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Terence Crawford
, 27 Ottobre 2025

Il romanzo americano della boxe


La vita dentro e fuori dal ring di Terence Crawford, l'uomo che ha battuto Canelo Alvarez.

$10 a chi batteva il figlio. Questo pagava la madre di Terence Crawford ai ragazzi del quartiere. Una pratica in netto contrasto con la pedagogia odierna, assolutamente brutale in tutto il suo cinismo. Racconta però bene i trascorsi passati del Terence Crawford di oggi, nuovo campione dei supermedi (categoria del pugilato fra pesi medi e mediomassimi, fino a 76.2 kg/168 lbs).

A partire da aneddoti come questo, l’impresa di Terence Crawford si disvela in tutta la sua grandezza: è epica ancor prima che sportiva. È un grande romanzo americano ancor più che un fight of the century, come sbrigativamente viene oramai catalogato qualsiasi incontro pugilistico sopra la media. È la riscossa di un ragazzo del ghetto, con un'infanzia e un'adolescenza difficili, che riporta alla luce tutte le contraddizioni della società statunitense: la discriminazione razziale e le disuguaglianze economiche, ma anche lo sport come mezzo di emancipazione per gli sfruttati e i marginali. A livello simbolico, questo incontro si trasforma nell’affresco perfetto di un paese che ha fatto del culto del self-made man e del successo personale un brand.

A Las Vegas, nella notte italiana tra il 13 e il 14 settembre 2025, Terence Crawford non ha però solo sconfitto da vero underdog Saul “Canelo” Alvarez - fra i migliori pugili del XXI secolo: è stato anche il primo a unificare le cinture in tre categorie di peso diverse (superleggeri, welter e ora supermedi). Unificare il titolo significa, per chi mastica poco di sedici corde, conquistare le cinture delle 4 organizzazioni principali del pugilato: World Boxing Association (WBA), World Boxing Council (WBC), International Boxing Federation (IBF), World Boxing Organization (WBO). Si diventa a tutti gli effetti campioni indiscussi e indiscutibili di una determinata categoria di peso.

La vita di Crawford si inscrive alla perfezione nella mitologia americana: è il pugile del ghetto che si riscatta con la boxe, fino a far sembrare questa versione del grande romanzo americano tutta ganci e montanti uno script partorito dalla mente di un raffinato sceneggiatore di Hollywood. Terence Crawford cresce con una madre austera e severa – il padre era marinaio della US Navy, spesso fuori casa – fra precarietà economica ed esclusione sociale e trascorre un’infanzia tutt’altro che dorata a North Omaha.

Da ragazzino, Terence Crawford è turbolento: viene cacciato da diverse scuole, fa disperare la famiglia che ha difficoltà a gestire l’esuberanza di un bambino ribelle. In una delle zone più depresse e spoglie della città, si districa fra gang, crack house e criminalità diffusa – il suo distretto è uno di quelli a più alta densità criminale di tutto il Nord America – concentrandosi sul pugilato, mentre tanti intorno a lui scelgono scorciatoie pericolose.

L’incontro che gli cambia la vita è quello col vicino di casa Carl Washington, proprietario del C.W. Boxing Club, che insiste quando ha solo 7 anni per farlo allenare nella sua palestra. Washington lo affida alle cure di Midge Minor, esperto maestro di pugilato ma soprattutto autentico faro per le comunità afroamericane di Omaha. Un uomo capace di maneggiare meglio di altri i ragazzi difficili della zona, strappandoli con la disciplina dello sport alle insidie della strada.

Minor trascende il ruolo di coach e diventa un mentore per il piccolo Terence. Gli fa muovere i primi passi sul ring, gli costruisce una carriera giovanile fino a fargli raggiungere i primi successi nel pugilato amatoriale. Rapidamente gli fa scalare i ranking e lo fa arrivare ai vertici dello stato del Nebraska.

Durante il consolidamento della carriera amatoriale compare però un’altra figura all’angolo del pugile di Omaha, fondamentale per il suo futuro: Brian “BoMac” McIntyre. Se Midge Minor è centrale negli esordi e nella formazione del boxeur di Crawford, McIntyre diventa determinante nel passaggio fra pugilato amatoriale e professionismo. Da quel momento è lui a prendere le redini della carriera di Terence e a guidarlo nell’evoluzione del suo stile di combattimento.

Non è un caso che ancora oggi, dopo una ventina d’anni, McIntyre sia sempre all’angolo di Terence Crawford, a dimostrazione del solido legame fra i due. Una rarità in un’era pugilistica dove difficilmente un allenatore riesce ad accompagnare una carriera agonistica dagli esordi fino al titolo mondiale, visto il livello di specializzazione che richiede oggi la boxe di massimo livello.

Nei 12 round che lo hanno incoronato padrone dei supermedi nella sfida contro Canelo, Terence Crawford è risultato molto più fresco ed efficace del suo avversario. Alvarez ha faticato a metterlo a fuoco, è stato spesso mandato a vuoto, boxando dentro e fuori la sua guardia, con una rapidità di braccia che ha messo in crisi l’ex campione. Canelo non è riuscito a districare la trama ordita dal pugile di Omaha, che ha lasciato il centro del ring all’avversario muovendosi molto bene lungo il perimetro. Proprio le combinazioni chirurgiche e il lavoro sulla distanza si sono rivelate le armi più affilate dell'americano.

Non ci sono stati momenti in cui Terence Crawford non sia stato in controllo: ha imposto ritmi e tempi dell’incontro, dominando gran parte dei round, al punto che i cartellini dei giudici sono stati inequivocabilmente dalla sua parte. Terence ha poi mostrato una delle sue caratteristiche peculiari: il cardio. Una preparazione atletica impeccabile, frutto di un lavoro maniacale in palestra. Imbattuto nei 41 incontri precedenti (31 vittorie per K.O.), Crawford non è mai stato in debito di ossigeno e ha sempre gestito lo sforzo alla perfezione, mostrando una tenuta fisica sovrumana a 38 anni suonati.

Pugile ambidestro, con predilezione per la guardia sinistra, Terence Crawford è un avversario scomodo da affrontare per chiunque. Potente e veloce, in tanti hanno cercato di definirne lo stile, in quel tentativo sterile ma affascinante di catalogare uno sport situazionista come il pugilato. C’è chi ha scomodato paragoni con Floyd Mayweather, che sembrano però fuorvianti se non addirittura fuori fuoco. Sebbene fondi il suo pugilato sulla distanza è sbagliato definirlo come un counterpuncher, com’è invece Mayweather.

Un parallelo indiretto tra i due, attraverso gli incontri con Canelo.

Terence Crawford è un boxer multidimensionale, dotato di grande intelligenza pugilistica (fight IQ, secondo il gergo tecnico), capace di modellare stile e approccio di combattimento a seconda dell’avversario. Al contrario del counterpuncher classico, è abile nell'esercitare pressione sul ring e tirare un gran numero di colpi, oppure di prendere l’iniziativa e non solo di lavorare sulla scelta del tempo e sugli errori dell’avversario, oppure di imporre il ritmo attraverso volume e pressione dei colpi. In sintesi, sa essere un ottimo pugile offensivo e non disdegna il testa a testa e lo scambio feroce, cercato più volte contro Alvarez. Sfugge di fatto alle categorie: Terence Crawford è un’anomalia.

È di certo un pugile minuzioso, di quelli che si rafforzano nelle sessioni di allenamento, uno a cui piace parlare poco e lavorare tanto. Da sempre restio ai riflettori, non è mai stato un talento nel mediaticizzare il personaggio, uno dei prerequisiti del pugile contemporaneo. La dimensione comunicativa e la costruzione dell’hype sono oggi centrali per un boxeur, tanto quanto mento solido e mano pesante. Una fanbase robusta garantisce incontri e guadagni, e molti manager investono proprio su chi è capace di massimizzare i profitti. Essere bravi a combattere non basta più.

Terence Crawford non si è mai piegato a questa necessità, ha sempre e solo pensato a prepararsi per il combattimento, facendo parlare i suoi pugni più che la sua bocca, restando così un personaggio “noioso”, o comunque non abbastanza attraente per i (nuovi) spettatori del pugilato. Dopo questo exploit però sarà difficile ignorarlo. Sembra aver peraltro imparato la lezione: dopo la vittoria ha concesso qualche intervista in più, cercando di ampliare il suo pubblico. Chissà se finalmente sul finire della carriera questa scelta pagherà, aiutando Crawford a raggiungere il meritato riconoscimento non solo fra gli appassionati più intransigenti.

Confrontando le carriere di Terence Crawford e Alvarez, resta però ancora evidente una certa distanza. Crawford ha affrontato ottimi avversari, qualche campione; Canelo ha attraversato il meglio del pugilato degli ultimi anni, da Mayweather a Mosley, passando per Cotto e Golovkin. Questa è una differenza importante, che nulla toglie al trionfo recente e che anzi aggiunge qualcosa alla performance di Crawford. Alvarez ha sicuramente avuto una parte finale di carriera calante, dove gli incontri veri si contano sulle dita di una mano. E forse quello che è mancato al messicano è proprio quel mordente, quella fame, che si affila solo sul ring quando di fronte si trovano pugili veri.

La notte di Las Vegas insomma è stata epica, ma non cambierà il pugilato. Resta però una fiaba meravigliosa: il trionfo di Terence Craford su Saul "Canelo" Alvarez, dello sfavorito sul campione. E questo è sempre sublime. Perché ogni incontro fa storia a sé. Si può battere chiunque, essere il più forte, ma quando si sale sul quadrato si rischia di essere battuti. Sempre.

  • Editor e redattore collabora con diverse case editrici. Scrive di sport da combattimento e arti marziali, sognando una letteratura sportiva hard boiled. Fedayn di Sergio Leone e seguace di Ali La Pointe. Ama i banditi del Caucaso e i pugili che combattono a corta distanza.

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