
Una Fenice pronta a volare
Il ricambio di Nagelsmann rimetterà la Germania al centro del dibattito per i Mondiali 2026.
10 settembre 2023. La Germania ha perso 1-4 in amichevole contro il Giappone. Per il calcio tedesco non è un bel momento: la selezione, dopo il successo di Brasile 2014, è uscita ai gironi nei successivi due Mondiali (Russia 2018 e Qatar 2022) e ha deluso all’ultimo Europeo (fuori agli ottavi per mano dell’Inghilterra, sconfitta che segna la fine della gestione Löw).
I vertici della federazione optano dunque per un cambio in panchina: Hansi Flick, diventato CT circa due anni prima, viene sollevato dall’incarico. L’ex condottiero del Bayern Monaco del Sextuplete era entrato nella storia per la miglior partenza di un allenatore alla guida della Germania (7 vittorie nelle prime 7 gare), salvo conoscere un crollo graduale ma evidente nei risultati.
Come suo successore, 12 giorni più tardi, viene scelto Julian Nagelsmann: l'allora 36enne di Landsberg am Lech è libero dopo la complessa esperienza al Bayern Monaco e firma un contratto fino all’Europeo 2024, che si svolgerà proprio in Germania.
Ricambio a metà
Poco più di due anni dopo, la Germania sembra aver ritrovato la sua strada: a Euro 2024 la Mannschaft domina il girone ed elimina la Danimarca agli ottavi, per poi cadere ai supplementari per mano della Spagna in una partita decisa sul filo di lana e contestata dai tedeschi per un fallo di mano in area di Cucurella non concesso da Taylor. In Nations League, dopo aver rischiato la retrocessione nella precedente edizione, la Germania chiude con un buon quarto posto, venendo eliminata in semifinale dal Portogallo futuro vincitore.
Anche il girone di qualificazione per il Mondiale 2026 si conclude senza troppi problemi: con 5 vittorie e 1 sconfitta (2-0 in casa della Slovacchia) la Germania vince il gruppo, staccando il pass per l'estate in direzione Stati Uniti/Canada/Messico. Proprio la terra americana potrebbe essere l’ultima possibilità per almeno qualcuno tra 5 senatori della selezione tedesca: Thomas Müller, Joshua Kimmich, Antonio Rüdiger, Ilkay Gündoğan e Marc-Andrè ter Stegen.
Tra questi, la situazione del portiere del Barcellona è la più delicata: in un primo momento, l’estremo difensore si era detto deluso dal comportamento di Nagelsmann, che gli aveva preferito per l'ennesima volta Neuer; col ritiro del più grande sweeper keeper della storia del calcio dalla nazionale, è stato il CT a mandare un segnale al portiere, consigliando a ter Stegen di andare a giocare anche lontano da Barcellona - Flick gli ha preferito quasi sempre, nelle ultime due stagioni, Szczęsny o Joan Garcia, per potersi riconquistare un posto in nazionale.
Se Müller ha già perso il posto da protagonista assoluto, date le sole 8 presenze da quando l’allenatore è l’ex Lipsia (un giocatore del genere, specie se integro fisicamente e con un minutaggio previsto assai limitato, può sempre ancora decisivo), e Gündoğan sta pian piano cedendo il suo, altrettanto non si può dire per Kimmich e Rüdiger. I due sono veri e propri pilastri dell’11 titolare: il mediano del Bayern è il secondo giocatore fin qui più utilizzato da Nagelsmann (26 gare), il centrale del Madrid è il 4° con 19 gettoni.
Il più presente, tuttavia, non è uno dei volti del gruppo storico: Florian Wirtz, trasferitosi nell'estate 2025 al Liverpool, è il faro tecnico della selezione e l’uomo simbolo della nuova era della nazionale. Il passaggio generazionale però è tutt’altro che netto e già radicato: Nagelsmann ha scelto di andarci coi piedi di piombo, preferendo un approccio calmo e graduale: nel suo 4-2-3-1, il cuore della squadra (centrali, mediani e trequartista) è costituito da giocatori esperti e navigati - Rüdiger, Tah, Andrich, Goretzka, e Gündoğan: età media, nell’estate 2026, sui 33 anni, aggiungendoci Kimmich (31) e uno tra Baumann (36) e Ter Stegen (34).
Il reparto offensivo è ricco di giocatori in rampa di lancio e pronti a consacrarsi nel grande calcio: Wirtz, Musiala, Havertz, Woltemade. Proprio quest’ultimo sembra aver risolto un problema che affliggeva la Germania da qualche anno: post Mario Gomez, la nazionale tedesca non ha più trovato un vero e proprio 9 di livello, ricorrendo addirittura, negli ultimi 3 anni, a Niclas Füllkrug: l'attaccante, oggi in forza al West Ham, nonostante le 14 reti in 24 presenze, non si è mai rivelato troppo adeguato al gioco di Flick prima e Nagelsmann poi nel corso degli interi 90' di una gara, riciclandosi come riserva di lusso più che come punta titolare.
Le caratteristiche di Woltemade sono invece quelle che meglio aderiscono alle richieste del CT: classe 2002 molto alto, efficace soprattutto quando funge da regista offensivo, risulta l’uomo ideale sia per attaccare la profondità e lo spazio che per dialogare con i compagni. Il Gigante di Brema - così era soprannominato al Werder - è ricoperto spesso di elogi dallo stesso Nagelsmann: “È diventato rapidamente titolare da noi dopo la finale con l’Under 21, un salto importante. Il suo sviluppo è stato molto positivo. Trasferirsi in un altro paese, dove si gioca uno stile di calcio diverso, non è mai del tutto facile. Ha già segnato diverse volte, si sente a suo agio.” Una vera e propria investitura.
Un altro giocatore che si sta ritagliando uno spazio importante nel Bayern e che a brevissimo diventerà un pilastro anche della nazionale, in attesa del pieno recupero di Musiala al centro della trequarti, è Aleksandar Pavlovic: classe 2004, ha esordito a Monaco già nel 2023, lanciato proprio da Nagelsmann. Spesso impiegato come play davanti alla difesa, il bavarese ha sorpreso tanti addetti ai lavori non solo per la sua visione di gioco, ma soprattutto per la maturità calcistica: riesce sempre a fare la scelta migliore, per sé e per la squadra.
Nonostante queste premesse, secondo Nagelsmann, per essere nella lista dei 26 che andranno in NOrd America, Pavlovic dovrà giocare di più e soprattutto con più costanza: “Se il suo ritmo di gioco rimane con un massimo del 50% delle partite giocate, sarà difficile. Per ricoprire un ruolo importante in nazionale, devi essere titolare nella tua squadra, o almeno giocare il 70-80% delle partite”. Uomo avvisato, mezzo salvato: Pavlovic è partito titolare in ogni gara sin qui disputata dal Bayern in Champions League, mentre sono 7 le panchine dal 1' sui primi 11 turni di Bundesliga.
A livello prettamente anagrafico e di nomi, la Germania è in una fase – splendida – di transizione: giocatori con potenziale e margini di miglioramento da esplorare, calciatori sul viale del tramonto ma pronti a dare battaglia fino all’ultimo pallone per poter disputare un Mondiale di primissimo livello.
Una squadra-rompicapo
Come aveva già fatto tra Hoffenheim, Lipsia e Bayern, Nagelsmann predilige il 4-2-3-1: in fase di costruzione, la squadra imposta con 3+1 con Tah al centro, Rüdiger a destra e uno dei mediani a sinistra (all’Europeo era Kroos, ritiratosi proprio al termine della competizione: se Pavlovic fosse nella lista dei 26, un’idea tra chi scalerà le gerarchie la si potrebbe avere…), con l’altro - molto spesso Andrich, bravo a fungere da equilibratore grazie alla masterclass frequentata coi prof. Xabi Alonso e Xhaka nel Bayer Leverkusen 2023-25 - a fare il vertice alto.
Grazie alle qualità di Musiala e Wirtz, poi, per gli avversari risulta difficile organizzare un pressing efficace: saltando la prima linea di pressione, i fantasisti tedeschi ricevono palla in zone di campo liberata dalla retroguardia rivale che scappa all'indietro, da cui poter sviluppare l’azione puntando la porta o aprendo il campo. Proprio in questa occasione, si predilige la fascia sinistra, quella di Mittelstädt o Raum, esterni non solo di gamba ma soprattutto di piede: a destra gioca Kimmich, che il CT ha rispolverato terzino come ai tempi di Guardiola e che solitamente aiuta la squadra più in fase di costruzione da regista aggiunto che in fase di spinta.
Nell’ultimo terzo di campo è la qualità dei singoli a fare la differenza: le caratteristiche dei giocatori offrono una serie infinita di soluzioni che rende difficilissimo per un avversario non cercare di fare arrivare meno palloni puliti possibili agli attaccanti tedeschi.
In fase di non possesso, la Germania si dispone in un simil 442: il pressing è legato alla copertura degli spazi quando il pallone è nella zona centrale del campo, mentre lo scarico sull'esterno o il retropassaggio si trasformano in trigger per innescare un'aggressione orientata sull'uomo mirata al recupero palla.
La linea difensiva viene tenuta generalmente alta, sfruttando le qualità di Rüdiger nei recuperi in campo aperto, con il portiere che agisce quasi da libero a livello posizionale. La Mannschaft risulta quindi una squadra molto ostica da affrontare e prevedere, sia per l’ottima organizzazione senza palla e in costruzione che per l’imprevedibilità negli ultimi 25 metri data dai suoi fenomenali singoli. Pep Guardiola disse che “Affrontare l’Atalanta è come andare dal dentista, un po’ di male lo senti”: la sentenza è associabile anche alla Germania di Nagelsmann, che pare non avere veri e propri punti deboli e che risulta quasi impossibile da annullare completamente.
Teutonica fenice
A meno di un anno dai Mondiali, la Germania è una delle favorite alla vittoria finale, cosa impensabile solo qualche anno fa. La fine del ciclo Löw e la breve parentesi Flick avevano messo in luce diverse problematiche, sia a livello umano (Löw aveva addirittura, nel 2019, provato a dare un taglio netto alla precedente generazione escludendo Müller, Hummels e Boateng) che a livello squisitamente tecnico. Nagelsmann, tramite un lavoro incentrato sulla qualità dei singoli giovani e sulla transizione generazionale non forzata, si presenterà nel Nord America con un mix intrigante e di altissimo livello.
Un plauso al CT, abile - dopo la delusione col Bayern - a risorgere dalle sue ceneri e far risorgere la Nazionale come una vera e propria fenice. Ora la Germania deve spiccare il volo: la Mannschaft non passa il girone di un Mondiale dal 2014, anno del trionfo in Brasile. È arrivato il momento di tornare protagonisti, non essere solo meteore nel firmamento delle competizioni internazionali.
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