
10 nomi per la panchina della Fiorentina
I più sorprendenti, improbabili, papabili per sostituire Pioli come allenatore della Fiorentina.
Stefano Pioli non è più l'allenatore della Fiorentina. Dopo l'ennesima sconfitta, s'interrompe mestamente la seconda avventura da allenatore a Firenze del tecnico parmense, coi viola inchiodati in zona retrocessione. Non è arrivato il passo indietro, ma si sta trattando una sanguinosa - e costosa - separazione consensuale, ben anticipata rispetto al succulento triennale che solo pochi mesi fa la dirigenza (già colpita dalle dimissioni di Daniele Pradé) aveva offerto al tecnico.
La mancanza di una solida ossatura, il crollo di rendimento di tanti giocatori, le 0 vittorie in campionato dopo 10 giornate, una squadra di partita in partita sempre più sfiduciata e sempre più lontana da una qualsiasi condivisione di principi di gioco, culmine di un processo degenerativo probabilmente già iniziato lo scorso anno. Un nodo gordiano di problemi che Pioli ha contribuito a creare, invece che a districare.
Ora che l'esonero è divenuto realtà, chi sarebbe il sostituto ideale di Pioli sulla panchina della Fiorentina? Qui qualche nome, dai più improbabili, ai più ironici, ai più realistici fino ai più disperati.
Roberto Mancini
Fattibilità: 5/10
Suggestione: 5/10
Follia: 7/10
Il CT dell'Italia campione d'Europa, alla guida dell'Arabia Saudita nel biennio 2023/24, vanta un particolare legame con la Fiorentina: è la prima squadra che ha allenato (il suo esordio in panchina, alla Lazio, era da vice di Eriksson), ed è la prima squadra con cui ha vinto un trofeo. Contestualmente, l'ultimo trofeo depositato della bacheca del club gigliato. Perché non pensare a un gran ritorno dopo oltre vent'anni?
Ma ripercorriamo un attimo quell'esperienza. Il primo incarico da allenatore per Mancini fu contestatissimo già alla radice. Per le polemiche (e le critiche dei colleghi, l'Assoallenatori guidata da Vicini in testa) sull'opportunità di concedere all'ex calciatore jesino non solo la deroga per la mancanza del patentino da primo allenatore, ma soprattutto quella per essere già stato tesserato per una società di Serie A (la Lazio appunto, prima del breve ritorno in campo con la maglia del Leicester): una situazione - tuttora - esplicitamente vietata dai regolamenti federali.
La questione divenne caso di alta politica negli uffici della federazione, sbrogliato con discussa decisione favorevole (e contro il parere del consiglio tecnico federale) da parte di Gianni Petrucci, presidente CONI e in quel momento commissario straordinario della FIGC.
Il titolo conquistato (la Coppa Italia 2001) fu costruito in buona sostanza dal suo predecessore, Fatih Terim, che nel marzo di quell'anno si dimise al culmine di un'escalation di scontri con Vittorio Cecchi Gori, nel quadro di una Fiorentina che già stava mostrando pericolosi segnali di sgretolamento aziendale e finanziario. Mancini arrivò con la squadra già in finale: i viola si imposero nella doppia sfida sul Parma (0-1 al Tardini, 1-1 al Franchi), conquistando anche il posto in Coppa UEFA nonostante una modesta nona posizione in campionato.
Solo 4 vittorie in 13 partite di Serie A con Mancini quell'anno (la prima nel famoso lunedì del "semo tutti parrucchieri"), ma la squadra al suo arrivo - dopo il 3° posto raggiunto a metà gennaio - era già scivolata a metà classifica. La stagione seguente, si dimise a gennaio dopo la pesante contestazione seguita alla sconfitta casalinga di Perugia, con tanto di minacce allegate. In quel momento, la Fiorentina era penultima in classifica. Fallirà sei mesi dopo.
Mancini è a piedi da un anno, da quando la federazione saudita lo sollevò dall'incarico dopo il brutto avvio nella 3° fase AFC delle qualificazioni mondiali. Nelle prime 4 gare, 1 vittoria (colta al 90° contro la Cina), la sconfitta contro il Giappone e i dolorosi pareggi casalinghi contro Indonesia e Bahrein; risultati che si univano al modesto percorso in Coppa d'Asia (fuori agli ottavi contro la Corea del Sud). Nell'ultimo decennio il Mancio ha allenato solo 2 squadre di club, per 3 stagioni totali: 2 all'Inter, 1 allo Zenit, sempre con risultati modesti.
Il suo capolavoro resta l'Europeo 2021, colpo di coda di una selezione azzurra annaspante da troppo tempo; una vittoria da lui costruita e forgiata, con metodicità di lavoro e creazione di un contesto positivo, grazie a una piena fiducia dall'alto nei suoi confronti e a un pizzico di fortuna. Il punto più alto di un Mancini tornato libero dalla nomea di tecnico costoso ed esigente, muscolare e poco coraggioso, un Mancini che da CT il tipo di allenatore che forse avrebbe voluto essere nel club. Tre anni splendidi, svaniti nel nulla o quasi, travolti dalla mancata qualificazione al Mondiale e da un ultimo anno di gestione azzurra tappezzata di macerie e convocazioni spot.
Pare praticamente impossibile sperare che il tecnico jesino possa essere, nell'attuale situazione caotica di Firenze ben diversa rispetto a quella - all'epoca - particolarmente ben disposta della vicina Coverciano, l'uomo in grado di tirar fuori soluzioni rapide per una squadra depressa, e a cui pare mancare il tempo per deprimersi. Ma le vie del calcio alle volte sono imponderabili. Con la Fiorentina in Conference, magari è la volta buona per riportare un trofeo...

Possibile formazione (4-3-3): De Gea; Comuzzo, Pongracic, Ranieri, Gosens; Nicolussi Caviglia, Fagioli, Ndour; Dodô, Kean, Gudmundsson.
Paolo Vanoli
Fattibilità: 8/10
Suggestione: 6/10
Follia: 4/10
Se Mancini è l'allenatore dell'ultimo trofeo della Fiorentina, Paolo Vanoli ne è stato l'artefice in campo. Proprio l'ex allenatore del Torino è l'autore del gol-vittoria al Tardini nell'andata della finale: se di legacy c'è bisogno, a Vanoli non manca. In nessun senso.
Perché, sempre in tema di ricorsi storici, il Vanoli calciatore è autore di un altro gol pesante nella storia gigliata, stavolta da avversario: sempre una finale di Coppa Italia (il ritorno del 1999), sempre una sfida tra Fiorentina e Parma, al 71' gela il Franchi siglando il gol del 2-2 definitivo. L'ultima beffa di una stagione che vede, tra le altre, la Fiorentina coinvolta nella famosa bomba carta dell'Arechi in Coppa UEFA (0-3 a tavolino), il sogno di uno scudetto dopo un girone d'andata chiuso al 1° posto (primi in solitaria fino alla 20°), l'infortunio di Batistuta col Milan e relativa crisi della squadra allenata da Trapattoni.
Vanoli - in viola dal 2000 al 2002 -, il suo debito con la storia della Fiorentina in fondo lo ha già pagato. Perché dovrebbe infilarsi nel ginepraio viola attuale? Dopo Torino e gli sbotti di Cairo per quella che era la sua prima panchina in Serie A (che seguiva l'ottimo lavoro fatto a Venezia, l'improbabile vittoria della Coppa di Russia nel 2022 con lo Spartak Mosca, gli anni nello staff di Conte tra Chelsea e Inter, e il lungo percorso con le nazionali giovanili), forse non merita una società che con gli allenatori ha da anni un pessimo rapporto, e il cui clima di contestazione generale si sta avvicinando ai livelli della gemellata piazza granata.
I fattori pratici sembrano però spingere per questa soluzione. Allenatore libero, non di profilo altissimo; non si presenta come esoso (a differenza di Pioli), in granata è riuscito a cavare qualcosa da una situazione sempre più disastrosa. Malleabile sul modulo, scevro da eccessive rigidità che renderebbero difficoltoso un suo subentro in corsa, comunque definito nei suoi principi di gioco chiamati a ricercare verticalità (in tempi recenti, pare esser diventato un feticcio per i dirigenti viola) tramite una costruzione diretta e sviluppi sulle corsie laterali. Il problema? La Fiorentina sembra aver maturato nei mesi una progressiva inadeguatezza, al limite del rifiuto, verso un calcio di ritmo e velocità; riproporlo alla squadra seppur in un'altra veste potrebbe non essere semplice.

Possibile formazione (3-5-2): De Gea; Pongracic, Pablo Marì, Ranieri; Dodô, Fagioli, Nicolussi Caviglia, Mandragora, Gosens; Piccoli, Kean.
Raffaele Palladino
Fattibilità: 7/10 (0/10 fino alle dimissioni di Pradé)
Suggestione: 5/10
Follia: 10/10
Premessa forse inutile: la rottura - improvvisa e carica di strascichi - tra Palladino e la Fiorentina è dovuta al costante, malcelato contrasto tra il tecnico e il DS della Fiorentina, Daniele Pradé. Contrasto visibile già a partire dalla conferenza stampa di fine mercato a settembre 2024, dove il direttore apostrofò severamente Palladino e il rendimento di inizio stagione dei viola (un preliminare di Conference passato solo ai rigori, 3 pari e 1 ko dopo le prime 4 giornate); forse ancor prima, quando il tecnico, a seguito di alcune modeste amichevoli precampionato, calcò la mano su determinate scelte di mercato, a partire dalla bocciatura dei portieri (al quale seguì l'arrivo di De Gea) e dalle mancanze sugli esterni e a centrocampo.
Dopo un avvio anche promettente, sugellato dagli arrivi di Kean (chiesto dal mister) e Colpani (avuto a Monza), il rapporto tra Palladino e Pradé si è raffreddato rapidamente e mai più ricucito. Difficile riassumere tutto a un'unica motivazione: probabilmente, i due parlavano lingue troppo diverse, ed entrambi si sono sempre preoccupati molto - troppo - di farsi piacere alla piazza, cosa non molto d'aiuto quando subentrano problemi e serve sinergia per affrontarli.
Possibile anche che la fuga di Palladino sia stata dovuta a valutazioni ancor più pratiche - subodorato l'impossibilità di risolvere determinati problemi della Fiorentina? - : rimanere a Firenze sarebbe equivalso a impantanarsi, meglio quindi levare le tende. In questo caso, ovvero di ragionamento sulle prospettive tecniche della squadra, un suo ritorno sembra difficile da pensare. Perché riprendere in mano a novembre un contesto considerato irrecuperabile a giugno?
Certo, il ritorno dell'allenatore di Mugnano di Napoli nelle vesti di salvatore della patria sarebbe una soluzione a poco rischio per lui: nella peggiore delle ipotesi, avrebbe proprio la scusante di aver preso in mano una situazione già compromessa da Pioli e dalle scelte del suo odiato nemico, mentre le pretese dopo un avvio così disastroso rimarrebbero comunque modeste.
Oltretutto, nel 2024/25 il grande merito di Palladino, pur dentro un quadro di criticità incancrenitesi nel corso della stagione, è stato quello di avere una forte presa emotiva sul gruppo, compensando in parte i crescenti problemi di espressione di gioco e resistendo sia a momenti traumatici che a vistose flessioni di rendimento. Quello di saper (nel caso) come riannodare il filo emotivo con la squadra potrebbe essere una peculiarità preziosa da mettere sul piatto.
Diverso il discorso per la Fiorentina: richiamare Palladino vorrebbe probabilmente dire gettare benzina una piazza già in fiamme, che sulla sua figura si è fratturata (con estremi, tanto per cambiare, surreali) già nel finale della scorsa stagione, con la severa contestazione dopo la sconfitta di Venezia. A livello ambientale, un suo ritorno non sarebbe d'aiuto, e anzi forse creerebbe ulteriori malumori collettivi. D'altronde, non pare troppo realistico che il tecnico abbia modo, nella situazione attuale, di risolvere quelle criticità sulle quali ha, volente o nolente, "battuto il muso" per gran parte della scorsa stagione.

Possibile formazione (3-4-2-1): De Gea, Pongracic, Pablo Marì, Ranieri; Dodô, Nicolussi Caviglia, Mandragora, Gosens; Gudmundsson, Fagioli; Kean.
Daniele De Rossi
Fattibilità: 6/10
Suggestione: 6/10
Follia: 6/10
"De Rossi alla Fiorentina" si è letto spesso negli scorsi mesi. Le quotazioni dell'allenatore romano, accostato a molteplici panchine ma ancora a piedi dopo l'improvviso (e ingeneroso) esonero dalla guida della Roma nell'avvio della passata stagione, paiono destinate a calare ancora con la dimissioni di Pradé da DS dei viola.
Tuttavia, De Rossi resta un tecnico voglioso di rimettersi in pista e di lavorare sul campo, e ci sarebbe da aspettarsi poche remore almeno rispetto alla critica posizione di classifica dei viola. Discorso valido anche per il suo possibile approdo in un'altra piazza in crisi, il Genoa chiamato a sostituire Vieira. In fondo, la sua prima esperienza da allenatore (S.P.A.L.) fu quella di subentrante in un contesto tecnicamente disperato e organizzativamente in disfacimento. Non andò benissimo, ma tant'è.
A Roma - ambiente complicatissimo, nel quale De Rossi aveva una certa aura da spendere - l'esperienza dell'allenatore ostiense vide, almeno in parte, lo sblocco della squadra giallorossa dalle rigidità tattiche e dalla tensione emotiva che con Mourinho si erano cristallizzate. La verve sanguigna e le propensioni tattiche di De Rossi potrebbero fare lo stesso effetto a Firenze? Difficile dirlo, anche se questi fattori sembrano quelli che stanno maggiormente deprimendo alcuni dei giocatori viola, Fagioli e Nicolussi Caviglia su tutti, sempre più in preda all'ansia e in difficoltà a gestire i rischi.

Possibile formazione (4-2-3-1): De Gea, Dodô, Pongracic, Comuzzo, Parisi; Nicolussi Caviglia, Fagioli; Fazzini, Gudmundsson, Gosens; Kean.
Thiago Motta
Fattibilità: 1/10
Suggestione: 9/10
Follia: 7/10
A Firenze era finita, da Firenze potrebbe ricominciare. L'avventura in bianconero di Thiago Motta si era definitivamente interrotta con quel Fiorentina-Juventus 3-0, dove la sua squadra - reduce dal pesantissimo 0-4 contro l'Atalanta - si andò a sbriciolare al primo affondo gigliato. Una premessa sufficientemente psicodrammatica, per rendere allettante il ritorno di un calcio integralista (sic!) tra le mura del Violapark.
Le possibilità di vedere l'ex bianconero sulla panchina della Fiorentina rasentano il minimo: l'italo-brasiliano - pur essendo tesserabile a norma di regolamento - è ancora sotto contratto con la Juventus, e dovrebbe prima risolvere il proprio legame coi bianconeri per poter tornare in pista. Rinunciare al succoso stipendio di casa Agnelli, per rischiare di finire a giocarsi la salvezza, potrebbe non essere troppo stimolante.
L'approccio ferreo e decisamente spigoloso di Motta, tanto sul piano tattico quanto su quello umano, sublimatosi a Bologna ma causa di tanti malumori alla corte degli Elkann, potrebbe essere la radicale terapia d'urto per i malanni di una squadra oramai in prognosi riservata. La Fiorentina mostra enormi difficoltà nell'uscita pulita da dietro, seppur dotata di un buon pacchetto di palleggiatori in mezzo al campo: forzare la mano sulla fattibilità di una prima costruzione pulita e volta ad attirare il pressing (operazione già fallita da Palladino), potrebbe essere la pericolosa medicina da somministrare alla squadra viola per farle superare il suo empasse psicologico. O, più brutalmente, per metterne fine alle pene.

Possibile formazione (4-2-3-1): De Gea; Dodô, Pongracic, Ranieri, Gosens; Nicolussi Caviglia, Sohm; Gudmundsson, Fagioli, Kean; Dzeko.
Albert Riera
Fattibilità: 3/10
Suggestione: 9/10
Follia: 10/10
Spagnolo di nascita, un passato da calciatore particolare. Dopo ottime stagioni all'Espanyol passa al Liverpool, dove si guadagna la chiamata in nazionale nel ciclo della Spagna poi campione del Mondo (salvo perdere il treno perché sbattuto fuori squadra da Benitez ai Reds); 2 anni e mezzo al Galatasaray (l'ultimo con Mancini, che lo taglia a gennaio) dove gioca bene ma finisce per fare a botte con Felipe Melo; tappa intermedia al Watford prima della comparsata di 2 mesi all'Udinese di Stramaccioni, dove viene licenziato perché diserta Udinese-Chievo (1-1, 200° rete di Di Natale coi bianconeri) per vincere qualche mano di poker al Casinò di Nova Gorica. Un mese prima aveva definito l'Udinese "il peggior club" nel quale fosse stato.
Ecco, Albert Riera, oggi allenatore degli sloveni del Celje, è anche questo. Un pazzo, che non le manda a dire e probabilmente ne dice pure troppe.
Lo sanno bene i tifosi viola, che hanno incrociato la sua squadra nella Conference League dello scorso anno, dove trovò modo e maniera per litigare platealmente con Palladino, in campo e nelle punzecchiature in conferenza stampa: dal "consiglio alla Fiorentina di preparare seriamente la gara di ritorno", alla bagarre al termine del match di ritorno, fino all'ancor più velenoso "la mia squadra ha un valore economico di €13 milioni contro i €300 della Fiorentina. Palladino è più giovane di me, deve imparare tanto. Spero di poterci confrontare ancora quando avremo squadre di pari valore."
Tra Celje e Fiorentina finì 1-2 all'andata, con De Gea ritrovatosi a levar castagne dal fuoco nel finale, e 2-2 al ritorno, dove Kean raddrizza una partita ribaltata con personalità dagli sloveni. Classica doppia sfida che, "a portieri invertiti", sarebbe finita diversamente. Nonostante la vistosa differenza di caratura, il Celje uscì dalla terza coppa europea in maniera più che dignitosa: non solo per lo scarto ridotto con il quale venne eliminato, nemmeno per i momenti di sudore freddo fatti correre ai viola in entrambe le gare, ma soprattutto per l'approccio fortemente propositivo alle partite.
Difesa alta, ricerca insistita del palleggio pulito per risalire in campo, pressione già sulla prima costruzione, ritmo nelle fasi di non possesso. Tratti caratteristici del suo calcio, che il Celje prova con caparbietà a proporre anche nell'Europa minore.
Riera ha iniziato la sua carriera come vice di Terim al Galatasaray, per poi prendere l'incarico di primo allenatore in Slovenia. Con l'Olimpia Lubiana nel 2023 piazzò subito il double, nonostante una precoce eliminazione dai preliminari di Conference. L'anno successivo parte (bene) proprio al Celje, poi prima della 12° di campionato scappa all'improvviso per assumere la guida del Bordeaux: finisce male, con la squadra francese travolta dal fallimento finanziario. Torna un po' mestamente al Celje nel 2024/25, dove punta tutto sulle coppe, nazionali ed europee. Insieme ai quarti di Conference, si aggiudica la Coppa di Slovenia grazie al quale accede ai preliminari di Europa League.
Quest'anno, dopo una lunga sequela di turni eliminatori tra UEL e Conference, guida in solitario il campionato nazionale e in condominio - tra le altre, proprio con la Fiorentina prima per differenza reti - il girone unico di Conference. Grazie anche alle reti di Franko Kovacevic, poliedrico centravanti croato dalla carriera bislacca, che dopo anni di anonimato con il tecnico spagnolo ha preso a viaggiare a ritmi realizzativi vertiginosi (11 in campionato, 2 in coppa nazionale, 12 in Europa, tra cui una tripletta all'AEK Atene). Tutto abbastanza folle per renderlo un'opzione più che valida per guidare la Fiorentina.

Possibile formazione (4-3-3): De Gea, Dodô, Pongracic, Comuzzo, Gosens; Nicolussi Caviglia, Fagioli, Ndour; Fortini, Kean, Gudmundsson.
Alessandro Gazzi
Fattibilità: 1/10
Suggestione: 5/10
Follia: 9/10
"Ma come Alessandro Gazzi?": calciatore degli anni '10, soprattutto con Torino e Bari, con oltre 500 presenze da professionista, poco più di 200 in Serie A. Mediano di rottura e di fatica, pretoriano di Conte e poi di Ventura con i galletti, assurto alle cronache - purtroppo - non solo per la sua presenza in campo nel mitologico 2-3 del Toro al San Mames di Bilbao, ma anche per il suo coinvolgimento nel caso calcioscommesse del 2011. Ammise l'omessa denuncia, patteggiando 3 mesi di squalifica.
Profilo umano anomalo quello di Gazzi, per esser (stato) un calciatore professionista. Appassionato di lettura e scrittura, l'ex granata è penna ben più elegante di quanto fosse il suo gioco in campo. Da anni collabora con varie testate, ha scritto un'autobiografia, e gestisce un blog personale, sul quale parla di vari temi, ma in maniera quasi sistematica legati dal filo conduttore del pallone.
Sempre sul suo blog ha pubblicato estratti della sua tesi al corso di allenatore Uefa PRO, recentemente conseguita, intitolata "Beyond the line, tra parole identità e campo". Il lavoro, dalle poche ma intense righe a disposizione, sembra focalizzarsi sugli aspetti sociologici, pedagogici e comunicativi dell'allenatore, all'interno di quel microcosmo chiamato calcio e soprattutto del "contesto totalizzante" di una società di calcio professionistico. Aspetti di profonda complessità, peraltro decisivi nel funzionamento di una squadra di pallone, e tuttavia - in quel di Firenze - da tempo immemore considerati nel pubblico dibattito con estrema superficialità. E infatti...
"Lo scritto è una cosa, il campo è un'altra", penseranno i cultori delle soluzioni semplici. Ma che un tecnico, anzi una persona così attenta e consapevole della dinamica del ruoli all'interno di uno spogliatoio e di un club, che mostra - si perdoni la semplificazione - una particolare delicatezza e riflessività rispetto al pallone, potrebbe essere quella scelta persino efficace nel tentativo disperato di ricostruzione psicologica di una squadra in pezzi. O almeno per legare con Nicolussi Caviglia.
Per immaginare un XI di partenza, ci possiamo appellare alle due esperienze avute come assistente di Zaffaroni sulle panchine di Feralpisalò e Südtirol: 3-5-2, accoppiamenti rigidi agli avversari, ricerca di una costruzione ordinata piuttosto che della verticalità ossessiva, equilibrio. E fiducia.

Possibile formazione (3-5-2): De Gea; Pongracic, Comuzzo, Ranieri; Dodô, Sohm, Nicolussi Caviglia, Fagioli, Fortini; Dzeko, Kean.
Daniele Galloppa
Fattibilità: 9/10
Suggestione: 2/10
Follia: 3/10
Quando si parla di lotta salvezza, panchine che saltano o situazioni disperate, la soluzione-ponte più semplice e da comfort zone è promuovere, temporaneamente o meno, il tecnico della Primavera. Nel caso della Fiorentina, l'amaro calice spetterebbe a Daniele Galloppa, allenatore delle giovanili viola dal 2020, dal 2023 alla guida proprio della Primavera.
Il Galloppa allenatore è fautore del calcio propositivo, fortemente orientato alla valorizzazione dei valori tecnici individuali, concetto quest'ultimo più volte ripetuto in una sua intervista per Repubblica dello scorso anno. Tra i suoi punti-chiave, l'uscita dal basso metodica, ben preparata, propedeutica a una risalita ordinata e a possibili verticali. Ancora, intensità e pressione alta - rare a vedersi a livello giovanile - per recuperare il pallone più avanti possibile e andare subito in porta.
Non pochi in prima squadra quelli passati dalle sue mani: dai giovani Kospo e Kouadio per ora chiamati a fare la spola tra le due formazioni (due presenze con i grandi per l'ultimo citato), fino a Comuzzo e al secondo portiere Martinelli.
Sulla panchina dei ragazzi gigliati, dopo un primo anno molto complicato ma condito comunque dalla vittoria della Coppa Italia 2023/24, Galloppa è riuscito a trovare soluzioni proficue per la squadra. Al momento dell'intervista di cui sopra, il mister era fresco di accesso ai playoff scudetto del campionato Primavera1 (la Fiorentina si arrenderà solo in finale, 0-3 contro l'Inter). Quest'anno, dopo 10 giornate la Primavera viola è 2° in classifica, all'apparenza già proiettata verso i playoff.
La poliedricità sul modulo di partenza non rende semplice immaginare le sue scelte per un potenziale XI titolare. Proviamo a immaginarlo su quello che è il suo stile di gioco.

Possibile formazione (3-4-2-1): De Gea; Pongracic, Comuzzo, Ranieri; Dodô, Nicolussi Caviglia, Mandragora, Gosens; Fagioli, Gudmundsson; Kean.
Adrian Mutu
Fattibilità: 2/10
Suggestione: 7/10
Follia: 3/10
La Roma 2024/25 svoltò affidandosi, dopo la disastrosa parentesi Juric, al suo padre nobile, Claudio Ranieri. La Fiorentina non ha questa carta da giocare: il più papabile in questo senso poteva esser Prandelli, già bruciato nel 2020/21. L'ennesimo ritorno di Iachini non può esser davvero spendibile in tale ottica, né tantomeno può esserlo davvero il ritorno di Alberto Aquilani stavolta in prima squadra, dopo le esperienze da giocatore e da allenatore della primavera (peraltro, attualmente non senza problemi sulla panchina del Catanzaro).
Eppure. Eppure Adrian Mutu, nonostante il curriculum non entusiasmante in Romania, diventa un pensiero credibile nel quadro di disfacimento generale della Fiorentina. Non per il profilo tecnico di per sé, ma quasi solo ed esclusivamente per quella minima capacità di trasmettere fiducia grazie al suo status, figlio della carriera da calciatore in viola.
Si parla di una soluzione disperata, priva di senso proprio come è privo di senso questo avvio di annata della squadra toscana. Non una soluzione tampone, ma un coma indotto come premessa di un radicale reset di ogni figura di responsabilità all'interno del club. Mutu come parafulmine, come facciata dipinta di quelle che nascondono le impalcature dei cantieri nei palazzi storici. Che, nel caso della Fiorentina, paiono sorgere su delle macerie.

Possibile formazione (3-5-2): De Gea; Pongracic, Pablo Marì, Ranieri; Dodô, Ndour, Mandragora, Sohm, Gosens; Gudmundsson, Kean.
Luca Gotti
Fattibilità: 4/10
Suggestione: 0/10
Follia: ∞
Nessuna motivazione, se non quelle più che valide già descritte in questo articolo. Solo per il meme, e per poter magari uscire con stile dal ginepraio attuale. Ma anche per poter snocciolare alcuni dati curiosi sui precedenti.
L'unica vittoria di Gotti da allenatore contro i viola è un Udinese-Fiorentina 1-0 del 2021. La siglò Nestorovski, attaccante che in 4 anni a Udine di gol ne fece 8 in totale. L'ultimo incrocio è quello dell'anno scorso del Via del Mare, quando guidava proprio il Lecce oggi fatale a Pioli: la Fiorentina si impose 6-0.

Possibile formazione (4-4-2): Martinelli; Comuzzo, Pongracic, Pablo Marì, Ranieri; Fortini, Sohm, Mandragora, Gosens; Piccoli, Kean.
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