
La difesa non ti aiuta a tenere il lavoro
L’epilogo scontato della partita persa in partenza di Nico Harrison.
2 febbraio 2025. I Los Angeles Lakers sono reduci da una pesante vittoria al Madison Square Garden di New York, che li proietta nelle prime 4 posizioni della Western Conference. I telefoni di milioni di appassionati iniziano a squillare. Arriva la notifica dell’insider NBA più noto del mondo, Shams Charania: “BREAKING: The Dallas Mavericks are trading Luka Doncic, Maxi Kleber and Markieff Morris to the Los Angeles Lakers for Anthony Davis, Max Christie and a 2029 first-round pick, sources tell ESPN. Three-team deal that includes Utah”.
Ogni appassionato deve rileggere questa notizia almeno due volte: Luka Doncic, uomo franchigia dei Mavs, nel pieno della carriera e che solo 9 mesi prima aveva portato a suon di assist e canestri i texani in finale NBA, viene scambiato ai gialloviola per Davis (centro élite, All-NBA, ma per momento della carriera e impatto non paragonabile allo sloveno), Christie (buona guardia 3&D che stava trovando spazio nel quintetto titolare dei losangelini) e una sola scelta al primo giro, quella del 2029. Considerando l’età che avrà Doncic (30 anni) rende difficile anche solo pensare che i Lakers saranno una squadra con un record così basso da finire in lottery.
Lo sgomento, la delusione e le lacrime dei tifosi Mavericks si trasformano rapidamente in rabbia nei confronti di un unico bersaglio: Nico Harrison. Dal 2021 PoBO e GM della franchigia, aveva già fatto discutere quando, nel 2022, aveva lasciato che Brunson firmasse con i Knicks, senza pareggiarne l’offerta. Nelle ore successive alla trade, ritorna alla mente essere lui, all'epoca rappresentante Nike, ad aver preparato una presentazione così scadente che Stephen Curry, deluso soprattutto per la continua erronea pronuncia del suo nome durante durante il meeting, non rinnovò con il colosso di Beaverton, legando il suo nome ad Under Armour.
Harrison viene contestato duramente: nasce l’hashtag #FireNico, la sua famiglia viene messa sotto scorta. Vicino alla trade deadline riesce a compiere un’altra scelta scellerata, passata sotto traccia: Quentin Grimes viene "regalato" ai Sixers in cambio di Caleb Martin. Il livello di tensione nell’ambiente texano si innalza vertiginosamente.
Nemmeno la conferenza organizzata qualche giorno più tardi riesce a calmare gli animi. Il GM riesce a peggiorare la sua situazione a fianco di un coach Jason Kidd frastornato e probabilmente deluso quanto i suoi tifosi: “Non ho alcun rimpianto sulla trade. Non sapevo che Doncic fosse così importante per la fanbase. Pensiamo che la difesa vinca i titoli e i giocatori che prendiamo devono contribuire a quella cultura, che è importante sia per Jason Kidd che per me sin dal primo giorno. Devo pensare a vincere in questi anni, perché non so dove sarò tra 10”.
Se possibile, la toppa è anche peggio del buco: Harrison passa alla storia come meme associato alla frase “Defense wins Championship”. I retroscena racconteranno di un front office “frustrato” per la condizione atletica di Doncic: comprensibile, specie se gli si corrispondono decine di milioni di dollari all'anno, ma va ricordato che i Mavs in cambio hanno ottenuto Davis - una superstar, ma anche un giocatore da 27.5 partite a stagione saltate in media nei 4 anni precedenti e che, come Doncic, era fuori per infortunio al momento della trade.
L’apice dell’odio nei confronti di Harrison si mostra il 10 maggio 2025: è il giorno del ritorno di Doncic a Dallas. Il video tributo per Luka Magic è struggente, col #77 in una valle di lacrime e capace, comunque, di mettere a referto 45 punti (suo record di allora coi Lakers) in un ambiente surreale. Tanti tifosi di Dallas inneggiano al loro ex beniamino invece che alla loro squadra, sotto gli occhi di Nico Harrison. E Davis invece? Fuori per infortunio, lo stesso che aveva ai Lakers, procuratosi forzando il rientro per esordire coi Mavs (ad oggi, Davis ha giocato solo 14 partite su 46 possibili da quando è un Maverick: desolante).
Oltre alla contestazione dei fan, però, ci sono numeri che anche chi gestisce direttamente la franchigia (la famiglia Dumont, che ha acquistato la maggioranza delle quote dallo storico owner Mark Cuban) deve considerare: dallo scambio, i Dallas Mavericks hanno perso il 3% di valore della franchigia, hanno subito una diminuzione del 47% della richiesta biglietti per una gara, 8000 tifosi hanno chiesto e ottenuto il risarcimento dell’abbonamento.
Dopo la trade Doncic-Davis, qualche appassionato e addetto ai lavori aveva sussurrato che comunque i Mavs avrebbero potuto avere il colpo per provare a vincere l’anello nel 2025. Possibilità azzerata non solo per la ricaduta di Davis, ma soprattutto perché il 4 marzo 2025 Irving si lesiona il legamento crociato, chiudendo anticipatamente la stagione e ipotizzando un rientro a 2026 già inoltrato.
Tutto sembra perduto: i texani, dal 2026, non avranno più loro scelte al primo giro del Draft sotto controllo. Il 13 maggio accade qualcosa di inaspettato: durante la lottery del Draft 2025, i Mavs, che avevano solo l’1.8% di possibilità di ottenerla, vincono la #1 assoluta, che ha un solo nome e cognome: Cooper Flagg. Dal talento di Duke, pensano i tifosi, sarà possibile ripartire e costruire un nuovo uomo franchigia, anche se non al pari di Doncic.
Il 2024/25 termina in maniera desolante: 10° posto e niente PlayOff (verranno eliminati al PlayIn), a differenza dei Lakers che, con Doncic, mantengono un ritmo da top seed e chiudono al 3° posto - i gialloviola verranno schiacciati dai Timberwolves al primo Round dei PlayOff. In estate, Nico Harrison rifirma Irving, Gafford ed Exum, oltre a coach Jason Kidd. In aggiunta a Flagg via Draft, firma D’Angelo Russell, teorico sostituto di Irving fino al pieno recupero di Kyrie.
Le prospettive sembrano indicare una stagione di transizione in attesa del rientro dell’ex Cavs per poi provare il tutto per tutto nei successivi 2-3 anni. L'inizio di 2025/26, invece, è traumatico. 3-9 di record, penultimo posto a Ovest (solo perché New Orleans ci tiene a mantenere il primato per franchigia NBA peggio gestita, anche peggiore di una in mano a Nico Harrison), 30° attacco (104.6 di offensive rating), 26° squadra per efficienza, 24° per percentuale effettiva dal campo.
I singoli, se possibile, si stanno mantenendo su standard anche più preoccupanti dei risultati di squadra: Davis, gioiello dell’opera di Harrison, appare vistosamente sovrappeso e alle prese con guai fisici - dall’altra parte Doncic vola a quasi 40-9-11 di media coi Lakers che hanno un record quasi opposto (8-4). Le contestazioni attorno all'operato del GM, attenuate dall’entusiasmo per l’arrivo di Flagg, tornano più forti che mai. In data 11 novembre 2025, alle 17 italiane, è ancora Shams Charania a postare: “BREAKING: The Dallas Mavericks and owner Patrick Dumont are expected to fire general manager Nico Harrison at a 10 am central time meeting on Tuesday, sources tell me and Tim MacMahon”.

È la fine della partita, e probabilmente della carriera cestistica, di Nico Harrison: l’uomo passato alla storia per essere riuscito a far tifare i propri tifosi contro di lui, per essere riuscito a far piangere ogni possibile fan di Dallas. Eppure, mai un passo indietro, arrogante e sicuro di sé e delle sue azioni, sicuro che ciò avrebbe portato i Mavs al titolo NBA e sé stesso alla leggenda. Le difese forse vinceranno i campionati, ma questa volta non hanno aiutato a tenersi stretto il proprio lavoro e la stima della gente.
Nico Harrison è andato incontro alla morte professionale senza rimpianto: è Voldemort in Harry Potter e i Doni della Morte, che fino all’ultimo istante non provò rimorso per le sue azioni; alla lunga ricorda Checco Zalone di “Sole a Catinelle” che, lasciato dalla moglie, canta una canzone che contiene tutti i motivi per cui il matrimonio era in crisi. A differenza di Checco, che vive un lieto fine, è impossibile immaginare un epilogo simile per Harrison: ha continuato a scavare sotto di sé, anche se era convinto di star facendo la storia. Cosa rimane? Nulla, se non le lacrime dei tifosi Mavs e l’entusiasmo sfrenato dei tifosi Lakers, pronti a venerare Doncic per i prossimi anni.
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