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Roma Napoli Neres
, 1 Dicembre 2025

Roma-Napoli 0-1, Considerazioni sparse


Il Napoli esce dalla crisi in cui era incappato dopo l'infortunio di De Bruyne, imponendosi anche all'Olimpico contro la capolista Roma.

La sfida dell'Olimpico tra Roma e Napoli era la più attesa della giornata, anche alla luce dei risultati delle gare precedenti, in cui tutti i pronostici sono stati rispettati e le big hanno fatto tutte bottino pieno: da un lato la Roma capolista di Gasperini alla ricerca di conferme, per far sì che le ambizioni di scudetto non restino il più classico sogno di una notte di mezza estate, dall'altro i partenopei di Conte, alla ricerca del terzo indizio dopo Atalanta e Qarabag che diventerebbe prova di una salute ritrovata dopo l'ennesimo cambio di pelle operato dal tecnico leccese alla sua creatura.

Giova infatti ricordare di come Conte, nonostante la fama di fondamentalista armato di fede incrollabile nei suoi principi, durante la sua esperienza partenopea abbia dovuto dar sfoggio di tutta la sua intelligenza calcistica per operare più di un ritocco alla sua squadra, alla ricerca della messa a punto ideale. Se il Napoli, minato nelle sue certezze dagli infortuni della coppia belga Lukaku-De Bruyne, ha finito nell'ultimo mese per perdere giri nel motore incappando in pericolosi testa-coda, va riconosciuta al tecnico la capacità di stracciare tutti i piani minuziosamente preparati in estate per ridisegnare l'assetto del suo undici titolare, anche a costo di sacrifici impensabili fino a poco tempo fa (vedasi Politano scivolato in panchina per tre gare consecutive, un unicum da quando Conte si è insediato a Napoli). Se l'innesto di Beukema e il conseguente passaggio alla difesa a tre hanno stabilizzato la tenuta della squadra nel cuore del campo, l'innesto di Neres e Lang ha dato finalmente la scintilla giusta per innescare le efficaci combinazioni offensive necessarie per portare a casa le partite.

Ritrovata la giusta verve, per il Napoli diventa quasi facile accettare la gara di duelli a tutto campo impostata da Gasperini, maestro riconosciuto in questo tipo di partite, e addirittura surclassare gli avversari in maglia giallorossa: il continuo movimento di Neres, ancora una volta migliore in campo, e di Lang hanno infatti mandato in confusione Hermoso e Mancini, non sempre ben supportati dagli esterni prontamente aggrediti dai ritrovati Olivera e Di Lorenzo. Questi ultimi nello specifico sono apparsi maggiormente a loro agio con questo assetto, che permette loro di più supporto in fase difensiva, coperti come sono nelle loro incursioni dai braccetti Beukema e Buongiorno. La solita, grande prestazione di Rrahmani, spesso sottovalutato eppure ingrediente fondamentale della fase difensiva degli ultimi due scudetti partenopei, a prescindere dal compagno di reparto, ha finito poi per rendere inoffensiva la Roma: né Ferguson, né il suo sostituto Baldanzi infatti sono riusciti a rappresentare una vera e propria minaccia.

È stata, insomma, una gara vinta con atletismo, concentrazione, probabilmente anche con la giusta malizia, necessaria per non soccombere negli scontri al vertice. In questo senso, la Roma si è mostrata d'improvviso timida, bloccata dalle sue paure e frenata nelle gambe quando la posta in palio si fa pesante: l'ennesimo scontro diretto perso dai giallorossi, dopo quelli contro Milan e Inter, spesso con diverse similitudini tra loro, non può essere un caso. Certo, Roma non è stata costruita in un giorno, e di certo neppure la Roma può esserlo: il torneo fin qui disputato dai capitolini resta di altissimo livello, e continuare a lavorare sul solco tracciato fin qui da Gasperini può soltanto essere una buona idea.

Se nel primo tempo, infatti, la Roma è stata in balia del Napoli, nella seconda frazione la Roma è pian piano tornata in partita, grazie anche agli innesti di Bailey, capace di spezzare gli equilibri grazie alle sue accelerazioni, e con Dybala cui è bastato un pallone ben giocato per mettere Baldanzi a tu per tu con Milinkovic-Savic, prodottosi però in una parata salva risultato. Piccole gemme in una gara che intanto si era spezzettata, resa macchinosa dai frequenti errori di misura nei passaggi in mezzo al campo e dai continui falli (da una parte e dall'altra) che hanno finito per rallentare la circolazione del pallone. Una situazione perfetta per il Napoli, che a difendersi nella guerriglia si trova a suo agio come un vietcong nella giungla fangosa del sud-est asiatico, che gli azzurri hanno saputo creare ad hoc e che i giallorossi non hanno avuto la forza, mentale innanzitutto, di cambiare affinché l'inerzia potesse volgere a loro favore.

  • Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie.
    Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

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