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Italia Sudafrica
, 16 Novembre 2025

Italia-Sudafrica 14-32, Considerazioni Sparse


L’Italia è coraggiosa ma imprecisa; il Sudafrica, in inferiorità, dimostra perché è la n°1 al mondo.

Il secondo appuntamento delle Quilter Nations Series 2025 è una sfida di lusso per l’Italrugby di Quesada. Dopo la sfida del 2024 con gli All Blacks, all’Allianz Stadium di Torino arriva il Sudafrica, campione del mondo e numero 1 del ranking mondiale. Lo storico parla chiaro: nei precedenti 15 match erano arrivati 14 successi per gli Springboks, di cui alcuni molto larghi, e un solo successo per l'Italia, nel 2016 a Firenze. Quella sconfitta aveva segnato un punto di svolta per il Sudafrica che da lì avrebbe iniziato un percorso che avrebbe portato gli Springboks a vincere i successivi due mondiali e a conquistare la prima posizione del ranking. Per l’Italia era stata un’iniezione di fiducia fondamentale per un movimento che, nonostante le difficoltà, negli ultimi anni è cresciuto moltissimo. Le due squadre arrivano a Torino dopo l’esordio vincente nel primo dei test match autunnali. Due vittorie molto diverse ma di grande importanza per entrambe: il Sudafrica aveva vinto in maniera autoritaria - impressionante, se consideriamo l’inferiorità numerica per tutto il secondo tempo - in Francia; gli Azzurri si erano imposti nuovamente sull’Australia dopo il primo storico successo del 2022. Il match di Torino era quindi l’occasione per confrontarsi con i migliori al mondo e dare continuità a un progetto che sta portando i suoi frutti. Le risposte ci sono state, anche se non tutte positive.

Primo tempo - La prima frazione si chiude sul punteggio di 3-10, con tanti rimpianti per gli Azzurri. L’Italia infatti approccia meglio il match, con fisicità e intensità, sorprendendo in parte un Sudafrica che aveva forse sottovalutato l’impegno, come dimostrano le scelte di Coach Rassie Erasmus che lascia a riposo praticamente tutti i titolari. L’Italia però non riesce a concretizzare, in parte anche per l’insolita imprecisione di Garbisi che sbaglia i primi due calci (saranno 3 gli errori su 6 tentativi, dopo la prestazione quasi perfetta di Udine contro l’Australia). Complice la superiorità numerica (il Sudafrica ha giocato in 14 praticamente per 70’ dopo l’espulsione Mostert) l’Italia sembra essere schierata meglio in campo ma la frenesia e qualche errore tecnico impediscono di portare a casa punti. Così, nelle uniche due sortite offensive del primo tempo, il Sudafrica trova i punti che cercava: un calcio di Pollard e la meta di Van Staden a tempo praticamente scaduto dopo il momentaneo pareggio di Garbisi. I primi quaranta minuti si chiudevano quindi con un po’ di amaro in bocca e la sensazione di aver sprecato una grande opportunità ma anche con tante note positive e la voglia di dimostrare di essere all’altezza.

Secondo tempo - Il secondo tempo si apre di nuovo con un’Italia gagliarda che porta gli Azzurri addirittura sul -1 grazie a due calci di Garbisi. Paradossalmente, però, è qui che svolta la partita. Perché sul 6-10 l’Italia conquista una punizione e l’arbitro ammonisce Van Staden: gli Azzurri decidono di piazzare ma con la doppia superiorità numerica nella fase della partita in cui si stava producendo il massimo sforzo, forse si poteva provare una soluzione diversa per tentare la meta. La partita cambia in un attimo: giallo a Lorenzo Cannone e pochi minuti dopo nuova meta Sudafricana. L’Italia non si scompone, continua la sua gara e finalmente riesce a trovare il varco giusto con Capuzzo, bruciante nell’accelerazione per arrivare in meta (poi non trasformata da Garbisi). Sul 14-20 e di nuovo in superiorità numerica, sugli spalti si è sognata l’impresa. Lo scontro con la realtà è stato però molto duro. Gli ultimi 10' hanno mostrato perché il Sudafrica sia in questo momento la squadra più forte del mondo, anche e soprattutto da un punto di vista fisico. Nonostante l’uomo in meno per quasi tutta la gara, i ragazzi di Erasmus hanno mostrato una fisicità impressionante che ha di fatto sfiancato gli italiani: due mete, di cui solo una trasformata, portano il risultato sul 14-32 finale.

Reazioni al match - Al di là del risultato, la partita ha messo in evidenza luci e ombre degli uomini di Quesada. Partiamo dalle note positive. Il gruppo è coeso, tiene bene il campo e i giocatori hanno sempre più esperienza nell’affrontare a viso aperto certe squadre che fino a qualche anno fa erano inavvicinabili. La squadra è un mix di tenacia e freschezza, dove ad alcune lacune tecniche si sopperisce con intensità e organizzazione. Grande merito di un movimento che sta coltivando e producendo ottimi giocatori con l’obiettivo di fare bene al mondiale australiano del 2027. Dall’altro lato, il gioco al piede e la riconquista della palla nei punti di incontro continuano a mostrare grosse lacune. Contro squadre molto fisiche a cui piace una partita “sporca”, l’Italia va sempre in difficoltà. Gestione dei momenti della partita e lucidità nelle scelte sono altri due fattori su cui lavorare ma su questo Quesada ha fatto fare già grandi passi in avanti. In generale, il match dello Stadium ha lasciato una sensazione agrodolce: per compiere l’impresa e battere la squadra più forte del mondo questa era forse una occasione irripetibile; allo stesso tempo essersela giocata a viso aperto rimanendo in partita per 70' e spaventando a più riprese una nazionale in questi anni ingiocabile non può che riempire di orgoglio e fiducia nel futuro.

Prossimi impegni - Il futuro inizia già sabato prossimo, quando a Genova arriverà il Cile per l’ultimo impegno di queste Quilter Nations Series. Sarà il primo storico match tra le due squadre, una prima volta che i sudamericani vorranno vivere con entusiasmo ma anche leggerezza. Sulla carta l’Italia parte favorita ma attenzione a dare il risultato per scontato: la squadra di Pablo Lemoine è in crescita, con poco da perdere rispetto a quanto ha da guadagnare da un match di questo tipo. Non a caso il Cile si è già qualificato al mondiale costringendo Samoa al torneo di ripescaggio: un segnale che è bene non sottovalutare. Il Sudafrica, invece, continuerà il suo tour europeo in Irlanda per una sfida di altissimo livello e che promette spettacolo. Gli Shamrocks sono forse entrati in fase calante ma rimangono una squadra formidabile e finora hanno vinto entrambi i match autunnali contro Giappone e Australia. Agli Springboks, quindi, servirà una partita da Sudafrica per avere la meglio all’Aviva Stadium di Dublino.

  • Nato (e tornato) a Rimini, filosofo per vocazione e marketer per esigenze materialistiche. Amante delle storie, che siano su un campo da gioco, su uno schermo o in cuffia. Vive la vita un podcast di Barbero alla volta.

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