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MLS Cup
, 5 Dicembre 2025

Guida alternativa alla finale di MLS Cup


Inter Miami contro Vancouver Whitecaps non è solo Messi contro Müller.

Poco più di 2 anni fa, parlando del derby di Los Angeles, scrivevamo di quanto la rivalità nota come El Trafico risultasse quasi del tutto inscindibile dal suo legame materiale con Los Angeles, terra dell’industria cinematografica di Hollywood. “Tutto quello che vi succede sembra uscito da una sceneggiatura, e i suoi rivolgimenti fanno pensare che se uno sceneggiatore la riscrivesse parola per parola, ci sembrerebbe troppo perfetta per essere realistica”.

Dalla contrapposizione cromatica perfetta, bianchi contro neri, alle strategie di mercato simili eppure lontane miglia – un po’ come i loro stadi, quello di LAFC nella downtown, quello dei Galaxy negli infiniti sobborghi – a quella che sembrava essere una battaglia intestina alla città degli Angeli per controllare il titolo di villain della MLS, la squadra più di tutte capace di assumere nei confronti dei tifosi del resto della MLS il ruolo di Golia contro cui tifare.

Potreste però esservene accorti, 2 giorni dopo l’uscita di quell’articolo Lionel Messi ufficializzava il suo passaggio all’Inter Miami, tramutando di fatto da un momento all’altro un inerme Davide – più per la generale incompetenza della franchigia che per scarse ambizioni – nel più possente dei Golia che, almeno teoricamente, la MLS avesse mai visto.

Prima ancora di vincere trofei – Miami ne avrebbe vinto uno quasi subito, alzando la Leagues Cup dopo una cavalcata esaltanteMiami si è trovata sulla schiena un gigantesco bersaglio, attraendosi le antipatie di tutti gli appassionati della lega. La dinamica è classica: il pubblico, di base, odia, o comunque guarda con sospetto, chi è più forte, e preferisce tifare per l’underdog. Certo, di solito il processo tramite cui ci si arriva è un po’ diverso: chi è più forte è chi vince di più.

In Germania il nemico pubblico numero 1 è il Bayern Monaco, negli Stati Uniti questo ruolo è stato assunto nel football americano Dallas Cowboys, poi dai New England Patriots e oggi dai Kansas City Chiefs: se vinci tanto, chi non ti tifa inizia a non sopportarti. Per Miami, la questione è ben diversa. È bastato l’arrivo di Messi, il giocatore di più alto profilo – quello più vicino al suo prime – arrivato nella lega, e per certi versi l’argentino stesso – e i suoi amici Alba, Suarez e Busquets – è diventato un gigantesco trofeo, il più ambito, la cui vittoria ha cristallizzato quelli della Florida nella figura dell’heel, i cattivi della compagnia.

Da un momento all’altro, con la squadra pur ancora ultima in classifica, Miami è diventata la squadra da battere: dall'inizio 2023 alla fine del 2025, lo sceneggiatore sta per scrivere il suo atto finale e, come per il derby losangelino, con un simbolismo tale che se la vedessimo veramente in un film ci sembrerebbe troppo perfetta.

Sabato 6 dicembre alle 20.30 italiane, al Chase Stadium di Fort Lauderdale, 40' di macchina da Miami, Inter Miami ospita i Vancouver Whitecaps nella 30° finale di MLS Cup, l’ultimo capitolo della stagione del calcio nordamericano. Quello che il resto del mondo sa di questa partita è molto semplice: sarà Lionel Messi contro Thomas Müller, 11 anni dopo la notte del Maracanà che laureò il tedesco campione del mondo. I più avvezzi in geografia potrebbero notare la distanza – Miami e Vancouver sono i due antipodi geografici del territorio coperto dalla MLS – e la differenza climatica tra le due. Ma la storia di queste squadre è più profonda e interessante di quello che le copertine potrebbero lasciare intendere.

Il rispetto dovuto a chi è ospite impone di partire coi Vancouver Whitecaps, l’immagine speculare di Miami per generale approccio alla costruzione della squadra, al modo di stare in campo e alle circostanze extra-campo che ne accompagnano il percorso. Se la dimensione di un Golia è data anche dal confronto diretto con il suo Davide, quello del 6 dicembre sarà però tutt’altro che uno scontro impari.

Anzi, sarebbe possibile, se ci si basasse solo sui precedenti del 2025, sostenere che sia Vancouver la favorita: negli unici incontri tra le due squadre di quest’anno, i Whitecaps hanno vinto sia l’andata che il ritorno della semifinale di CONCACAF Champions League.

Nel ritorno in Florida, dopo il 2-0 dell’andata, Vancouver vince anche fuori casa 1-3.

Ha senso partire proprio dalla Concachampions per capire il tipo di stagione che hanno avuto i Whitecaps, a dispetto della sconfitta in finale per mano del Cruz Azul. La strada che ha portato Vancouver a quella sconfitta è stata asfaltata di traguardi storici, come l’eliminazione di non uno ma due giganti del calcio messicano, Monterrey e Pumas, entrambe ottenute nella maniera più difficile - senza vincere la partita in casa, dove di solito le squadre MLS costruiscono i successi continentali (prima degli Whitecaps questa impresa era riuscita solo una volta nella storia: loro ci sono riusciti due volte in un mese).

Vancouver ci è riuscita facendo l’impresa forse ancora più notevole di dominare anche nella stagione regolare di MLS: l’impegno continentale ha spesso limitato il percorso in campionato delle squadre arrivate fino in fondo, mantenendo un’invidiabile ritmo da oltre 2 punti a partita nelle prime 15 gare stagionali.

Vancouver è riuscita a fare tutto questo nonostante le premesse fossero poco ben auguranti: un infortunio a inizio stagione ha di fatto deragliato l’intera annata di Ryan Gauld, autore di due stagioni consecutive in doppia doppia di gol e assist, quest’anno costretto a neanche 500' tra tutte le competizioni.

Fuori dal campo, la proprietà dei Whitecaps aveva annunciato di stare esplorando una vendita del club: si era paventata una possibile rilocazione negli Stati Uniti ma poi, anche grazie alla risposta della squadra e dei tifosi, è stata trasformata in una più semplice ricerca di “un nuovo partner, con anzi l’annuncio di voler costruire uno stadio di proprietà per la franchigia. La separazione in panchina con Vanni Sartini lasciava la franchigia in un vuoto tecnico dopo quella che era stata l’era di maggiore successo nella storia in MLS del club, con 3 titoli consecutivi nel Canadian Championship, e con il suo sostituto assunto ufficialmente solo a metà gennaio 2025, a un mese scarso dall’inizio delle partite ufficiali.

Jesper Sørensen, però, si è rivelato più di una sostituzione improvvisata, implementando uno stile di gioco ambizioso, coraggioso e totalizzante. Continuando a costruire sull’ottima base di Sartini, capace di ridare competitività alla squadra ma fermatosi sempre al primo turno dei playoff MLS, Sørensen ha reso i Whitecaps una corazzata, capaci di contendere per la testa della Western Conference fino all’ultima giornata e di avanzare fino alla MLS Cup laddove prima la squadra non aveva mai superato i quarti di finale.

A cristallizzare la grandezza di questa squadra, oltre che il 4° Canadian Championship consecutivo, la semifinale di Conference contro l’altra grande favorita dell’ovest, Los Angeles FC. La sfida è stata elettrizzante: Vancouver ha dominato fino al 2-0, subito la rimonta di Son Heung-min, autore di un incredibile gol su punizione, resistito nei supplementari in 10 uomini – dopo l’espulsione del migliore difensore della MLS 2025, Tristan Blackmon – e poi vinto nella lotteria dei rigori.

Un instant classic nella storia dei playoff MLS

In questo scenario, l’arrivo di un fenomeno come Thomas Müller non è l’architrave su cui si costruiscono i successi della squadra, ma un premio e certificazione del successo del progetto tecnico a guida danese. Nei mesi precedenti, il Bayern Monaco aveva spinto affinché Müller firmasse con LAFC, club partner dei bavaresi, una decisione spinta da motivazioni di marketing più che da un fit tecnico. Il tedesco però ha imposto la sua voglia di giocare in un contesto stimolante, ed è stato lui tramite il suo agente ad offrirsi ai Whitecaps, che lo hanno acquistato solo dopo una chiamata tra Müller e Sørensen su come il tedesco potesse inserirsi all’interno del sistema di Vancouver.

I Whitecaps erano una favorita per la MLS Cup già prima dell’arrivo di Müller, che ha solo amplificato la pericolosità di questo gruppo nel momento chiave della stagione, con Raumdeuter che ha contribuito tanto anche a livello di gol, ma ha dato tanto anche come leader – e già capitano – del gruppo.

Vancouver è arrivata alla finale di MLS Cup valorizzando giocatori tenuti altrove in scarsa considerazione, recuperandone altri che all’estero avevano avuto difficoltà o a cui non era mai stata data la possibilità di essere pedine chiave di squadre MLS. La storia di maggior successo è quella di Sebastian Berhalter, acquistato nel 2022 via trade per l’equivalente MLS di un pacchetto di noccioline – i $50k in spazio salariale investiti da Vancouver sono il quantitativo minimo di asset legalmente utilizzabili in uno scambio – e diventato un elemento fondamentale nella cintura di centrocampo col nazionale paraguayano Andres Cubas.

L’aspetto più impressionante del suo gioco è la capacità balistica: responsabile di tutti i calci piazzati di Vancouver, Berhalter ha portato questa caratteristica anche in quella nazionale fino allo scorso anno allenata dal padre Gregg, il cui successore Pochettino non sembra più in grado di farne a meno. Basti vedere la rete contro l’Uruguay, sua personale imitazione della celebre punizione di Toni Kroos contro la Svezia ai mondiali 2018.

Berhalter è anche altro: un centrocampista che tocca tanti palloni e li fa progredire velocemente, un passaggio fondamentale di molte costruzioni dal basso degli uomini di Sørensen, difensivamente solido e con un grande motore.

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Fonte: best11scouting. Dati: Wyscout

Berhalter non è l’unico né il primo giocatore relativamente giovane – classe 2001 – ad essere valorizzato e premiato dal lavoro di Sørensen: altri nomi da appuntarsi sono il nazionale canadese Ali Ahmed, l’esterno 2003 colombiano Edier Ocampo, il 2005 statunitense Tate Johnson (15° scelta nell’ultimo draft MLS), due prodotti del vivaio di Toronto mai veramente capiti in Ontario (Jayden Nelson e Ralph Priso).

Vancouver è una delle squadre in MLS che hanno impiegato più giocatori in questa stagione (32!), mantenendo la 3° età media più bassa della MLS - 26.3 anni, aggiustata per i minuti giocati.

Allo spettro esattamente opposto di questa lista, invece, siede Inter Miami, con i suoi 29.7 anni di media – queste due sono agli opposti non soltanto per la distanza chilometrica che le separa. 7 mesi fa Miami perdeva in casa la semifinale di ritorno di Concachampions contro Vancouver, ma rispetto a quel giorno il gruppo di Mascherano è stato pesantemente cambiato.

Senza questi aggiustamenti, sarebbe stato difficile immaginare una Inter Miami pronta ad ospitare la finale per l’anello, anche con la forma trascinante che Lionel Messi ha messo in campo questa stagione – 29 gol e 19 assist in stagione regolare, 6 gol e 7 assist nelle 5 partite di playoff (nuovo record di gol+assist per la post-season MLS).

Dall’arrivo del fenomenale argentino, Miami si è fatta notare per il quantitativo di denaro investito in trasferimenti e contratti, sfruttando al massimo i margini offerti dal salary cap MLS e ogni meccanismo a disposizione. Un esempio? La U22 Initiative, un’iniziativa della MLS che permette di acquistare giocatori senza che il prezzo del cartellino pesi sul cap di squadra, sfruttata per portare giovani sudamericani attratti dall’opzione di giocare con Messi.

Se il paraguayano Diego Gomez, ora al Brighton, è stato un successo, altri acquisti come il centrale Tomas Aviles – protagonista in negativo dell’eliminazione dai playoff dello scorso anno per mano di Atlanta – e il centrocampista Federico Redondo – in campo nella semifinale di ritorno contro Vancouver – hanno deluso pesantemente: il successo di Mascherano nel ridurre il loro minutaggio ha permesso alla squadra di trovare più coesione.

Alla stessa maniera, per gran parte della stagione, il titolare in porta è stato il quasi quarantenne Oscar Ustari, senza mezzi termini uno dei peggiori della MLS 2025 (3° peggiore per gol concessi rispetto agli xG affrontati secondo il modello di American Soccer Analysis, 40 gol subiti a fronte di 34.46 PSxG).

Da fine ottobre, il suo posto è stato preso dall’argentino-statunitense Rocco Rios Novo, che ha dato ben altra solidità alla porta, dando forma al miglior pacchetto difensivo dei playoff. La coppia centrale è formata da Maxi Falcon e dal prodotto del vivaio naturalizzato greco Noah Allen.

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Vediamo se riuscite ad identificare quando Ustari ha ceduto il posto a Rios Novo...

E a proposito di punti di forza, per quel che riguarda questi playoff è certamente opportuno menzionare colui che, navigando ai bordi della sfera di influenza di Messi, si sta per prendere un record nella storia della MLS. La stagione di Tadeo Allende, ventiseienne arrivato in prestito dal Celta Vigo, è stata soddisfacente (11 reti in stagione regolare), ma alcuni suoi errori grossolani sotto porta hanno portato la parte più rumorosa su internet della fanbase della franchigia della Florida a rivolgersi nei suoi confronti con grossomodo gli stessi toni che Carlo Zampa riservava a Julio Baptista.

I playoff hanno invertito completamente la discussione: Allende arriva alla finale con 8 gol, pareggiando il record appartenente a Carlos “Pescadito” Ruiz nella cavalcata vincente del 2002 con i Los Angeles Galaxy. Punto focale di questi otto gol la tripletta col NYCFC nella finale di conference: l’ex Celta ha segnato le due reti che hanno aperto la partita, tenendosi l'ultima marcatura per il garbage time con cui Miami ha arrotondato il risultato.

La tripletta di Allende è notevole: non è stata aiutata da alcun assist di Messi, che contro i newyorchesi si è potuto limitare a un solo assist e 0 gol. In questo senso, la chiave per comprendere cosa ha permesso a Miami di diventare uno schiacciasassi nelle ultime 3 partite – vinte con un margine di 13-1 – a prescindere da Leo, sta in quanto successo nella sconfitta in Gara 2 del primo turno dei playoff a Nashville.

Al 70', Luis Suarez scalcia l’honduregno Andy Najar, che cade a terra dolorante. Il fallo non viene punito neanche con un cartellino giallo, ma ex post la MLS decide di sospendere l’uruguaiano per una partita, la decisiva Gara 3.

Per sopperire alla mancanza del suo centravanti, Javier Mascherano prova una conformazione nuova per Inter Miami, già ben conosciuta a chi ha seguito gli ultimi vent’anni di calcio mondiale: Lionel Messi viene spostato al centro, affiancato a destra da Allende e a sinistra dal classe 2006 Mateo Silvetti. Recentemente tornato dal mondiale U20 con l’Argentina, l’ex Newell’s Old Boys - ultimo dei costosi investimenti di Inter Miami in Argentina - trova un’intesa spettacolare col suo idolo: ecco il perfetto scudiero per la cavalcata ai playoff.

Dopo la vittoria 4-0 contro Nashville, in cui Silvetti serve a Messi un assist, nella semifinale di conference contro Cincinnati, Mascherano ha preso la decisione forte e pesante di mantenere Suarez in panchina nonostante avesse scontato la squalifica. Risultato? Silvetti combina con Messi per la rete del vantaggio in uno scambio che non sarebbe stato possibile con la presenza del Pistolero a ingolfare l’area di rigore.

Il gol con cui Silvetti è ufficialmente entrato nelle grazie di Messi.

Quando è stato annunciato sulla panchina di Inter Miami, le recensioni di Mascherano erano tutt’altro che esaltanti. Come CT delle nazionali argentine U20 e U23 ha ottenuto risultati altalenanti se non negativi: la sua assunzione sembrava guidata esclusivamente dall’amicizia con Messi.

La prima parte di stagione ha visto risultati positivi, ma alla fine un canovaccio simile a quello visto con il Tata Martino: squadra con un talento medio troppo superiore alla media, ma la cui somma risultava quasi sempre essere meno dei singoli addendi. Nonostante la bella figura al mondiale per club, Miami ha mostrato fragilità enormi sul palcoscenico mondiale: l’eliminazione in semifinale di Concachampions contro Vancouver è arrivata dopo due prestazioni preoccupanti.

Dall’arrivo di Messi, Inter Miami, nonostante sia quasi sempre riuscita a segnare un gol in più dell’avversaria, è stata riconoscibile anche per i blackout difensivi, la capacità di spegnersi da un momento all’altro e il concedere transizioni difensive. Ma alla fine, Javier Mascherano è riuscito a trovare il modo di coprire alcuni di questi enormi buchi, prendendo decisioni pesanti.

Panchinare Luis Suarez in questi playoff per far giocare Silvetti, ma anche rinunciare a Ustari, o a Federico Redondo, preferendogli spesso l’italiano Yannick Bright, 15° scelta del Draft MLS 2024, sono scelte che sarebbe stato auspicabile vedere prima, ma che non sono meno pesanti in un ambiente in cui si ragiona molto sulla base di connessioni precedenti e amicizie storiche piuttosto che seguendo un approccio più olistico – da quest’anno il GM è Guillermo Hoyos, primo allenatore di Messi a Barcellona con una carriera, fuori dalla Masia, senza particolari successi.

Alla fine dei conti, la finale di MLS Cup sarà soprattutto lo scontro tra due grandi squadre. Due gruppi con approcci speculari alla costruzione del roster, alla gestione del salary cap e alla suddivisione delle risorse economiche. Soprattutto, approcci diversi al ruolo della leadership e alla codificazione di un sistema di gioco. La conclusione, però, è la stessa: diventare, nel momento chiave, ingiocabili per il resto della MLS, stabilire un dominio quasi inscalfibile e conquistarsi la finale con margine.

Inter Miami e Vancouver Whitecaps sono le squadre MLS che quest’anno hanno giocato più partite in tutte le competizioni – 58 e 57 – eppure, nonostante il salary cap e le dimensioni roster siano uguali per tutte, queste due hanno saputo arrivare in fondo mantenendo un livello atletico fuori scala.

A livello di monte stipendi totale, Inter Miami spende quasi $20 mln più delle altre: se si aggiusta il conteggio per ridimensionare l’impatto sproporzionato dei Designated Players, contandone non lo stipendio ma il loro impatto salariale sul cap ($745 mila dollari), sia Vancouver che Miami spiccano solo relativamente.

Ovviamente è difficile per la MLS, soprattutto da un punto di vista di marketing, non farsi attirare da questo cocktail esplosivo in un momento così decisivo della sua traiettoria. Pur con tutti i grandi nomi passati, è ragionevole dire che Messi e Müller siano i due nomi più grossi mai passati per la lega: per una coincidenza che sembra disegnata dagli uffici della MLS, i due avranno modo di sfidarsi nella finale per il titolo alla prima occasione buona.

Tutto questo a sei mesi dal mondiale 2026, a un anno e mezzo dall'annunciato cambio di calendario, e poche settimane dopo la ridefinizione dell’accordo per i diritti televisivi con Apple, che aumenterà la visibilità della lega spostandone la trasmissione sul servizio streaming di Apple TV, a un giorno da distanza dal sorteggio dei gironi del mondiale, entrambi eventi in diretta su Fox.

Se questa finale sarà un successo a livello mediatico, volente o nolente, una gran parte del motivo sarà per il potere attrattivo di questi due fenomeni che ha portato la gente a connettersi sull’evento. Ma se poi dal livello superficiale, da ciò che ci fa premere il telecomando, si vuole andare oltre, si vuole raggiungere la profondità, bisogna concentrarsi anche su ciò che gira intorno a queste due leggende.

“So che Apple TV si augura che io dica delle frasi minacciose o qualcosa del genere” ha dichiarato Müller dopo la vittoria contro San Diego, “ma io mi diverto a vederlo giocare [Messi, ndr] e credo che Miami sia una squadra molto forte”. Perfettamente consapevole di come funzionano certi meccanismi, Müller ha comunque cercato, il più velocemente possibile, di spostare l’attenzione di quella che sarà la finale più attesa nella storia della MLS – anche a giudicare dal tipo di produzione che la lega sta cercando di mettere in piedi – dai singoli ai collettivi.

I Whitecaps sono stati così dominanti anche senza Müller; Inter Miami è stata molto peggiore di questa anche col miglior Messi possibile. L'approccio - facile dirlo quando a proporlo è un personaggio così vincente come il tedesco - è quello giusto: la MLS, non più una lega da cimitero di elefanti, è un campionato di progetti tecnici interessanti, squadre sempre più profonde e talentuose anche al di fuori dei propri DP. E nessuno, nella MLS del 2025, ha esemplificato questa lezione come Inter Miami e – soprattutto – Vancouver Whitecaps, meritati finalisti di una partita che si spera esaltante.

  • Nasce nel 1999 in onore della canzone di Charli XCX e Troye Sivan. Nella sua mente ha scritto un libro su Chris Wondolowski, ma in verità usa quel tempo ascoltando Carly Rae Jepsen e soffrendo dietro a Green Bay Packers e Seattle Mariners

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