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Inter Hellas Verona
, , 2 Novembre 2025

Hellas Verona-Inter 1-2, Considerazioni Sparse


Un autogol allo scadere beffa l'Hellas Verona e regala i tre punti ad un'Inter in piena versione "Giorno dei Morti"

Hellas Verona e Inter, come del resto d'abitudine per queste due squadre, ci regalano una sfida al cardiopalma, una specie di film un po' thriller e un po' horror molto in tema col periodo. Essere salvati dalla campanella è un detto di origine anglosassone che fa riferimento a quelle situazioni in cui, in modo insperato, una difficoltà si risolve con un colpo di scena improvviso, proprio un attimo prima che accada l’irrimediabile. Al contrario di quanto saremmo portati a credere, il modo di dire non nasce dalla campanella scolastica, bensì da quelle che venivano installate al di sopra delle sepolture dei morti e che, per mezzo di una cordicella, permettevano a chi fosse stato sepolto ancora vivo di suonarla e farsi salvare, appunto, “dalla campanella”. Si tratta di un modo di dire perfettamente aderente al contesto autunnale in cui ci troviamo e al Giorno dei Morti che oggi la Chiesa cattolica celebra, ma soprattutto calzante rispetto alla domenica difficile che l’Inter ha vissuto a Verona, commensale dell’Hellas nel lunch match del 2 novembre. La squadra di Chivu – anche per merito dell’ottimo Verona – gioca male, crea poco e rischia più volte di subire il colpo fatale che la premiata coppia Giovane-Orban sfiora in più occasioni. Ma proprio quando mancavano pochi minuti alla morte dei nerazzurri ci pensa la campanella – travestita dal faccione di Martin Frese – a salvare gli ospiti da un pareggio che avrebbe rischiato di inceppare, soprattutto dal punto di vista psicologico e caratteriale, la rincorsa al primato in classifica in una giornata particolarmente favorevole sul piano del calendario.

I gol allo scadere nei confronti tra le due squadre sono una sicurezza

Halloween è già passato, ma evidentemente i ragazzi di Chivu non hanno smesso di festeggiarlo, visto che molti di loro decidono di presentarsi in campo ancora coi travestimenti di qualche giorno fa. Lautaro Martínez e Bonny, ad esempio, decidono di camuffarsi da fantasmi e di replicare l’impalpabilità tipica degli spiriti più archetipici. Il capitano dell’Inter si traveste da Casper, optando per quella tipologia di spettro più imbranata e pasticciona, che cerca di rendersi utile e fare del bene al resto della squadra, riuscendo tuttavia solo a creare caos senza però riuscire ad abbracciarlo; il francese, invece, sceglie il Tipo Timido dei videogiochi di Super Mario Bros., replicandone al meglio la timidezza pavida e sconclusionata, nonostante i suggerimenti di Chivu a sfoderare i muscoli con pose di balotelliana memoria. Yann Sommer, infine, decide di punzecchiare le paure ataviche degli interisti e sfodera un bellissimo travestimento da Samir Handanović, che cerca di imitare sul tiro che porta alla rete di Giovane, riuscendoci peraltro in modo egregio, vista la poca convinzione con cui si oppone alla conclusione che propizia la prima rete in Italia dell’attaccante.

Al di là delle scelte carnevalesche dei giocatori, il dato più significativo e preoccupante che l’Inter può estrapolare dalla trasferta veneta è quello relativo al modo in cui il cattivo rendimento del reparto offensivo condizioni negativamente non solo la qualità realizzativa, ma anche quella in costruzione della squadra e la sua capacità di difendere alta senza concedere campo e possesso agli avversari. Lautaro e Bonny, contro il Verona, sono stati incapaci di offrire uno sfogo alla costruzione dell’Inter, già resa difficile dal pressing dei padroni di casa, di far salire la squadra difendendo e lavorando palloni, né tantomeno sono riusciti a legare il gioco e offrire profondità ai compagni. Come ormai avevamo imparato nella scorsa stagione, e come aveva confermato la sconfitta contro il Napoli, l’Inter gioca bene e sviluppa in modo soddisfacente le due fasi solo quando le sue punte — a prescindere da quali vengano scelte da Chivu — riescono ad assicurare un rendimento minimo all’altezza della situazione. Oggi ciò non è accaduto e, di conseguenza, l’Inter ha costruito molto poco, facendo fatica a risalire il campo e rischiando più volte di finire sotto, perché la squadra ha dovuto costantemente sbilanciarsi in avanti per sopperire alle mancanze degli attaccanti. Non è un caso, al di là dell’autorete provvidenziale di Frese, che per la terza partita consecutiva a finire sul tabellino dei marcatori siano i centrocampisti (oggi Zielinski, con una rete formidabile), mentre latitano gli attaccanti: una matassa che il ritorno sempre più vicino di Marcus Thuram potrebbe aiutare a sbrogliare, ma che potrebbe rimanere comunque ingarbugliata.

Questo Hellas Verona-Inter sa proprio di beffa per gli scaligeri. A differenza dell'ultima uscita con il Como, gli uomini di Zanetti hanno approcciato bene il match, con tenacia ed aggressività in fase di non possesso. Gagliardini e compagni hanno subito dimostrato di essere organizzati senza palla, arginando i nerazzurri e facendoli impantanare nella pioggia e nel loro giro palla sterile e tutt'altro che frizzante. L'Hellas sembra capace di incanalare il match a proprio piacimento, ma l'eurogol di Zielinski è una doccia fredda. La rete del polacco è una di quelle che ti taglia le gambe, che può abbattere. Ma i gialloblù confermano di essere degli ossi duri, rimangono in partita e sfruttano le sbavature degli avversari, come nell'occasione del goal del pareggio. Quando il pallone si insacca il Bentegodi diventa una vera e propria bolgia - forse anche per un senso di liberazione per la prima rete in campionato di Giovane - e l'Inter perde smalto. Nel secondo tempo la partita riprende sulla falsa riga del primo tempo: il traguardo sembra vicino. Ma proprio sul gong, quando i giochi sembrano fatti e i tifosi veronesi non vedono l'ora di mettere le mani su un punto d'oro, il destino si rivela avverso. Barella effettua un cross senza grosse pretese, il pallone sbatte sul viso di Frese e prende una traiettoria strana, Montipò non può nulla: si conclude così il mesto ed incredibilmente sfortunato pomeriggio dell'Hellas Verona.

Sono serviti 762 minuti, 27 tiri - di cui 14 nello specchio della porta - e innumerevoli sguardi imploranti verso il cielo a Giovane per trovare la prima rete in Serie A con la maglia dell'Hellas Verona. Paradossalmente lo fa contro una delle squadre più attrezzate del campionato e, ancor più curiosamente, tramite una conclusione effettuata col destro. Il fatto che il suo primo goal in gialloblù sia arrivato grazie a un tiro col piede debole dopo aver consumato lo scarpino sinistro a furia di concludere da qualsiasi posizione nel corso delle nove partite precedenti è ai limiti grottesco. Oltre alla marcatura, va detto che Giovane contro l'Inter ha giocato una partita solida e convincente, fatta di intriganti strappi palla al piede che hanno consentito ai suoi di risalire la china e di preziosi ripiegamenti nella propria metà campo. Questo match conferma come l'efficacia offensiva del Verona dipenda in gran parte dallo stato di forma del brasiliano: non a caso, quest'ultimo ha partecipato a quattro reti sulle sei complessive segnate dalla squadra di Paolo Zanetti.

  • Nato a Venezia nel 2003, studia Scienze della Comunicazione a Verona. Si è avvicinato al mondo del calcio grazie alle repliche delle partite di Serie A su Rai Sport e a quelle del PSG su Sportitalia.

  • Classe '99, pugliese come il panzerotto, studia a Bologna e soffre per l'Inter. Ama farneticare di calcio e cinema. Ha sul comodino la foto con Barbero e l'autografo di Mcdonald Mariga.

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