
Juventus-Torino 0-0, Considerazioni Sparse
Migliori i portieri, attacchi spuntati: il derby tra Juventus e Toro finisce a reti bianche.
Infruttuoso ogni assalto, protagonisti i portieri, non troppa qualità offensiva: sotto la Mole nessuno va a segno ed il derby finisce a reti bianche. Un risultato che sorride sicuramente di più al Torino, sia perché matura in trasferta, sia anche perché la Juventus manca l’aggancio al 2° posto e non conferma le buone impressioni destate nel primo tempo della prima spallettiana in A a Cremona. D’altro canto, i granata continuano a rimandare una vittoria nella stracittadina che manca dal lontano 2015, l'unica dell’era-Cairo: la squadra di Baroni però può essere in fin dei conti soddisfatta del punto, che porta a 6 la striscia di risultati utili consecutivi, e della prestazione, ordinata e chiusa nella prima frazione ma pronta a ribattere colpo su colpo nel secondo, anche con un gol annullato a Simeone per fuorigioco.
Dopo aver denunciato la “sporcizia tecnica” della sua Juventus contro lo Sporting, Spalletti non poteva pensare che la pulizia venisse fatta in 3 giorni: di fronte alla densità granata i bianconeri fanno la partita, ma la loro manovra si incarta spesso e volentieri, e non riesce a trovare sbocchi né con la rapidità né con le giocate dei singoli, e quando produce un’occasione, a dire il vero, trova un super Paleari a dire di no. Il tecnico di Certaldo è, per tradizione, un maestro nel costruire una fase offensiva varia e frizzante: con 3 partite in una settimana, è ancora molto complesso veder la sua mano, ed anche se è normale puntare il dito contro gli attaccanti a digiuno da 50 giorni, è la costruzione corale a dover migliorare nel loro coinvolgimento. Spalletti nel post-gara si è divertito nel post gara a punzecchiare la gara rinunciataria del Torino, ma sa bene che il grimaldello, tra la potenza di Vlahovic, la classe di Yildiz e la velocità di Conceição, gli ingressi di David e Zhegrova si sarebbe potuto trovare: la vera sfida, per l’ex Ct, sarà far valere quei €233 milioni spesi in attacco, senza doversi trovare a fare le pulci su uno 0-0 contro una squadra di metà classifica.
Della prestazione granata c’è molto da salvare: a livello tattico, innanzitutto, la stabilità difensiva, che ad inizio stagione pareva un miraggio e sta diventando, salvo momenti di follia (vedi i primi 20’ casalinghi contro il Pisa), una felice costante. Nel primo tempo, il Torino non traballa dinanzi agli attacchi avversari: sceglie di star dietro la linea della palla e ripartir veloce con Ngonge e Simeone, ed a momenti combina anche uno scherzetto, se proprio il Cholito non si allungasse troppo il controllo davanti a Di Gregorio. Bene poi i cambi di Baroni nella ripresa, che alzano il baricentro e permettono alla squadra di giocarsela alla pari: Adams contribuisce moltissimo a questo proposito e si rivela necessario alla manovra offensiva, anche perché Vlasic nello scacchiere baroniano agisce oramai più da mezzala che da trequartista. Al di là del quoziente tattico, va detto che a livello attitudinale il Torino sta sviluppando doti importanti, che gli permettono di tenere i risultati (come con Napoli, Bologna e Juventus stasera) e di rimontare (come con il Pisa): e dopo un inizio terrificante anche da questo punto di vista, anche questo aspetto assume un valore maggiore.
Butterfly and spider: se questo match finisce a reti inviolate, gran parte del merito è dei portieri. Paleari è MVP dell’incontro perché colleziona un’altra prestazione salvifica, ma il dirimpettaio Di Gregorio è decisivo in almeno due occasioni, di cui una davvero miracolosa su Che Adams. Le difese fanno bene il loro mestiere, con quella bianconera che sembra più fare “ordinaria amministrazione” e quella granata più teatrale: Maripan è sontuoso nel guidare la retroguardia con Coco e Ismajli, e dall’altro lato Gatti vince tanti duelli e Koopmeiners sembra a suo agio e spesso è chiamato ad impostare. Per contro, davanti non troppe butterflies: Vlahovic volenteroso ma spuntato, Conceição fumoso, Yildiz spento sul fronte spallettiano, mentre il Cholito Simeone sembra pericoloso sempre ma di fatto ha sulla coscienza una occasione nitida. Nella battaglia di centrocampo, infine, si consuma il vero pareggio, con un sostanziale equilibrio tra le coppie Thuram-Locatelli e Asllani (meglio di Ilic)-Casadei.
Quello di Torino è oramai, mi si consenta di dirlo, il derby più triste d’Italia: sicuramente, la prima ragione è un Toro che ha delle statistiche horror, e che ultimamente non prova neanche più a vincerlo, anche se forse stasera è una delle poche eccezioni dell’ultimo ventennio. Dall’altro lato, però, c’è una Juventus che di certo negli ultimi tempi non sta incantando: nelle stagioni precedenti, nonostante un Torino remissivo, non ha sempre vinto, ed in questo match ha di fatto confermato di vivere un momento, ed una stagione, molto complicati. A causa di queste valutazioni tecniche, ma anche indipendentemente da esse, c’è poi qualcosa che distingue questo derby da tutti gli altri, oggi: un delta economico e tecnico che non si vede in nessuna altra stracittadina, e forse anche per questo una squadra, quella bianconera, che lo “sente” poco, reputandolo di lignaggio inferiore rispetto agli scontri con altre presunte big. Certamente, lo 0-0 dell'Allianz Stadium non fa che surrogare questa triste tendenza.
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