
I giornalisti non possono esultare?
La scena di due giornalisti di Sky Sport al gol dell'Inter ha destato polemiche e reazioni.
Il cronometro di Verona-Inter segna quasi il 93'. 1-1 sul tabellone di Bentegodi: al destro al volo di Zieliński ha risposto Giovane, per la prima volta in Serie A. L’Inter è riversata in attacco: Barella scodella in mezzo una palla morbida e lenta, sperando di trovare la testa di uno dei suoi compagni.
Il pallone, come in una fortunata pesca di beneficenza, non troverà nessun giocatore nerazzurro, ma la testa di uno sfortunato Frese che, inavvertitamente, lo spingerà dentro la propria porta. Inutile parlare dell'esultanza ospite: giocatori riversati in campo dalla panchina, Chivu - per un attimo incredulo - che solleva di peso Bastoni. Una vittoria pesante, arrivata in modo insperato.
Di questo gol, arrivato allo scadere, non sono stati contenti esclusivamente gli interpreti in campo, gli interisti incollati a DAZN e quelli giunti a Verona in un piovoso giorno di novembre, a destare le polemiche, questa volta, ci hanno pensato due giornalisti (secondo alcune fonti stagisti) della redazione di Sky Sport.
Nelle battute finali della partita sul canale Sky Sport 24, mentre il conduttore annunciava il vantaggio dell'Inter, si sono intraviste sullo sfondo due sagome avvinghiarsi e festeggiare platealmente l'autogol del Verona. Questo particolare non è sfuggito ai social, luogo fertile di polemiche sterili, scatenando reazioni polarizzate non necessariamente veicolate dal tifo di appartenenza.
L'argomento è stato oggetto di trattazione anche delle testate giornalistiche. A giudicare dai toni con cui viene riportato l'accaduto, più con l'intento di generare interazioni che di esprimere una reale opinione. Questo, con tutta probabilità, ci dà l'idea dei contenuti che popolano il web ogni giorno e che inquinano un mondo già saturo come quello del giornalismo di matrice sportiva.
L'ondata di indignazione da una parte del pubblico non è stata però l'unica reazione provocata dalla presunta esultanza in diretta: Francesco Ordine - con un post su X dai toni allarmistici quasi quanto l'arresto declamato in diretta da Maurizio Mosca - ha scritto che il direttore di Sky Sport, Federico Ferri, avrebbe prontamente esautorato i giornalisti e firmato una circolare interna in merito.
Quello che resta è il tema del tifo dei giornalisti. Un argomento che torna ciclicamente sulla bocca di tutti; che, magari inconsciamente, provoca fastidio ma, allo stesso tempo, non aggiunge assolutamente nulla al dibattito, se non creare delle ulteriori polarizzazioni.
Di appena qualche settimana prima, per esempio, un video, divenuto poi virale, di Fabio Caressa che si dispererebbe in tribuna stampa per un errore di Dovbyk. Sulla fede calcistica dei giornalisti (basta fare una semplice ricerca in Internet) si sono scritti articoli su articoli, assumendo più i tratti della narrazione scandalistica che di quella sportiva.
Quando si parla di tifo per i giornalisti si sfocia nel tabù: come se anche loro non fossero legittimati a simpatizzare per una o per l'altra squadra, al di fuori della professione. A volte, anzi, sembra proprio che siano i diretti interessati a godere nel non far sapere la squadra per cui tifano (ammesso ce ne sia una), onde evitare di essere additati di mancanza di professionalità. Meglio essere ambigui e dar seguito ai chiacchiericci?
Allo stesso tempo, pensare che chi segue uno sport quotidianamente non sia affezionato a una squadra è un esercizio inutile e dannoso: spesso questa ricerca serve solo a contestare l'imparzialità che dovrebbe caratterizzare il lavoro del giornalista. Come se sapere per quale squadra tifa un giornalista possa in qualche modo pregiudicare la sua oggettività.
Il decalogo di autoregolazione dei giornalisti sportivi, chiaramente, non vieta al giornalista di fare il tifo per una squadra, ma si limita ad affermare, tra le altre cose, che questo «riferisce correttamente, cioè senza alterazioni e omissioni che ne modifichino il vero significato, le informazioni di cui dispone» e «tiene una condotta irreprensibile durante lo svolgimento di avvenimenti che segue professionalmente». Le due prescrizioni riguardano l'ambito professionale, non quello personale, e impongono al giornalista coinvolto un codice di condotta ben preciso nell'ambito dello svolgimento del proprio lavoro.
Ferri, in un intervento al GiFFoni, era stato abbastanza tranchant in merito: «Il giornalista non è un tifoso. Oggi sui social ci sono troppi giornalisti tifosi, anzi solo. C’è un discorso di credibilità e terzietà che non può essere fatto con una lente tifosa. Attenzione, dunque, a non eccedere». Stuzzicato poi sulla telecronaca di Bergomi nella semifinale di Champions League contro il Barcellona, è sembrato propendere verso una risposta più moderata: «L’impeto di Beppe va contestualizzato. Da icona dell’Inter, gioiva per la propria squadra che stava giocando con un’avversaria imbottita di fenomeni».
Nella serata di ieri è stata diramata la misura adottata nei confronti dei due stagisti. La reazione della direzione di Sky Sport non può non aprire qualche parentesi sul doppio standard di giudizio: che differenza ci sarebbe tra il giustificare chi ha apertamente (e legittimamente) enfatizzato il racconto di una squadra nel corso di una telecronaca e non giustificare i due di Verona-Inter, peraltro non coinvolti in prima persona nel racconto della partita?
In che modo avrebbero minato all'imparzialità dell'emittente televisiva? È forse quest'ultima la chiave di lettura da cui bisognerebbe partire, per evitare che ogni parola e gesto possano essere travisati, nonché fonti di polemiche insensate e ingiustificate. Forse si dovrebbe più parlare di gaffe che di vera minaccia all'imparzialità.
È innegabile che non si possa arrivare a un grado di imparzialità perfetta: anche chi si trova a dover vestire i panni dell'imparziale è investito dal proprio stato emotivo. Il fulcro della questione, in questo caso, non riguarda però tanto chi informa, quanto chi riceve l'informazione: la tendenza a voler sentire quello che si vuole sentir dire, porta spesso a confondere l'imparzialità con un giudizio errato.
Questo apre ad una serie di pregiudizi e preconcetti sul soggetto che informa, credendolo sempre in malafede. In un certo senso, siamo noi utenti a essere parziali. Ecco perché importa così tanto conoscere per che squadra tifano i giornalisti: per costruirsi un ulteriore alibi quando ci troviamo in disaccordo con quanto viene detto. Questo, però, è un altro problema.
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.














