
Napoli-Cagliari 1-1 (9-8 d.c.r.), Considerazioni Sparse
Sono serviti i rigori a un Napoli rimaneggiato per aver la meglio di un Cagliari fiero e capace di giocare alla pari.
Napoli-Cagliari inizia con il doveroso omaggio, sotto forma di minuto di silenzio, alla leggenda dello sport italiano Nicola Pietrangeli. È curioso e particolare che il mondo del calcio tributi l'ultimo saluto al grande tennista che ha legato una grossa fetta della sua leggenda alla Coppa Davis, proprio con una delle gare di Coppa Italia: come la principale competizione a squadre del tennis, anche la coppa nazionale infatti vive in bilico tra la sua gloria nominale e una sorta di subalternità a cui il mondo moderno sembra averla ormai relegata. E così, proprio come la Davis, la Coppa Italia da fuori sembra più una scocciatura che altro, che in tanti sembrano volersi togliere dai piedi al più presto, fino a quando poi ti ritrovi in ballo nelle battute finali, là dove tutto diventa divertente. Ma che fatica, arrivare a quel punto
Questa sorta di snobismo verso una competizione ormai passata in secondo piano si vede già dai protagonisti in campo: la lettura delle formazioni è un pendolo di emozioni, pari solo alla lettura dei partecipanti del prossimo festival di Sanremo, che oscilla dal "e mo questo chi è?" al "ma cosa, questo è ancora in circolazione?". Un'altalena che non risparmia nessuna delle due squadre: che sia per le più probanti sfide di campionato in chiave salvezza o lotta al vertice, o anche in ottica preservazione da ulteriori infortuni quelle che sono rose già provate in tal senso, sia Pisacane che Conte attingono a risorse finora un po' ai margini: lato Cagliari si rivede il redivivo Pavoletti e il giovane Kilçsoy di cui tanto bene si era parlato questa estate, nel Napoli spazio a Vergara (nell'inedita posizione di mediano) e Ambrosino alle spalle del redivivo Lucca. Di queste "nuove proposte", chi ruba maggiormente l'occhio è proprio Vergara: il trequartista proveniente da Frattaminore che l'anno scorso aveva ben impressionato in B con la Reggiana, pur in un ruolo non suo si disimpegna bene e senza timori riverenziali sotto gli occhi del Maradona, mostrando buoni spunti tecnici e confezionando un pregevole assist che Lucca trasforma nell'1-0 azzurro. La sua partita termina, ma non è una novità in casa Napoli, con un infortunio.
L'infortunio di Vergara, ma soprattutto il pareggio del Cagliari, arrivato dopo che Pisacane è ricorso all'artiglieria pesante chiamando in campo i titolarissimi Borrelli ed Esposito, spinge Conte ad emulare le mosse del suo collega, facendo entrare Højlund, McTominay, Neres e Lang e schierando i suoi con un pirotecnico 3-2-5 con Elmas e proprio lo scozzese in mediana. L'assalto all'arma bianca è tale nei propositi su carta, meno per quanto si vede sul campo, traducendosi infatti in sole due occasioni pericolose, firmate McTominay e Neres, prontamente neutralizzate da Caprile senza nemmeno scomporsi troppo. Il match, quindi, si trascina stancamente verso il suo epilogo più scontato: i tiri di rigore.
Un epilogo, quello dagli undici metri, che il Cagliari ha meritato nei primi 90 minuti: il rossoblù, dopo aver sofferto la freschezza e la voglia di mettersi in mostra delle seconde linee partenopee, nel secondo tempo trovano spazi e soprattutto incisività, con Esposito e Borrelli che sono attaccanti d'altra pasta rispetto al troppo acerbo Kilçsoy e al troppo maturo Pavoletti. Il gol arriva dopo che il Cagliari si era già fatto avanti prepotentemente dalle parti di Milinkovic-Savic. Dopodiché entrambe le squadre si assestano sull'equilibrio creatosi, con quelli in campo che sembrano pedine ordinate su una scacchiera, manovrate da giocatori più attenti a non offrire brecce agli avversari che a fare la mossa decisiva per catturare il re.
Ai rigori, giunti fino alla nona serie, le squadre lottano fino all'ultimo: diversi sono stati i tiri dal dischetto eseguiti in maniera magistrale, tanto da non dare scampo ai malcapitati portieri chiamati a difendere la propria porta. La sfida si è decisa quindi sui dettagli: da un lato Luvumbo, lasciato per ultimo a tirare nonostante sia un attaccante, si fa ipnotizzare da Milinkovic-Savic (fino ad allora meglio come rigorista che come para-rigori); dall'altro Buongiorno non si fa intimorire da Caprile, realizzando il suo tiro e regalando al Napoli un passaggio del turno sudatissimo, per certi versi insperato (visto anche lo storico negativo in Coppa Italia del Napoli negli ultimi anni), ma in fin dei conti meritato sul campo.
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.














