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Lazio Juventus 1-0
, , 26 Ottobre 2025

Lazio-Juventus 1-0, Considerazioni Sparse


Novantacinque minuti di intensità che premiano la Lazio. Juventus di nuovo ko e ancora a secco di gol.

In una domenica di fine ottobre, sul prato dell'Olimpico, tanto la Juve quanto la Lazio hanno dato vita a una partita di un'intensità importante e rinfrancante, specie se si butta l'occhio su quanto accaduto sui campi nelle settimane scorse. Nell'arco dei novantacinque minuti si è potuta notare la bifasicità tattica che ha assunto il match per moltissime ragioni di natura prima di tutto fisica, la Juventus arrivava da una trasferta a Madrid e la Lazio ha i giocatori contati e non tutti perfettamente arruolabili, ma anche tattica. Ogni singola fase, però, non ha mai lasciato spazio a noia o a momenti morti visto che, al netto di quanto sopra, ciò che volevano gli allenatori era l'impegno più totale in ogni singolo minuto.

Il gol decisivo è stato segnato da un ragazzo che sino a qualche settimana fa pareva essere divenuto marginale in ogni ipotesi tecnico tattica non solo dell'attuale corso gestionale ma da quasi un anno. Toma Basic, viste le prestazioni che sta fornendo da quando gli è stato chiesto di tappare le falle di rosa di una squadra gestita in maniera dozzinale dalla presidenza, dimostra che il professionismo e la serietà, unite alla fiducia che Sarri sta ponendo in lui, pagano con gli interessi più alti auspicabili. In questo, occorre rendere anche merito all'allenatore toscano, che ha indubbiamente motivato il giocatore e gli ha trovato una chiave tattica tale da esprimersi al suo più alto potenziale. Non è un fattore da poco quanto sta accadendo sul campo perché dimostra come la forza mentale e umana di un calciatore può sovrastare anche la disattenzione che gli viene riposta ingiustamente, soprattutto alla luce delle recenti polemiche di De Siervo con Rabiot circa il discusso trasloco in Australia di Milan-Como in terra australiana lì dove il primo ha accusato il secondo di essere viziato poiché di RAL imponente. Insomma, Basic ago della bilancia in maniera quasi inconsulta.

La partita disputata oggi ha mostrato una mutazione genetica del famoso e abusato sarrismo che, sulla scia dei ricordi napoletani, pareva essere unicamente votato al gioco offensivo e articolato tatticamente e tecnicamente. Maurizio Sarri ci sta facendo capire (o forse sta capendo, ndr) che le fasi della partita debbono essere lette in maniera differenziata, e con variabili di spartito. La situazione della squadra è nota, e il tecnico toscano sta dimostrando di saper coniugare la grammatica immanente, facendo sì che la Lazio il primo tempo proponga un pressing costante e un'occupazione degli spazi soprattutto nella metà campo avversaria, salvo mutare paradigma nella seconda frazione stringendo le linee, serrando le fila e affidandosi alle ripartenze di chi permetta garanzie di velocità e di tecnica. Isaksen e Zaccagni, senza dimenticare Cataldi, hanno messo pesantemente in apprensione la Juventus soprattutto nel secondo tempo pur partendo quasi dalla linea difensiva giocando velocemente una volta in possesso palla e cercando l'idea migliore in ogni singola azione. Questa abnegazione è sintomo del noto spirito di squadra che, in circostanze d'emergenza, può divenire collante per la costruzione di qualcosa di inatteso.

La Juventus è apparsa a tratti spenta fisicamente tanto da presentare nervosismo e frenesia che hanno generato alcune volte pesanti amnesie dovute più a un impianto tattico ben poco chiaro e facente leva sulle sole sgroppate feroci di Conceiçao. Il ragazzo portoghese è stato quello che maggiormente si è distinto durante l'intera partita per abnegazione e voglia di sovvertire il risultato sfavorevole, salvo dovesse recitare un unico copione: cercare il fondo per crossare in mezzo a un numero di giocatori massivo. Eccessivamente massivo, tanto che questi non hanno quasi mai generato pericoli reali a Provedel. Ogni qualvolta cercava un canovaccio differente non trovava compagni pronti a dare vita a schemi differenti o a verticalizzazioni, e l'unica volta che è accaduto l'ha posto in essere Kalulu per Yidliz costruendo un'azione molto spettacolare e potenzialmente pericolosa. La mano dell'allenatore croato è decisamente monotematica e genera frustrazione nei suoi interpreti che, nel medio periodo, può portare, (come sta accadendo) a una crisi di fiducia oltre che di risultati.

Il campionato e la Champions stanno sottoponendo la squadra di Torino a una serie ravvicinata di incontri che devono prendere una svolta, se Tudor vuole salvare la panchina e la sua avventura in bianconero. Nonostante ci siano stati sprazzi di propositività e dominio territoriale, specie nel secondo tempo, il tutto era effettuato in maniera lenta e prevedibile con una circolazione di palla lenta che ha sempre permesso alla Lazio di trovare il tempo di posizionarsi e cercare, trovandolo, l'anticipo e il conseguente contropiede. Vista la crisi realizzativa degli avanti bianconeri, dovuta anche ai pochi rifornimenti, necessitano i gol dei centrocampisti che però sono preoccupati maggiormente alla fase di ripiego che a quella di proposta, ed è noto che lo scopo del gioco rimane quello di far oltrepassare la linea bianca tra i pali alla sfera. Quale rimedio? Quale alchimia tattica Tudor dovrà ideare per voltare la pagina attuale? Queste domande possono unicamente trovare risposta nell'esperienza dello stesso croato che, però, dovrà essere fatto con estrema urgenza prima che tutto si complichi ancora di più.

  • Impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio. Ma anche difensore centrale.

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