkunku che, benché cresca nel finale, non sembra abbastanza solido da regger il peso dell’attacco. Nel Torino, Vlasic è nella serata da giocatore totale, mentre il reparto difensivo combina un altro disastro dei suoi confermandosi la peggior retroguardia del campionato, ed anche Israel tra i pali è tutt’altro che incolpevole sul tiro da 30 metri che riapre il match. Una nota lieta è Duvan Zapata, tornato al gol dopo l’infortunio e per i primi 45’ molto vicino al giocatore che fu: nel secondo tempo la sua mancanza di condizione si manifesta, ma le responsabilità sono da cercare in chi lo lascia in campo.
Parliamo di tecnici. Perchè se la partita è cambiata così, è anche in virtù delle scelte arrivate dalla panchina e di quanto i rispettivi allenatori hanno dato ai loro gruppi sinora. Da una parte, il Milan era sotto 2-0 e aveva appena subito l’infortunio di Leao: Allegri non ha perso la calma e l’ha svoltata con I cambi giusti, prima con Ricci e poi con Pulisic, a cui è stata data esattamente la quantità di minuti che servivano nel momento in cui servivano. Nei cambi invece, il collega Baroni è stato tardivo, aspettando che la squadra venisse schiacciata, come se non fosse ovvio che questa sarebbe stata l’evoluzione del match: il tecnico granata tarda a sostituire uno stanco Zapata come un inutile Anjorin, e sceglie curiosamente di insistere su un portiere che colleziona una gaffe ad ogni match. Al di là delle sostituzioni e delle scelte singole, questa gara ci dice altro: quando si entra nell’agone, il Milan è una squadra unita che, al di là del quoziente tecnico, sa metter in campo la personalità necessaria ed andare oltre agli ostacoli, mentre il Torino è spaesato, assente, poco organizzato proprio quando il gioco si fa duro. Il simbolo di questo spaesamento è il terzo gol rossonero, arrivato mentre il Torino era in 10 perché non in grado di organizzare la sostituzione: da una parte una squadra che azzanna il momento topico, dall'altra una che è così ingenua da suicidarsi. In questo momento, siamo di fronte ad un tecnico che è un valore aggiunto, ed ad un altro che rischia di esser un peso che trascina a fondo il suo gruppo e la stagione, nel contesto di una società assente ed un clima rovente: i 4 punti che separano il Torino dalla zona rossa, in questa situazione, non possono lasciare tranquilli.
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.














