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Inter Como 4-0
, 6 Dicembre 2025

Inter-Como 4-0, Considerazioni Sparse


L'Inter domina in lungo e in largo contro un Como lontano parente di quello visto finora.

Nella serata in cui ci si aspetta la consacrazione del Como a candidata per le posizione europee, nel tempio del calcio più importante d'Italia, arriva invece una delle migliori prestazioni stagionali dell'Inter di Chivu, e probabilmente la peggiore possibile per la squadra di Fabregas. Per l'allenatore spagnolo, il match è assaggio di quello che sarebbe potuto essere il suo stadio, ed è conferma che i processi di crescita non sono immediati, ma hanno fisiologicamente bisogno di tempi lunghi, e di passare anche per serate come questa per arrivare a compimento. Per la squadra nerazzurra invece, è una dimostrazione di forza e consapevolezza del proprio ruolo nella corsa scudetto.

Le scelte di Chivu, che conferma Luis Henrique per la terza partita consecutiva e Zielinski come secondo play accanto a Calhanoglu, si rivelano decisive per portare la partita dal lato nerazzurro sin dai primissimi minuti: dopo trenta secondi Lautaro Martinez è già da solo davanti a Butez; una decina di minuti dopo, il vantaggio si concretizza. Nell'azione che porta al gol si manifestano tutti i pregi dell'Inter di stasera, che gioca il pallone costantemente di prima per annullare il pressing comasco, arriva - in questo modo - ad aprire voragini per gli esterni e le mezzali, e lo stesso Lautaro che fa sponda a centrocampo per far partire l'offensiva, la conclude dal centro dell'area di rigore dopo una corsa di 80 metri. Ma è soprattutto in fase difensiva che i nerazzurri fanno la differenza: la pressione sui giocatori del Como è asfissiante, le preventive sono sempre giuste, e i palloni recuperati diventano facilmente potenziali occasioni con imbucate lucide e precise che più volte "rischiano" di mettere un punto definitivo al match.

Dal canto suo, la squadra di Fabregas - che finora aveva perso solo un match, a Bologna, agli albori del campionato - non trova mai velocità né misure, non riesce a superare il pressing dell'Inter, e finisce per specchiarsi nelle proprie giocate senza mai trovare la via per la porta di Sommer. Nico Paz prova ad accendere la luce col suo immenso talento, ma gli spazi non ci sono, e solo verso la fine della prima frazione di gioco sembrano esserci segnali di risveglio, con l'Inter che allenta leggermente la pressione, rimanendo comunque in controllo. La sliding door dove può girare il match è una palla che Rodriguez mette benissimo sul secondo palo ad inizio ripresa, ma Douvikas - entrato al posto dell'infortunato e quasi abulico Morata - sbaglia a porta praticamente sguarnita.

È un sussulto importante nella partita, è il momento in cui il Como si risveglia dal torpore, e si ricorda di essere squadra, di saper giocare a calcio e di poterlo fare su ogni campo, ma rimarrà l'unico. Le velleità dei biancoblù vengono presto spente, infatti, dal rocambolesco gol di Marcus Thuram - forse fino a quel momento il meno brillante dei suoi - e dall'attenzione di Sommer sui tiri dalla distanza di Nico Paz e compagni, unici reali tentativi di andare in rete quando ormai il match si avvia verso i titoli di coda. Chivu cambia qualcosina a centrocampo per mantenere ordine e fiato, ma non c'è quasi necessità di dover reindirizzare i suoi, perché l'attenzione messa in campo nei novanti minuti è stata encomiabile e si è rivelata sufficiente per avere la meglio in ogni porzione di campo, certificando il dominio col terzo e quarto gol - a segno Calhanoglu e Carlos Augusto - e col settimo clean sheet stagionale.

L'Inter mette così in chiaro quali sono i reali valori, e lancia un chiaro segnale alle contendenti per il titolo. Chivu sembra aver trovato una quadra definitiva, e l'andamento altalenante di inizio stagione - a prescindere dalla sconfitta nel derby che fa narrazione a sé - sembra essere un ricordo lontano. Per il Como, invece, la lezione è fin troppo severa, l'approccio a San Siro è stato sì troppo morbido e quasi impaurito, ma il bagno di umiltà che arriva per gli uomini di Fabregas è quantomai propedeutico alla costante crescita a cui questo gruppo di ragazzini spavaldi ci ha abituato dalla prima giornata di questo campionato.

  • Danilo Cappella, classe 1988, tifoso del Napoli da prima di nascere.
    Calcio e scrittura le mie passioni più grandi, ma anche cinema e musica.

    Dopo Diego, ho creduto in una sola divinità, aveva la cresta e il 17 sulla schiena.

    Autore di un libro sulla passione di un tifoso partenopeo, a chi mi chiede quando mi passerà questa malattia, rispondo come farebbe Nick Hornby: "noi non supereremo mai questa fase".

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