
Juventus-Cagliari 2-1, Considerazioni Sparse
Dopo 26 minuti sterili e culminati con lo svantaggio, la Juventus si rianima trascinata da Yildiz.
Dopo il faticoso successo di Champions in Norvegia, la Juventus vince nuovamente (era dall'accoppiata di Halloween contro Udinese e Cremonese che non coglieva due successi di fila), pur senza mostrarsi davvero in piena via di guarigione, e non senza spaventi per mani di un Cagliari dal buon approccio, ma davvero troppo in imbarazzo con la palla tra i piedi. Il vantaggio a sorpresa cagliaritano dura il tempo di un respiro, mentre ci pensa Kenan Yildiz a guidare i bianconeri fuori dal pantano con una prova da "10" di altri tempi.
Il blocco basso con cui il Cagliari si presenta allo Stadium è di quelli all'apparenza perfetti per far impazzire una squadra come la Juventus, sempre troppo poco fluida e mai abbastanza veloce nelle sue fasi di possesso. Spalletti nel primo tempo richiama continuamente i suoi centrali difensivi per entrare in guida dentro il campo, con la speranza di smuovere la trincea cagliaritana; ma i bianconeri sono quasi ossessivamente attratti dalla ricerca del corridoio centrale, sperando nell'appoggio - o di profondità - di Vlahovic (uscito per infortunio alla mezz'ora). Indice di poca fiducia nella gestione della palla, e fattore che nella prima fase di gara finisce per tarpare le ali a Yildiz e Conceiçao (due che, in misura diversa, saranno protagonisti sui 90 minuti).
Le sgroppate di Marco Palestra, fondamentale nell'azione del momentaneo, brevissimo vantaggio del Cagliari, sono uno dei pochi fattori in favore dei sardi insieme alle - brevi - fiammate di Esposito. Il mismatch atletico (e tecnico) tra l'esterno di scuola atalantina e Kostic è irrimediabile e lo resterà per tutta la gara, anche dopo il cambio di spartito messo in atto dalla Juventus. Dominante sul piano quantitativo e quantitativo, capace di dare quel cambio di passo e di intensità a un Cagliari mai troppo brillante in possesso palla, Palestra allo Stadium resta una spina nel fianco costante per i padroni di casa. E se lo tenessimo in caldo per certi spareggi?
Paradossalmente, il gol trovato rilassa il Cagliari e sveglia i bianconeri, svelti a ritrovare il pari mentre i rossoblù ancora si stavano riavendo dall'esultanza del vantaggio cucinato proprio da Palestra e firmato da Sebastiano Esposito. Basta un frangente, un piccolo calo di tensione, nel quale si allenta il sistema di scalate e scivolamenti pensato da Pisacane per saturare la propria zona centrale, per far salire in cattedra Yildiz e fargli prendere il controllo proprio di quei mezzi spazi che il Cagliari sembrava ben in grado di occupare. L'uno-due che il turco rifila agli ospiti entro l'intervallo sposta l'inerzia della partita e vale come una, seppur dosata, iniezione di adrenalina. Nella ripresa, agli ospiti paiono mancare i mezzi e la forza per riacciuffare la partita, mentre la Juve, pur trovando modo di produrre palle gol davanti, pecca di lucidità e incisività nell'ultimo terzo.
A tal proposito, viene da chiedersi cosa sarebbe Conceiçao se avesse nel suo bagaglio tecnico anche il tiro, o perfino solo se calciasse con un po' più di tempismo verso lo specchio avversario. Soprattutto nella ripresa, quando i bianconeri sono entrati maggiormente in controllo e hanno con più facilità fatto saltare il blocco degli ospiti, il portoghese è stato spesso e volentieri il grimaldello in ampiezza della Juve, grazie alla sua facilità di far secco sempre il primo avversario chiamato a contrastarlo. Nell'arco della gara, Conceiçao cumula 0.99 xG e 0.43 xGOT dai suoi tentativi: indice di una grande produzione offensiva sul piano quantitativo, ma i suoi sette tiri hanno più il retrogusto di occasioni fallite che di bravura - sua e dei suoi oppositori.
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