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Inter Kairat
, , 5 Novembre 2025

Inter-Kairat 2-1, Considerazioni Sparse


L'Inter ottiene il minimo risultato con il massimo sforzo: col Kairat i nerazzurri soffrono ma si regalano tre punti fondamentali.

Mentre per le strade formicolanti di New York si aggira — almeno stando ai resoconti dei politici più conservatori — lo spettro del comunismo evocato dalla vittoria elettorale del nuovo sindaco Zohran Mamdani, a Milano, città decisamente più abituata ai sindaci socialisti, si aggira invece quello delle figuracce europee, uno spettro con cui l’Inter convive da sempre, quasi quanto con le sue notti leggendarie e le vittorie continentali più esaltanti. A San Siro arrivano i kazaki del Kairat, la terza squadra più orientale che i nerazzurri abbiano mai affrontato in gare ufficiali, dopo gli Urawa Red Diamonds e i sudcoreani del Seongnam. In teoria, si tratta di una partita dal risultato scontato, da vincere con una goleada che accompagni l’Inter nel migliore dei modi verso una seconda metà della Fase Campionato di Champions League rovente e asfissiante, contro un avversario che sembra arrivare in Italia per una sorta di gita scolastica. E invece il Kairat sorprende: niente pranzo al sacco né macchine fotografiche, ma tanto coraggio e un’organizzazione di gioco solida, che coglie di sorpresa i padroni di casa. L’Inter reagisce male alle difficoltà, gioca una partita confusa e opaca, ma alla fine riesce a strappare i tre punti, grazie a una rasoiata di Carlos Augusto, che issa i nerazzurri in testa alla classifica e a punteggio pieno.

Nel corso di tutto il primo tempo, fino alla rete liberatoria di Lautaro Martinez, la squadra di Cristian Chivu sembra affetta da quel medesimo morbo che coglie la Nazionale italiana quando affronta partite contro avversari, almeno sulla carta, più piccoli e modesti: quelle che bisogna vincere a tutti i costi, e magari con largo margine. In pieno stile azzurro, più la gara va avanti e la porta del Kairat resta inviolata, più l’Inter si lascia prendere da un’ansia di prestazione, per certi versi persino comprensibile, ma che presto si trasforma in paura e nervosismo. Nella fase centrale della prima frazione il Kairat emerge e, senza timore reverenziale, si affaccia dalle parti di Sommer in modo pericoloso e inatteso. Il nervosismo crescente, generato dall’incapacità di sfondare le linee kazake, rende il palleggio nerazzurro più frenetico e impreciso e i padroni di casa alternano aperture e verticalizzazioni improvvise destinate al nulla a scelte disastrose in fase di rifinitura, mentre un certo lassismo difensivo da parte di Bisseck e Dumfries espone la corsia destra ai rischi di imbucate che per poco non costringono l’Inter a inseguire. La rete di Lautaro è allora catartica: libera la squadra dalla tensione accumulata, come già avvenuto con lo Slavia Praha, e restituisce equilibrio a un gruppo che si era mosso pericolosamente sul filo del nervosismo e della bulimia offensiva. Per l’attaccante argentino è una forma di espiazione per gli errori sotto porta; per la tifoseria di San Siro, una liberazione dagli spettri di Helsingborgs e Hapoel Beer Sheva.

Ci pensa il capitano del Kairat, l’israeliano Arad, con un colpo di testa che approfitta dell’atteggiamento d’immobilismo manzoniano e colpevole di Sommer e Dumfries, a far ripiombare il Meazza in quello stato di attesa catatonica dell’inevitabile. Tale attesa sembra concretizzarsi quando, senza Lautaro in campo, Esposito e Sucic si divorano occasioni da rete in serie, una dopo l’altra. L’Inter, pur mostrando la forza mentale necessaria per rientrare in una partita che aveva ormai dato per vinta, fatica a liberarsi dalle proprie paure e dalla confusione generale, fino a quando la palla calciata con potenza e precisione da Carlos Augusto conclude il suo rapido viaggio a filo d’erba verso il primo palo, dove lo sgraziato ma efficace Anarbekov non può proprio arrivare. L’Inter si concede così i tre punti e una serata europea da autentica “Pazza Inter”, come non se ne vedevano da tempo per una squadra che, negli ultimi anni, ci aveva abituato a una freddezza cannibalesca nell’affrontare partite di questo tipo. Anche la rete decisiva richiama alla memoria un gol simbolo dell’indole, o presunta tale, folle dei nerazzurri. Perdonerete il paragone ardito tra giocatori con poco in comune, ma la sponda di Pio Esposito per la rasoiata dal vertice dell’area di rigore di Carlos Augusto ricorda da vicino la dinamica con cui Stankovic Recoba completarono l’epica rimonta contro la Sampdoria nel gennaio del 2005.

L’andamento della sfida con il Kairat mostra ancora una volta quanto lavoro resti da fare per Chivu e il suo staff sulla tenuta mentale della squadra e sulla capacità di leggere e adattarsi all’imprevedibilità, naturalmente insita nelle pieghe del gioco del calcio. Occorre imparare a reagire agli imprevisti e alle difficoltà con la stessa prontezza con cui i nerazzurri sanno eseguire i piani partita studiati a tavolino. Nonostante l’ansia di prestazione sia frequente in gare di questo tipo e in una competizione come la Champions League, che ha già dimostrato — anche oggi pomeriggio — come non esistano più partite facili né squadre materasso, le difficoltà del primo tempo possono essere lette come la riproposizione di limiti caratteriali già noti. Quando l’Inter non riesce a piegare a suo piacimento l’andamento della partita, tende a innervosirsi e a perdere lucidità, esponendosi a rischi evitabili. Per le caratteristiche tecniche della rosa, per l’esperienza accumulata e per il suo stile di gioco corale, la squadra non può permettere che condizionamenti esterni — spesso minimi ma percepiti come letali e inaffrontabili — inceppino un meccanismo che dovrebbe garantire sempre un livello di prestazioni costante. Eppure, quel sistema si smarrisce quando l’Inter è nervosa, sotto pressione, incapace di mantenere il controllo della gara: lo si è visto a Napoli, e lo si è rivisto stasera contro Arad e compagni.

L’unico spettro che resta ad aggirarsi per San Siro è, alla fine, proprio quello della Pazza Inter, che dopo Verona riesce a conquistare un’altra vittoria decisiva senza meritarla fino in fondo, ma comunque preziosa non solo per la classifica, ma anche per lo stato psicologico della squadra. In questa fase della stagione per la compagine nerazzurra mantenere fiducia nella propria capacità di vincere le partite è fondamentale, anche quando la prestazione non convince pienamente. Onore al Kairat, squadra vera e artefice di una notte complicata per i vice campioni d’Europa, messi in difficoltà dall’eccellente gestione del pressing e da un coraggio encomiabile, non solo nell’approccio alla partita ma anche nel modo in cui gli ospiti non si arrendono ai due vantaggi interisti e continuano a cercare di spostare dalla loro parte gli equilibri di un match rimasto in bilico fino alla fine. Nessuno meglio degli interisti sa che “andarci vicino” conta solo a bocce, ma per la prima squadra del Kazakhstan a partecipare alla fase finale della massima competizione europea quella decisa da Carlos Augusto resterà una notte da ricordare, segnata dal coraggio e dalla dignità di chi ha sfiorato l’impresa.

  • Classe '99, pugliese come il panzerotto, studia a Bologna e soffre per l'Inter. Ama farneticare di calcio e cinema. Ha sul comodino la foto con Barbero e l'autografo di Mcdonald Mariga.

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