
Lecce-Napoli 0-1, Considerazioni Sparse
Al Napoli basta l'inzuccata di Anguissa, il Lecce è "tradito" dal dischetto da Camarda.
Neanche il tempo di smaltire una giornata ricca di avvenimenti quale è stata l'8ª appena conclusa, che subito la sveglia suona per l'inizio del 9° turno di campionato, in questa frenesia inarrestabile a cui i calendari intasati da anni ci costringono. Frenesia mista all'ormai immancabile "spezzatino" che ormai contagia anche i turni infrasettimanali: in una giornata in cui la lega calcio fa ventilare la possibilità di anticipare il turno serale alle 20:00, il silenzio sulla disputa di una gara alle 18:30 di un giorno lavorativo, come se fosse la cosa più normale al mondo, fa parecchio rumore.
La smania di dover rientrare subito in campo è un toccasana per il Napoli, avvolto da un chiacchiericcio prevedibile ma che ha sconfinato probabilmente oltre il lecito, costretto in un certo senso a dover immediatamente voltare pagina e tuffarsi in questa trasferta. Una gara che il Napoli deve prendere con le pinze, visto il mal di trasferta che sembra aver colpito i partenopei in questa stagione, che non vincono lontano dal Maradona dal lontano 13 settembre. L'avversario è insidioso, ma forse quello che più fa al caso dei partenopei, visto che al contrario il Lecce tra le mura amiche sembra a disagio come un adolescente dopo un litigio coi propri genitori, con l'ultimo successo che risale al 18 maggio scorso.
Il Napoli giocoforza è costretto al turnover e al ritorno al classico 4-3-3, con Olivera, Elmas, Lang (alla prima da titolare) e al ritorno di Lucca dopo l'esclusione di sabato. Il risultato è stato un primo tempo in cui il Napoli tiene con ordine il campo, palleggiando con pazienza cercando di prendere per sfinimento il Lecce, dal canto suo sceso in campo con l'intenzione di rendere complicata la vita per gli ospiti, in particolare grazie al sacrificio in fase di non possesso da parte di Banda, che oggi ha interpretato la gara più come un terzino aggiunto a rincorrere le sfuriate di Politano e Di Lorenzo. Il risultato è una gara bloccata, che però il Napoli potrebbe sbloccare con Olivera, il cui tiro è salvato sulla linea, e con Gilmour, la cui conclusione da fuori è deviata in calcio d'angolo.
Se è il Napoli, come da pronostici, a fare la partita, è il Lecce ad andare più vicino al vantaggio nella ripresa, quando il direttore di gara, richiamato dal VAR, assegna un calcio di rigore ai padroni di casa per un tocco di mano di Juan Jesus. Quella che poteva essere una sliding door in grado di premiare il Lecce finisce invece per diventare il momento in cui il Napoli intensifica i suoi sforzi per portare a casa i tre punti. La gara, infatti, si decide nei 13 minuti che separano il rigore fallito dal giovanissimo Camarda, ipnotizzato come tanti altri più esperti di lui dal gigantesco Milinkovic-Savic, e il colpo di testa del solito, immenso Zambo Anguissa, che di testa spinge in porta il pallone scodellato con precisione da Neres su calcio di punizione. Per il numero 99 del Napoli è già il quarto gol in nove gare di campionato: alla luce di tali medie realizzative, dicembre e la Coppa d'Africa fanno un po' più paura.
Il gol di Anguissa, nella pratica, chiude i giochi: a nulla sono valse le mosse di Di Francesco, che inserisce N'Dri, Tete Morente e Stulic per vivacizzare l'attacco ma ottenendone solo confusione; e dal canto suo il Napoli non disdegna l'andamento placido del match, anzi lo asseconda, cercando di minimizzare il più possibile gli eventi tenendo la palla sempre il più vicino possibile alla bandierina. Il triplice fischio sancisce una vittoria importante per il Napoli, che interrompe la striscia di sconfitte lontane da Fuorigrotta che perdurava da Manchester, e conferma gli azzurri in vetta alla classifica. Una gara che inoltre dà delle risposte importanti per Conte: se Lang, quantomeno fino all'infortunio, ha mostrato degli spunti più che interessanti, continua il periodo no di Lorenzo Lucca, che anche oggi è sembrato ancora non perfettamente integrato negli schemi del Napoli. Fortunatamente si è rivisto Højlund, oltre che a un pimpantissimo Neres adattabile anche al centro dell'attacco: l'apprendistato dell'ex Udinese, insomma, sembra poter continuare ancora con calma sul campo d'allenamento.
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