
Bologna-Napoli 2-0, Considerazioni Sparse
Prima che la partita, il Napoli perde soprattutto la testa. Il Bologna maramaldeggia sulle rovine degli azzurri.
È un pomeriggio di prime volte, quello bolognese: dapprima l'esordio del diciassettenne Pessina, chiamato in causa al posto dell'infortunato Skorupski, che ricorderà la sua prima partita in Serie A più per il freddo preso che per gli interventi in campo; poi le prime marcature di Dallinga in questo campionato e di Lucumì in generale nella massime serie italiana. La fredda cronaca da ballo dei debuttati in salsa rossoblu certifica più di ogni altra cosa quanto la vittoria del Bologna sia stata netta e, per certi tratti, inevitabile.
Ma dato che questo spazio si chiama appunto considerazioni sparse sulla partita, allora quanto detto precedentemente, per quanto esaustivo, non è di certo sufficiente e merita quindi di approfondimento: sin dalle prime battute si è visto un Bologna organizzato, ben messo in campo col suo blocco medio-alto che ha stroncato col nascere le iniziative, più velleitarie che studiate, della squadra ospite. Già durante la prima frazione, chiusa su uno 0-0 giusto in quanto maturato al termine di una partita che ha messo a dura prova i tecnici addetti a montare gli highlights della gara, aveva lasciato l'impressione di un Bologna più rammaricato per quanto lasciato di insfruttato sul campo: un bel colpo di testa di Lucumì sibilato di poco a lato e un tiro dalla distanza di Rowe non sono tantissima roba, ma sufficiente a chiarire quale sarebbe stato il canovaccio seguito nei restanti 45'.
Nel secondo tempo il Bologna ha saputo raccogliere quanto seminato in precedenza, trovando appunto i gol con i marcatori già citati, ma soprattutto indovinando le chiavi tattiche per mettere sotto scacco e far capitolare il Napoli: sulla sinistra l'ingresso di Cambiaghi per l'infortunato Rowe ha tolto fumo alla manovra laterale dei felsinei, sostituita da un ben più succulento arrosto garantito dagli scatti in velocità dell'ex Empoli, mentre tra le linee il redivivo Bernardeschi manda in tilt la retroguardia azzurra, galleggiando con naturalezza in una zona grigia non coperta né da Lobotka né da Rrahmani, che a turno si sono persi l'ex Juventus. Dallinga e Lucumì sentitamente ringraziano.
La cronaca di questo pomeriggio racconta di un Napoli che perde la terza gara di questo campionato, ancora una volta in trasferta dopo gli scivoloni di Milano e Torino sponda granata. Un occhio più attento non è sorpreso dal risultato maturato al Dall'Ara, naturale conseguenza di un Napoli che, prima di tutto, ha perso la testa: ancora una volta ha offerto una partita stanca, abulica, poco ragionata, probabilmente poco preparata da principio. Una costante, quella di una squadra incapace di ragionare e trovare il bandolo della matassa, che si trascina dalla gara in trasferta col Lecce, e proseguita negli impegni successivi. Se in Salento Zambo Anguissa ha saputo pescare il coniglio dal cilindro, e contro Como ed Eintracht la diga difensiva ha retto con sicurezza e con gli interventi di Milinkovic-Savic, la giornata no in cui sono incappati Rrahmani e il portiere serbo, più che colpevoli sul primo gol l'uno e su entrambi il centrale kosovaro, ha rappresentato una condanna certa per il Napoli.
È un Napoli che arriva alla sosta con la spia della riserva accesa di un rosso fuoco: non solo dal punto di vista fisico, con i suoi uomini migliori spremuti all'inverosimile che invocano riposo (il doppio impegno sta pesando tanto, chissà se alla squadra o proprio al suo allenatore, apparso spesso restio a mescolare le carte anche quando le circostanze lo richiederebbero), ma soprattutto dal punto di vista mentale. Della squadra dello scorso anno, capace di esaltarsi nella guerriglia di trincea in cui spesso le gare di Serie A si trasformano, non se ne vede neppure l'ombra, né si vede la tanto ricercata qualità che sarebbe servita al Napoli per alzare i giri del suo motore e creare gioco con maggiore fluidità. Questa squadra è la stessa che, nel girone di ritorno dello scorso anno, giocava spesso andando a folle, anzi fa addirittura più difficoltà a trovare spazi per colpire con i suoi centrocampisti. Una squadra che, insomma, deve innanzitutto trovare sé stessa e soluzioni di gioco alternative ed efficaci, prima ancora di trovare gol e punti importanti per il suo cammino in tutte le competizioni.
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