
Cadere, cadere di nuovo, rialzarsi
La Norvegia e il suo CT Solbakken, per arrivare a uno storico Mondiale, ha vissuto fallimenti e delusioni.
Non manca molto all’inizio di Italia-Norvegia, partita che è quasi una formalità per la nazionale allenata da Solbakken: è l’ultimo step prima del pass definitivo per il Mondiale di calcio maschile, un traguardo enorme per la squadra e il paese scandinavi, che manca da 28 anni.
Il CT è in mezzo al cerchio di giocatori: con un tono serio, senza teatralità, li invita a rimanere concentrati, nonostante la qualificazione sia ormai una formalità. “Ci saranno 7 mila norvegesi, la famiglia reale sarà qui. Abbiamo fatto un percorso perfetto finora, non lo rovineremo solo perché uno o due di voi non si impegnano”.
Poi con un gesto scherzoso, empatico, di stacco rispetto al generale umore del discorso, calcia il pallone contro i suoi calciatori.
Da un lato vediamo la mentalità dell’allenatore. L’importanza che dà al gruppo e alla necessaria applicazione di tutti per far correre quella macchina perfetta (o quasi) che è stata la Norvegia nelle qualificazioni. Dall’altro il giusto timore di chi è già rimasto scottato, non avendo ancora raggiunto la fase finale di uno dei principali tornei per nazionali da quando è CT.
In un’intervista dell'inizio 2025, Solbakken ha spiegato i suoi metodi per creare un ambiente che aiuti i giocatori. "Si tratta di costruire una cultura in cui tutti si sentano bene. Credo che siamo riusciti a farlo anche nei momenti difficili. Questa cultura ci ha sempre protetti dai rumors esterni e ci ha resi molto uniti. Il secondo passo è formare una squadra in cui i giocatori si sentano a loro agio con lo stile di gioco e possano esprimersi, ma anche in cui capiscano di dover lavorare a fondo, mettere da parte l’ego e assicurarsi che la cosa principale resti sempre la squadra".
In un altro video, caricato dalla federazione norvegese su YouTube, Solbakken parla ai giocatori nello spogliatoio prima della sfida di Nations League contro la Slovenia. Lo si vede incoraggiare i giocatori ad attaccare ad essere positivi e a giocare. “Siamo pronti ad avere successi, pronti anche a qualche piccola avversità, ma lasciamola accadere. Sono 95’ per noi e anche per loro”. Una comunicazione sempre positiva e realista: difficile dire quanto questo abbia influito nella crescita di consapevolezza e risultati della sua Norvegia, ma è un fatto.
Come è un fatto che la grande festa a Oslo per la qualificazione ai Mondiali, con 50 mila persone ad acclamare la squadra, è il culmine di un percorso accidentato, figlio della perseveranza e della capacità di ripartire dopo fallimenti inaspettati, almeno per chi guarda da fuori. Il capitano Ødegaard parla ai presenti, fa riferimento al percorso della squadra negli ultimi anni: “Ci sono stati momenti difficili, credo sia per voi che per noi. Abbiamo passato molte cose, ma siamo rimasti uniti, abbiamo lottato duramente e abbiamo creduto in ciò che facciamo. Ora raccogliamo i frutti”.
Oltre alla generazione di calciatori più forti di sempre, un’altra discriminante è stata la guida tecnica di Ståle Solbakken. CT della Norvegia dal 7 dicembre 2020, 58 anni, una lunga carriera in panchina, anche a causa della fine prematura di quella da calciatore.
Tra gli eventi più incredibili nella vita di Solbakken, c’è un malore durante un allenamento nel 2001. Ståle allora giocava nel Copenaghen: fu dichiarato clinicamente morto dal medico che gli stava facendo un massaggio cardiaco. Caricato in ambulanza 8 minuti dopo, durante il trasporto il suo cuore riprese a battere. Solbakken rimase in coma per 30 ore, sopravvisse. Si ritirò dopo quell’incidente a soli 33 anni.
Così ne ha parlato al sito ufficiale della FIFA: “Certe esperienze ti cambiano un po’, soprattutto nel breve periodo. Da allora non ho avuto problemi e sono stato seguito con attenzione. Questo episodio mi ha anche spinto a entrare nel mondo degli allenatori forse prima di altri”.
Da giocatore si era affermato in patria (Grue e HamKam, 1984-1993), prima si trasferirsi per un triennio in Germania (Kaiserslautern, 1994-97) e Danimarca (Aalborg e Copenaghen, 1997-2001). Solbakken era un centrocampista fisico, offensivo e affidabile. Con la nazionale ha giocato 58 partite, partecipando al Mondiale ‘94 e agli Europei del 2000.
A 34 anni inizia ad allenare. Parte dall’HamKam, squadra di prima divisione norvegese, già conosciuta da calciatore. Dal 2006 al 2011 e dal 2013 al 2020 allena il Copenaghen vincendo 8 campionati danesi e 4 coppe di Danimarca. Disputa anche Champions League e Coppa UEFA/Europa League, con risultati modesti, come normale per le squadre danesi che si affacciano a quel palcoscenico.
A fine 2020 inizia il suo percorso con la Norvegia. A giudicare dai numeri, tutto alla grande: in 3 anni e mezzo e 52 partite ne ha vinte 31, pareggiate 10, perse 11. 66 calciatori impiegati. 2,31 gol segnati a partita. Solbakken esordisce sulla panchina della nazionale il 2 giugno 2021. La Norvegia affronta il Lussemburgo in amichevole e finisce 1-0, con un gol di Haaland solo nei minuti di recupero.
Inizialmente predilige il 4-4-2, per poi passare al 4-3-3, che diventerà il modulo più usato nella sua gestione. Fin da subito punta, comprensibilmente, sul meglio del materiale umano che ha a disposizione. Il giocatore più impiegato è Ødegaard (42 presenze). Appena dietro Haaland, Sørloth, Nyland, Berg, Berge, Ryerson.
In 5 anni non ha mai giocato un grande torneo: solo Nations League, qualificazioni e amichevoli. Nel 2021 fallisce la qualificazione al Mondiale, arrivando 3° nel gruppo di qualificazione dietro a Paesi Bassi e Turchia. A decretare l’eliminazione diretta sono il punto in 2 gare con la Turchia e un pareggio contro la Lettonia, oltre alle due sconfitte più "prevedibili" con i Paesi Bassi.
Nel 2022/23 non riesce a qualificarsi agli Europei: la Norvegia è 3° nel girone A dietro a Spagna e Scozia. Due sconfitte con la Spagna, pareggio con la Georgia alla seconda partita e sconfitta con la Scozia. Alla fine non ci sarà neanche il potenziale scontro diretto all’ultima giornata contro la Scozia.
La volta buona è quella delle qualificazioni al Mondiale 2026. Un girone in cui l'unico vero scoglio è l'Italia, perché le altre sono squadre di livello nettamente inferiore: Israele, Estonia e Moldova. La prima partita a Oslo contro degli Azzurri in grande difficoltà - tra il disastroso Europeo e il post finale di Champions League - diventa una notte da sogno per la squadra di Solbakken. La Norvegia aveva già giocato due partite, con un aggregato di 9-2, contro Moldova e Israele.
I Løvene (Leoni in norvegese) sono una squadra organizzata, che primeggia nei duelli fisici e riesce a mettere i suoi giocatori nelle condizioni migliori: in Italia ricordiamo soprattutto la brutta serata che Nusa ha fatto passare a Di Lorenzo negli isolamenti in 1vs1. Il 3-0 è senza appello: la Norvegia diventa la squadra da battere e da inseguire nel girone. La partita costringe la FIGC a un cambio in panchina (meditato forse da tanto, troppo tempo), dopo una partita in cui l'Italia ha tirato in porta solo una volta al 92'.
L'unico momento in cui gli Azzurri - o forse solo i giornalisti e i tifosi italiani - pensano che sia possibile recuperare è la difficile partita della Norvegia in Estonia, vinta soltanto per 1-0 con molte difficoltà e qualche rischio. Subito dopo però arriva la vittoria per 11-1 con la Moldova che sancisce la fine dei calcoli sulla differenza reti.
La partita a San Siro è burocrazia. La Norvegia entra in campo svogliata, contratta, interessata a far passare il tempo per rendere infattibile quel 9-0 che serviva all'Italia per scavalcarla. La nazionale di Gattuso passa in vantaggio con Esposito, un gol propiziato da una leggerezza di Ryerson. Potrebbe anche segnare il secondo, ma non accade. Nel secondo tempo la squadra di Solbakken ha tutto un altro atteggiamento: l'1-4 finale è forse eccessivo per le proporzioni, ma mostra ancor più plasticamente il livello raggiunto dalla Norvegia (e quello dell'Italia): gli scandinavi sono letali nei momenti che contano e inarrestabile in attacco. Finisce in una festa sotto al settore ospiti.
Al di là delle avversarie, i numeri della Norvegia nel girone sono tra i migliori di sempre (per quanto siano statistiche da analizzare cum grano salis: non tutti i raggruppamenti hanno lo stesso numero di squadre): 8 vittorie su 8 gare, 37 gol segnati e 5 subiti.
Sarebbe ingiusto non citare, anche se sembra superfluo, l’apporto di Haaland, vera stella di questa Norvegia, sia livello tecnico che carismatico. Limitandoci al dato numerico, l’attaccante ha segnato 16 gol nelle partite di qualificazione (2 a partita). Il centravanti del City sta vivendo l'ennesimo avvio stagionale con numeri folli: ha superato già i 30 gol stagionali tra club e nazionale.
L’ultima volta che la Norvegia aveva partecipato al Mondiale era il 1998, una vita fa (per molti di noi era una vita precedente). Una nazionale molto diversa da quella di oggi, sia per talento individuale, sia per approccio alle partite: tanta fisicità, lanci lunghi per sporcare al massimo la gara, mentalità in primis conservativa. È vero che è anche il calcio in sé ad essere cambiato e ad aver uniformato maggiormente i pattern di gioco, ma oggi la Norvegia è un altro animale.
Così Solbakken sulla metamorfosi scandinava: “C’è stato un grande lavoro nei settori giovanili in tutto il paese. In una nazione piccola come la Norvegia, ci saranno sempre periodi in cui abbondano i giocatori in un ruolo e mancano in un altro. In questo momento siamo fortunati ad avere più giocatori offensivi che difensivi. Negli anni ’90, quando giocavo io, era il contrario".
Haaland e Ødegaard su tutti, ma anche Sørloth, Nusa, Bobb: nonostante solo 6 milioni di abitanti, un decimo circa dell’Italia, tutto questo bendiddio. Influisce sicuramente una propensione maggiore all’attività sportiva: esiste addirittura una parola in norvegese per indicare le attività all’aria aperta, “friluftsliv”, che si abbina a un paese molto ricco e con volontà di investire in infrastrutture sportive.
Quanto è stato merito del CT Solbakken, confermato nonostante risultati immediati non così fruttiferi, e quanto del sistema unito alla buona sorte? Difficile dirlo. Senza dubbio è più complicato far funzionare un gruppo passando attraverso sconfitte e delusioni; sarà più semplice giudicare il ciclo di Solbakken quando si potranno guardare le cose con più distacco ed elementi da valutare. Al momento la Norvegia sembra avere le potenzialità per passare la fase a gruppi dei Mondiali, nonostante si troverà in un girone con nazionali di prima fascia. Quanto potrà andare oltre, dipenderà dagli incroci nella fase a eliminazione diretta e a tutti quegli elementi di entropia ordinari nei grandi tornei.
Per ora c'è una qualificazione, storica. 50.000 norvegesi in piazza che festeggiano. Non sembra poco.
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