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Torino Genoa
, 26 Ottobre 2025

Torino-Genoa 2-1, Considerazioni Sparse


Maripan e i miracoli di Paleari ribaltano il Genoa: 2° vittoria di fila per il Torino.

Chi era allo stadio nel 2014, quando il Torino ribaltò nel tempo di recupero il Genoa in 2’ deliranti, avrà riassaporato, seppur con minor adrenalina ed in tempi dilatati, quella situazione. I granata infatti, come con Cerci e Immobile, ribaltano nel secondo tempo lo svantaggio e la partita, e trovano la seconda, preziosissima, vittoria consecutiva dopo quella maturata con il Napoli. Difficile dire se sia un risultato giusto: se da una parte per lunghi tratti il Torino lo ha legittimato facendo la gara, di fronte a un Genoa che ha scelto di chiudersi dopo il gol di Thorsby; è anche vero che i rossoblù hanno sciupato almeno quattro occasioni nitidissime, di cui due nell’assedio finale fermato solo da un Paleari in versione Superman.

Il Torino trova la prima vittoria che non sia contro una big, dopo i successi con Napoli e Roma. Restano comunque sul banco degli imputati le importanti sbavature difensive individuali: nel primo tempo i granata regalano l’azione del gol e poco dopo una clamorosa possibilità di raddoppio con una follia di Coco; nel finale non riescono a evitare i brividi sino agli ultimi secondi di gara, tra gestione della palla suicida e disattenzioni in serie. Baroni sembra aver quadrato quantomeno le fasi di possesso: la formula dei due attaccanti puri sembra offrir più soluzioni, e a livello attitudinale il Torino non pare abulico come nelle prime giornate. Proprio questa ricerca insistente della vittoria nell'8° turno di questa Serie A è stata premiata anche dalla dea bendata con lo sfortunato autogol del pareggio di Sabelli.

Dal canto suo, il Genoa non meritava di perdere: quando è proposto in avanti, il Grifone ha sempre impensierito il Torino, e può recriminare solo per l’imprecisione dei suoi attaccanti, sia Ekhator e Colombo sia all’ultimo secondo Cornet, che sbaglia un gol già quasi fatto. Proprio per questo, risulta complicato da capire come mai la squadra di Vieira si sia totalmente chiusa in 11 dietro la palla dopo il gol del vantaggio di Thorsby, se non ricordando altri atteggiamenti simili mostrati dai rossoblu sin dall'insediamento del tecnico francese nella passata stagione. Proprio questo potrebbe esser il reiterato peccato dell'inizio stagione del Genoa: osare poco anche a dispetto di una qualità individuale e di manovra che, in fin dei conti, possiede. Oltre a questo, sicuramente la gestione dei finali di gara è da rivedere, soprattutto in termini di cinismo: il rigore sbagliato con il Parma e i gol falliti da pochi passi a Torino avrebbero dato ai rossoblu ben altra classifica che non il 20° posto in solitaria con 3 punti.

Butterfly and spider: le vere farfalle di questa partita sono i due portieri, ma dedichiamo loro una considerazione intera meritata. Nel Torino grandissima gara di Maripan, che sigla il gol decisivo al 90’ e tiene in piedi la retroguardia con esperienza e autorità. Anche se meno incisivo, bene anche Cholito Simeone e benissimo i cambi di Baroni: i subentrati Ngonge, Lazaro e Gineitis contribuiscono molto alla manovra granata. Vlasic non conferma la bella prova offerta col Napoli, Biraghi conferma invece che il Torino gioca meglio quando lui non è in campo, Coco ribadisce di non esser, al momento, affidabile. Nel Genoa bene Malinovskyi da mezzo regista e Thorsby da incursore, bene anche Ekhator a dare profondità e Ostigard ad arginare le velleità avversarie: nel finale, dietro alla lavagna ci finiscono Colombo e Cornet, mentre per Sabelli l’autorete è una macchia sfortunata in una gara sufficiente.

Gli estremi difensori, dicevamo. Leali e Paleari non sono certo due portieri abituati ad essere al centro dell’attenzione mediatica, ma sono ottimi mestieranti: se il primo si è guadagnato meritatamente i galloni di custode della porta genoana, per Paleari si trattava di esordio, in sostituzione di Israel malconcio. Leali tiene in vita il Genoa con colpi di reni di pregevolissima fattura, sia su Ngonge sia su Casadei, e viene battuto solo in due situazioni in cui non ha alcuna colpa. Paleari, abbastanza inoperoso sino al 94’, negli ultimi due minuti ha messo la firma in calce su questa vittoria: prima con un’uscita matta “a la Dibu Martinez”, poi con un salvataggio di piedi istintivo sul tiro a botta sicura di Cornet. Non ce ne voglia il bravissimo Leali, ma l’immagine di tutto il Torino, panchina compresa, a valanga su Paleari al fischio finale è la cover perfetta di questa domenica che racconterà ai suoi nipotini e, probabilmente, il punto più alto della sua carriera, che ricorderà per sempre.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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