
La Juventus è inallenabile
Sarri, Pirlo, Allegri, Motta e Tudor: la Juve miete vittime, ma il pesce puzza dalla testa.
8 agosto 2020, Continassa. Dopo una fulminea riflessione post eliminazione agli ottavi di Champions League, la Juventus decreta l’esonero di Maurizio Sarri, vincitore dello Scudetto in un 2019/20 ai limiti del paranormale ma colpevole di un percorso non soddisfacente nella massima competizione europea.
Al tecnico nato a Napoli e cresciuto a Figline Valdarno - negli anni successivi sottolineerà come quel campionato sia stato una delle sue imprese in carriera - viene attribuita una frase, probabilmente rivolta agli Agnelli, Paratici e Nedved dell'epoca. A risentirla nell'autunno 2025, suona profetica: “Voi mi mandate via, ma questa squadra è inallenabile”. Al tempo, non gli fu dato tanto peso: è la Juventus dei 9 scudetti consecutivi, la Juve di Ronaldo, Dybala e De Ligt. Le parole attribuite a un allenatore fresco di esonero, mai amato dall’ambiente per le sue dichiarazioni ai tempi del Napoli, lasciano il tempo che trovano.
Eppure, nel contenuto - rosa a fine corsa e da rinnovare pesantemente - non sono così diverse da quelle dette dall'idolatrato Massimiliano Allegri del 2019. A 6 giorni dal suo esonero, disse: “Da 6 mesi ho in mente la nuova Juve: servirà fare un ricambio per continuare a vincere e aprire un nuovo ciclo”.
I retroscena racconteranno di un Allegri che voleva una mini-rivoluzione sul mercato e che non fu accontentato: Paratici e Nedved ritennero che quel gruppo necessitasse giusto di piccoli aggiustamenti e non di una rivoluzione. I due allenatori toscani erano giunti a una conclusione simile, anche se probabilmente avrebbero propeso per soluzioni opposte: il problema è prettamente tecnico per Allegri, mentre solo Sarri aveva colto una questione di natura umana all'interno del gruppo.
L'attuale mister della Lazio, a Sportitalia, in seguito aggiunge: “A metà ottobre ho fatto una riunione con lo staff: ho detto loro di scegliere. La domanda era: andiamo dritto per la nostra strada e andiamo a casa tra 20-30 giorni o facciamo compromessi e vinciamo lo Scudetto, sapendo che saremmo andati a casa lo stesso? Abbiamo provato a vincere lo Scudetto lo stesso”.
Le parole di Sarri, a parere di chi scrive, hanno una sola lettura, semplice e al tempo stesso drammatica: la Juventus, nei suoi tesserati ma anche nella sua tifoseria, ha sviluppato un livello di supponenza tale da rigettare qualsiasi forma di cambiamento, di mentalità e di gioco, in nome di un fantomatico DNA o stile Juve.
Negli anni il focus si è sempre più allontanato da campo e risultati (deludenti, ai limiti dell’imbarazzante in certe occasioni), enfatizzando una guerra intestina all’ambiente, volgarmente definibile tra allegriani e antiallegriani, che ha reso invivibile il mondo bianconero sia per chi vi era dentro da sempre che per chi vi entrava per la prima volta.
Sono diventati assiomi incontrovertibili le idee che il mondo sia diviso in - scusate l'approssimazione - risultatisti (coloro che vincono) e giochisti (coloro che danno impronta offensiva alla squadra senza vincere nulla). Come se una realtà escludesse l’altra, come se la Juventus vincente fosse una squadra difensiva - l’Avvocato Agnelli disse più volte: “A me piace la Juventus ma quando la Juventus gioca a calcio. Mi piace vedere la Juventus che gioca a calcio bene”.
Si sceglie di recuperare la Juve di Lippi come caposaldo della juventinità conservatrice? Quella era una formazione assai aggressiva, che produceva un pressing asfissiante e in grado di fare 4 gol in semifinale di Champions, 6 al Milan a San Siro, senza smettere di giocare siglato l’1-0. Si impone che tra società, staff e rosa ci debbano essere coloro che si professano juventini, requisito più importante della competenza? Il teorema è stato smentito da Igor Tudor, ultima vittima del tritacarne Juve, nel giorno della sua presentazione da mister: perché, invece di spendere fior di milioni sul mercato, le società sportive non potrebbero fare quindi i casting tra i propri tifosi?
Strutture, avanguardia tecnica, disponibilità economiche diventano nulle, dovute queste premesse, di fronte al linciaggio mediatico. Sarri è stato bollato come inadeguato ancora prima dell’annuncio ufficiale a causa del suo passato, per le sue dichiarazioni e abitudini a bordo campo (una su tutte? La tuta. Come se l’allenatore di calcio fosse diventato un modello per completi...). Sarri è stato massacrato da giugno 2019 ad agosto 2020, mai protetto dalla dirigenza nonostante lo Scudetto (l’ultimo vinto dalla Juve), con il tecnico che dichiarerà, nel maggio 2021, con una punta di veleno: “Il mio Scudetto dato per scontato anche dall’interno, forse l’anno giusto per andarci era questo, dato che hanno festeggiato un 4° posto”.
Iconica e pietosa rimane una copertina di Tuttosport, raffigurante il volto del tecnico ex Chelsea intitolata “Scudetto o via!”, in riferimento al futuro di Sarri in caso di mancata vittoria del tricolore. Negli anni a venire, una sorte simile è capitata anche a Thiago Motta, scelto come post Allegri nel 2024 da Cristiano Giuntoli per provare a costruire un progetto tecnico duraturo dalle parti della Continassa. Il fallimento sarà dichiarato a marzo 2025, con l’esonero del tecnico italo-brasiliano, sostituito da Tudor.
Anche per l’ex Bologna, il trattamento è stato tutt’altro che equilibrato. Prima gli fu fatta colpa dello scarso rendimento degli acquisti del mercato estivo (sul quale sia lui che Giuntoli hanno evidenti responsabilità: tanti giocatori sono arrivati negli ultimi giorni di agosto, senza aver svolto la preparazione atletica, ma le tempistiche potevano essere gestite diversamente) e delle scelte su alcuni elementi ritenuti non idonei al progetto (uno su tutti, un Chiesa da 500' stagionali a Liverpool). Poi fu accusato di non sapere come si debba stare alla Juventus, in quanto reduce da una realtà meno opprimente come Bologna e in quanto ex tesserato dell’Inter (lo è stato anche per Barcellona e PSG, forse non era altrettanto interessante).
La Juventus ha cambiato 6 allenatori in 6 anni (Sarri, Pirlo, Allegri, Motta, Tudor, ora Spalletti) senza riuscire a ottenere praticamente nulla di ciò che ci si aspettava. Difficile pensare che il solo e unico problema della Signora sia puramente la guida tecnica, no? Più facile dedurre che il tecnico di turno sia stato utilizzato come capro espiatorio dell’insuccesso, senza che giocatori e dirigenza (sportiva e amministrativa) si siano mai apertamente presi le proprie responsabilità. E una frase pronunciata più volte negli ultimi anni da Moreno Torricelli, “La mia Juve costruiva prima uomini e poi calciatori”, risuona quanto più calzante oggi: la mancanza umana partorisce quella tecnica.
Il gruppo squadra, un gruppo conservatore
“Siete senza dignità!”. Sarebbero queste, secondo la ricostruzione di Tuttosport, le parole rivolte da Tudor alla squadra al termine dell'1-0 dell’Olimpico con la Lazio. Frase che, se fosse vera, seguirebbe la stessa linea della conferenza stampa di Thiago Motta post eliminazione ai quarti di finale di Coppa Italia 2025 per mano dell’Empoli: “Provo solo vergogna, anche di me stesso perché non ho trasmesso ai giocatori l'importanza della partita. Si può sbagliare tutto, ma non l'atteggiamento. C'è chi pretende senza dare”.
L'assunzione di responsabilità, seguita da una serie di accuse pesantissime alla squadra, da parte dell’ex tecnico di Bologna e Spezia è stata legata, in un primo tempo, a una mancanza di feeling tra l’allenatore e il gruppo. Quando però un’accusa così pesante arriva da Tudor, del quale i "senatori" (Perin, Cambiaso, Locatelli e Gatti) hanno sempre tessuto le lodi per l'approccio e la capacità di rinsaldare il gruppo e portarlo in Champions League nella primavera 2025... Il sospetto è che il problema umano, oltre che quello tecnico, non sia da addossare unicamente all’allenatore, ma almeno in parte anche allo spogliatoio.
Non sapremo mai con chi e se c’è stato uno scontro verbale tra le mura bianconere nelle ultime settimane. Impressioni del tutto personali? La Juventus è passata da essere inallenabile a non voler essere allenata: rigetta ogni cambiamento di natura tecnica, gestionale o organizzativa.
Il gruppo vuole essere gestito e non allenato; nonostante i risultati deludenti, fatica a fare autocritica (capitan Locatelli, post Lazio, afferma: “Il problema è mentale, non tattico o tecnico. Non vedo similitudini con l’anno scorso”. Nel 2024/25 la Juve di Thiago Motta non scende mai sotto il 6° posto; la prima partita in campionato la perse alla 22° giornata, non alla 7°); la costante presenza di scusanti e capri espiatori lo ha di fatto deresponsabilizzato.
Una squadra che cambia 3 allenatori e continua a mantenere alto il livello, probabilmente è una squadra che ha grandi meriti intrinseci; viceversa, cambiando tanti allenatori senza uscire dalla spirale negativa, si dovrebbe riflettere sul valore reale della rosa.
Ora il prescelto è Luciano Spalletti, reduce dalla brutta parentesi con la nazionale italiana. Può essere che sia l’uomo giusto: col giusto supporto da parte della società, il tecnico di Certaldo ha dalla sua una personalità forte, che gli ha permesso di gestire con grande autorevolezza Icardi all’Inter e Totti alla Roma. Il mister dello scudetto a Napoli del 2023 può ricostruire la Juventus dal punto di vista tecnico ma soprattutto umano e motivazionale, provando a ricompattare l’ambiente (qualche allusione al tatuaggio del Napoli c’è già stata: onestamente, chissenefrega) per far sì che la Juve torni a essere quella che faceva paura solo a sentirla nominare.
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