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Vieira Genoa
, 13 Novembre 2025

Patrick Vieira non ha fallito


In difesa di un mister corretto e competente, che al Genoa ha lasciato parlare i fatti.

“Perché siamo troppo civili, troppo corretti: questo non è il nostro mondo. Questo è il mondo degli urlatori. Di chi tira le bombe carte, di chi spara, di chi fa confusione, di chi protesta”. Parole di Tommaso Ghirardi, 30 maggio 2014, fresco di dimissioni da Presidente del Parma Calcio. Frasi dure, di un dirigente che non avrebbe dovuto permettersi di pronunciare visto le evoluzioni della società ducale, ma che possono risultare per descrivere l’avventura in panchina, una decina d'anni più tardi, di Patrick Vieira al Genoa.

Alberto Gilardino, in picchiata

20 novembre 2024. Il Genoa ha 10 punti in 12 gare di Serie A, occupa il 17° posto in classifica, pericolosamente vicino alla zona rossa. Una posizione che non sembrava appartenere più al Grifone, alla seconda stagione in A dalla promozione del 2022/23: il torneo precedente si è chiuso all'11° posto, e i rossoblu sono riusciti a confermare il tecnico Alberto Gilardino, nonostante le lusinghe da parte della Fiorentina.

Gila ha riportato la nave nella massima serie e ce l’ha tenuta. In estate però la squadra è ridimensionata (Martinez, Retegui e Gudmundsson ceduti) e le tempistiche non sono piaciute al biellese. Già in agosto, ecco i primi segnali di rottura con la dirigenza: “È normale che dal punto di vista tecnico, in questo momento, non possa essere felice, ma è successo talmente in fretta che è stato qualcosa di inaspettato anche per la società. Preferisco non parlare delle questioni di bilancio, ma concentrarmi solo su ciò che posso controllare, quindi il campo e i giocatori che ho a disposizione”.

Il mister riterrà il mercato talmente inadeguato che convincerà Ottolini (DS) e Blazquez (CEO) a offrire un contratto a mercato chiuso a Mario Balotelli e Gaston Pereiro, svincolati, per aumentare la qualità del reparto offensivo. Nemmeno loro basteranno a salvare la panchina a Gilardino, sollevato dall’incarico nonostante i 4 punti conquistati tra Parma e Como. Il DS Ottolini spiega così l’esonero: “È complicato, ma sono stati messi sul piatto della bilancia diversi aspetti, partendo dai risultati e da altre situazioni quotidiane, che ci hanno portato ad alcune considerazioni. Abbiamo avuto anche un alto numero di infortuni e c’era l’idea di far uscire tutti da sorta di una comfort zone chiedendo qualcosa di più”.

L’effetto Gila svanisce, anche a causa del rapporto non idilliaco tra dirigenza e allenatore, che non ha fatto altro che aumentare la tensione nell’ambiente. La scelta del board per sostituirlo spiazza ancor più delle tempistiche (il cambio è ufficializzato nella seconda settimana inoltrata di una sosta nazionali!): Patrick Vieira, reduce da esperienze poco esaltanti tra Crystal Palace e Strasburgo e che mai ha allenato in Serie A, prende il posto dell’ex centravanti campione del mondo.

La piazza, date queste premesse e con un legame ancora stretto emotivamente con Gilardino, accoglie Vieira con freddezza e scetticismo: sarà proprio l’ex centrocampista francese a smentire le critiche e a conquistarsi l’amore della Genova rossoblu, grazie anche ad un approccio mediatico molto umile sin dal giorno 0. Pochissime parole, praticamente nessuna polemica e tanto, tanto lavoro.

Patrick Vieira, un impatto silenzioso e determinante

Vieira eredita una squadra che, nelle prime 12, ha siglato 9 reti e ne ha subite ben 22. Scegliendo, gradualmente, di passare alla difesa a 4 (invece della linea a 3 prediletta da Gilardino) ottiene subito 3 clean sheet (Udinese, Torino e Milan) nelle prime 4 partite; dopo 10 gare, i punti raccolti sono ben 16 (11 gol fatti e 8 subiti). Il Genoa, alla 22° giornata, è 10° in classifica.

Lo sprint iniziale si attenua (17 punti nelle successive 16) anche a causa del verdetto della 34° giornata, che decreta la salvezza matematica del Grifone: il Genoa di Vieira chiude 13° con 43 punti, di cui 33 in 26 partite (1.27 di media a partita, leggermente inferiore degli 1.29 di Gilardino della stagione precedente) ottenuti dal francese. All'ombra della Lanterna, al fianco delle turbe blucerchiate, sono ricomparsi invece in rossoblu tranquillità e fiducia dell’ambiente.

L’impronta tattica del Genoa di Vieira evidente: si passa a una difesa a 4 e una costruzione a 2+4 (contro il 3+2 della difesa a 3 di Gila) e uno sviluppo dell’azione dal mediano agli esterni che, ricevuta l’immediata verticalizzazione, puntano a saltare il marcatore e creare l’occasione da gol. Nel 2022/23, la quasi totalità dell'azione passava dai piedi di Gudmundsson, abile a scendere fino all’altezza dei centrocampisti per prendere palla e legare il gioco: ceduto l’islandese, la fase offensiva del Genoa pre-Vieira si sia completamente azzerata.

Anche l’approccio in fase di non possesso cambia radicalmente: da squadra piatta e conservativa, il Grifone sviluppa un feroce pressing aggredendo le linee di passaggio, forzando l’errore avversario. I meriti dell’allenatore francese si estendono anche ai singoli giocatori: Fabio Miretti, in prestito secco dalla Juventus, disputa 25 partite su 26, condite da 3 reti e 3 assist, da imprevisto ma assoluto protagonista sulla trequarti rossoblù.

Nonostante l'ingente lavoro sul campo, riconosciuto in maniera tardiva dai media, Patrick Vieira finisce sulla bocca di tanti appassionati per il rapporto con Mario Balotelli: i due si erano pesantemente scontrati in quel di Nizza anni prima e probabilmente le vecchie ruggini non erano sparite. Il fu SuperMario lamenterà a gran voce la mancanza di opportunità concessegli dal francese: a dire del centravanti, Vieira non si sarebbe comportato in modo professionale, di fatto isolando l’ex Inter.

Il tecnico non ha mai risposto pubblicamente a Balotelli, ma che bisogno avrebbe avuto l’allenatore di complicare la situazione già precaria della squadra accanendosi con un suo giocatore? In più, Vieira aveva trovato il suo equilibrio tattico e di gerarchie, confermato dai risultati, perché avrebbe dovuto scombussolarlo?

La carrozza torna zucca

Al termine della stagione, Vieira viene confermato a furor di popolo fino al 2027. La campagna estiva gli regala, in tutto, ben 8 nuovi innesti: spiccano i trequartisti Stanciu, Gronbaek e Valentin Carboni. Anche in questa sessione salutano quattro pilastri della stagione precedente: De Winter va al Milan, Bani in B al Palermo, Pinamonti e Miretti tornano al Sassuolo e alla Juventus data la conclusione del prestito. Honest Ahanor, il talento con maggior potenziale prodotto dall'ottimo settore giovanile genoano, viene ceduto all'Atalanta. I presupposti per una buona stagione sembrano comunque esserci: Ottolini si dice fiero di non avere, per la prima volta, una squadra di esuberi a Pegli.

Il campo, vero giudice, parla tutt'altra lingua: l’inizio di stagione è terribile, con soli 4 punti (4 pareggi) in 9 gare di Serie A e soprattutto un drastico calo nelle prestazioni contro squadre di pari livello. La fase offensiva finisce sul banco degli imputati, impoverita sì da sostituzioni inadeguate in sede di mercato ma messa raramente nelle condizioni di mostrarsi efficiente: soli 4 gol segnati (a fronte di circa 12,5 gol previsti secondo le previsioni di Opta) e nessuno dei nuovi innesti protagonista in positivo.

A pagarne le spese non è per primo l’allenatore: Dan Sucu, che aveva acquistato il club poche settimane dopo l'insediamento di Vieira nel 2024/25, decide di licenziare il DS Ottolini - in scadenza di contratto -, sostituendolo con Diego Lopez.

Dopo un confronto con l'allenatore, l'ex DS del Lens decide di supportarlo. Il sostegno giunge in blocco anche dalla squadra, ma ecco il colpo di scena: Vieira stesso si mette in discussione con la proprietà, decidendo poi la mattina dell’1 novembre 2025 di farsi da parte. Dimissioni coraggiose, viste ormai in sempre più rare occasioni nel calcio moderno, che conferma la caratura dell’uomo ancor prima dell’allenatore.

L’epilogo del binomio Vieira-Genoa non è stato felice, ma non va dimenticato un lavoro significativo per il raggiungimento di una comoda salvezza mentre la nave navigava in acque agitate. Soprattutto, non andrebbe dimenticata una persona, prima che un tecnico, nuova per il nostro calcio: mai una polemica, sempre una piena assunzione di responsabilità, mai una scusa. Grazie a Patrick Vieira per averci ricordato tutto questo.

  • Studente universitario, grande appassionato di sport, in particolare calcio, basket e Formula 1.

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