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Inter Milan 0-1 Pulisic
, 23 Novembre 2025

Inter-Milan 0-1, Considerazioni Sparse


Pulisic decide il derby di Milano. Maignan ipnotizza Calhanoglu dal dischetto negando il pari all'Inter.

Il Sunday Night della dodicesima giornata di serie A, il primo derby di Milano della stagione, assume già importanza rilevante: il Milan ci arriva con due punti in meno in classifica ma solo una sconfitta finora; l'Inter in rincorsa, conscia di un cammino europeo perfetto e con una solidità ritrovata nel connubio col nuovo allenatore dopo un avvio balbettante. Le squadre si affrontano a specchio, 3-5-2 per entrambe, con Chivu che sceglie Susic e il bosniaco, almeno nel primo tempo, non lo delude. La voglia di rivincita dell'Inter dopo la scorsa stagione - in cui non è riuscita a vincere nemmeno uno dei cinque derby giocati - è alta e si manifesta dai primissimi minuti: Marcus Thuram costringe Maignan a una super parata con un colpo di testa da calcio d'angolo. E con questa voglia, e - loro malgrado - i medesimi risultati, i nerazzurri continuano per tutta la prima metà di gara.

Il Milan gioca una prima frazione di compattezza e contropiede, ma, complice un Leao che fatica ad entrare in partita, non crea pericoli reali dalle parti di Sommer, provandoci solo con conclusioni da fuori. I pericoli veri arrivano sempre dall'altra parte: l'Inter colpisce due legni, uno con Acerbi e un altro con Lautaro dopo deviazione di Maignan, e si ha sempre l'impressione che sia la squadra di Chivu a poter passare in vantaggio, sebbene la continua pressione non conduca mai al gol. Solo intorno al quarantacinquesimo viene fuori la squadra di Allegri, con Pulisic che sfiora il gol con un tiro che sfiora il palo. Si va negli spogliatoi sullo 0-0, con l'impressione che un po' di fortuna in più avrebbe potuto portare avanti l'Inter.

È solo il prequel di quello che succede all'inizio della seconda frazione di gioco, in cui tutto si ribalta; il Milan trasforma un'azione da difensiva a offensiva in maniera perfetta, sfruttando la sponda di Leao, la corsa di Saelemakers e, complice un Sommer non perfetto, la rapidità e il fiuto del gol di Pulisic. Lo statunitense porta i rossoneri in vantaggio quasi a sorpresa, e da lì in poi gli umori in campo cambiano, e il gioco ne risente. I calciatori dell'Inter appaiono nervosi (viene ammonito Calhanoglu) e la difesa sembra lasciare molto fianco ai contrattacchi del Milan; i rossoneri, però, non affondano il colpo. Chivu intravede spiragli di rimonta e prova a cambiare le carte in tavola inserendo Bonny per Lautaro.

I risultati sono quelli sperati: dopo pochi minuti l'occasione del pareggio arriva dagli undici metri, fallo di Pavlovic, ma Maignan fa un'altra vittima eccellente - dopo Dybala - e nega il gol a Calhanoglu, che non sbagliava un calcio di rigore da Inter-Napoli dello scorso anno, stesso stadio e stessa porta di stasera. A poco valgono gli sforzi successivi alla squadra nerazzurra, con Bonny ha sui piedi la palla dell'1-1 a una manciata di minuti dalla fine, ma spara in cielo da posizione favorevolissima spegnendo le speranze della squadra di Chivu. E, di fatto, regalando ad Allegri e i suoi una serata da sogno. Sorpasso avvenuto a danno dei cugini, ed entusiasmo che si propaga naturalmente come dopo ogni vittoria nella stracittadina meneghina.

C'è molto da rivedere in chiave nerazzurra: a prescindere dalle occasioni create, la reazione al gol subìto è apparsa confusa, e la squadra poco concreta nello sfruttare la mole di gioco portata avanti per tutto il match. Le sconfitte in campionato sono già quattro, un terzo delle partite giocate, e diventa un dato significativo – sebbene non ancora decisivo – a questo punto delle stagione. Sembrano ancora presenti scorie di un'annata (la scorsa) che non poteva non lasciare il segno, ma tocca trovare un passo più stabile per non abbandonare presto la lotta scudetto. Per i rossoneri, invece, la prospettiva è totalmente diversa: l'Allegrismo ha vinto ancora una volta, ancora alla sua maniera. La concretezza e la difesa hanno fatto la differenza, e, per quanto l'obiettivo dichiarato sia il piazzamento Champions, sarà dura non entusiasmarsi al netto di quanto visto nel primo terzo di campionato.



  • Danilo Cappella, classe 1988, tifoso del Napoli da prima di nascere.
    Calcio e scrittura le mie passioni più grandi, ma anche cinema e musica.

    Dopo Diego, ho creduto in una sola divinità, aveva la cresta e il 17 sulla schiena.

    Autore di un libro sulla passione di un tifoso partenopeo, a chi mi chiede quando mi passerà questa malattia, rispondo come farebbe Nick Hornby: "noi non supereremo mai questa fase".

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