Logo sportellate
Fiorentina Lecce Dzeko
, 2 Novembre 2025

Fiorentina-Lecce 0-1, Considerazioni Sparse


Un Lecce sicuro di sé fa sprofondare la Fiorentina.

"Profondo Viola" è il titolo di un libro di qualche anno fa, scritto dallo storico dello sport Massimo Cervelli, che ripercorre la triste epopea del fallimento della Fiorentina datato 2002. Ora, pare da escludere che il club toscano sia a un passo dal fallimento finanziario, ma di certo è nel pieno di un disastro sportivo difficilmente pronosticabile e di dimensioni spaventose. Alla decima giornata, zero vittorie, penultimo posto in solitaria (attendendo la sfida del Genoa contro il Sassuolo), e sesta sconfitta in campionato rimediata, contro un Lecce decisamente più consapevole della propria situazione e più settato sull'importanza di quella che, a tutti gli effetti, era una sfida-salvezza.

Di Francesco torna a vincere dopo un mese esatto, dopo le due discrete ma poco produttive gare contro Napoli e Udinese e il pareggio con il Sassuolo. Lo fa con un primo tempo più coraggioso e soprattutto attento rispetto ai padroni di casa, e una ripresa all'insegna della minimizzazione del rischio. Il Lecce è una squadra, al netto di tutto, che comunque ad oggi ha i suoi equilibri, ha le sue gerarchie più o meno definitive, ha i suoi meccanismi da ricercare in campo: non viaggia a tentoni, ma conosce la sua difficile strada. Pochi cambi rispetto al ko contro il Napoli: Stulic per Camarda, Tete Morente per Pierotti, coperti da un centrocampo quantitativo e predisposto a una gara di poco possesso e tante ripartenze. Squadra con idee batte squadre senza idee, ancora una volta.

Pioli, sempre più sulla graticola e dentro un vortice di caos anche societario (a due giorni dalla gara si era dimesso, dopo un lungo regno, il direttore sportivo Daniele Pradé), viaggia invece a tentoni, proprio alla ricerca di quell'equilibrio che la Fiorentina continua a non avere. Cambia tanto per questa sfida il tecnico ex Milan: nel 3-5-2 ci sono Fortini come quinto di sinistra, Comuzzo spostato centrale di marcatura nella difesa a tre, Dzeko e non Gudmundsson (o Piccoli) in coppia con Kean. In mezzo, il centrocampo che qualcosa di buono aveva fatto intravedere nella sfida contro il Rapid Vienna, con Nicolussi playmaker, Fagioli mezzala creativa, Ndour mezzala muscolare: saranno i primi a franare, finendo tutti sostituiti all'intervallo, per una mossa che, seppur comprensibile, pare restituire - di nuovo - l'idea di un contesto dove nessuno si fida più di nessuno.

I due minuti intorno al quarto d'ora, dove Fagioli e Nicolussi Caviglia, in rapidissima successione, rimediano due gialli che denotano soprattutto l'ansia della Fiorentina, sono non tanto la causa di un'ennesima partita destinata a prender una china complicata, quanto la cartina tornasole dello stato depressivo che serpeggia tra i gigliati. Correttivi tattici o scelte tecniche differenti non possono oggi curare un male che ormai si è spostato su un diverso piano, ben più complesso da gestire o risolvere: quello psicologico, di una squadra che non ha più alcuna luce, alcun entusiasmo nel giocare a pallone. Al 23' Ndour, perdendo un pallone drammatico in uscita per la troppa lentezza nello scarico, innesca la verticale del Lecce che va a decidere la partita. Azione che Medon Berisha apre con il recupero e chiude con il gol, altro discreto esempio della differenza di reattività e intensità tra Lecce e Fiorentina.

Tutti gli accenni di buona volontà mostrati dai viola nel primo quarto d'ora svaniscono sepolti da tonnellate di paura. Il Lecce gestisce e governa, senza più pungere (l'ultimo tentativo di conclusione avviene al minuto 66') ma senza nemmeno subire veramente. Certo, ci sarà un Falcone in un paio di occasioni fondamentale (entrambe le volte decisivo su Kean); certo, ci sarà la pressione di una viola sempre più caoticamente proiettata all'attacco, ma la sostanza è che tutto pare affidato al caso, all'espediente, alla mischia. Contro il Bologna ai viola era bastato per riprendere la partita (in 11 vs 10), questa volta no. Si spera, ancora, quasi nel rigore, nell'ingenuità finale: per un attimo Rapuano illude, ma il var smentisce sul contatto tra Ranieri e Pierotti. Il capitano viola sembra inciampare su sé stesso. Finisce 0-1, in un Franchi che ribolle rabbia. Il Lecce si porta a +4 dalla zona retrocessione, la Fiorentina ci sprofonda dentro.

  • Scribacchino di calcio maschile e femminile. Fiorentina o barbarie dal 1990. Evidenzio le complessità di un gioco molto semplice.

pencilcrossmenu