
Fiorentina-Bologna 2-2, Considerazioni Sparse
La Fiorentina riacciuffa il pareggio con venti minuti finali di puro caos.
Sembrava una partita scritta, quando intorno all'ora di gioco Dallinga depositava in rete la palla dello 0-3, che avrebbe chiuso di fatto la gara e spento definitivamente una Fiorentina mai apparsa in partita. La Penna, richiamato dal VAR, annulla con valutazione corretta la rete del Bologna per fuorigioco. Forse sotto la doccia l'arbitro romano si sarà chiesto se non fosse stato meglio chiuderla così, quantomeno per il suo stress personale e le coronarie dei tifosi di entrambe le squadre. Quel gol non convalidato spacca involontariamente la partita, da lì a breve trasformatasi in un universo così caotico da render possibile, mentre il Franchi intona "Se andiamo in B vi facciamo un c*lo così", un'insospettabile rimonta dei padroni di casa, grazie a due calci di rigore e forse (o soprattutto) a un rosso alquanto evitabile da parte di uno dei migliori in campo.
Con Vincenzo Italiano ancora ricoverato al Sant'Orsola per la recente polmonite e Odgaard infortunato, in casa Bologna c'è il vice Niccolini (fiorentino di nascita e di fede) in panchina e Fabbian a sostituire il danese alle spalle di Castro, per dare la caccia alla quinta vittoria consecutiva di un Bologna apparso in lenta ma costante crescita. Sponda opposta, per uscire dalla tremenda situazione di classifica di questo avvio, Pioli cerca continuità disegnando ancora la squadra a partire dal centrocampo a tre, con Nicolussi Caviglia a fare da play e Fagioli mezzala creativa, il tutto al netto del poco edificante siparietto tra Pioli e Dzeko nel post-gara di Rapid-Vienna-Fiorentina. Questo almeno fino al 64', quando (dopo aver subito il momentaneo 0-2 firmato Cambiaghi) la squadra viola si ritrova ridisposta con una sorta di 3-4-1-2, segnato dalla compresenza di Dzeko con Gudmundsson e Kean davanti e dall'impronosticabile mediana Ndour-Sabiri. Disposizione alquanto irreale (ma comunque meno di quella post minuto 85', quando entra anche Piccoli per un difensore, Ranieri), eppure - alla fine - in qualche strano motivo foriera di qualche risultato.
Il copione della partita è alquanto placido fino alla rete annullata al Bologna, o almeno fino al mani in area di Ferguson pochi minuti dopo, che permette poi a Gudmundsson di alleggerire il punteggio e trovare il suo primo gol in campionato. Fino a quel momento la partita degli ospiti è pulita e lineare: una superiorità atletica abbastanza schiacciante sui padroni di casa, una maggior fluidità nel possesso e una decisamente maggiore incisività nell'ultimo terzo, tutto ben sintetizzato nella splendida girata al volo di Castro che apre la partita al minuto 25. L'aggressività del Bologna incrina le poche certezze in costruzione della Fiorentina (Fabbian positivo oggi in veste di schermatore su Nicolussi Caviglia), poco disposta a concedere 1vs1 e chiamata a uscite sul possesso avversario poco gestibili dal trio in mezzo Fagioli-Nicolussi-Mandragora (scelta curiosa la titolarità di quest'ultimo, vista la buona prova di Ndour in Conference e soprattutto la maggior intensità senza palla che può offrire, al netto dei vari limiti, il centrocampista dell'under 21).
Nonostante un paio di ghiotte occasioni da calcio piazzato (clamorosa quella sprecata da Ranieri), in azione manovrata quasi nessun guizzo in avanti dei viola nella prima ora di gioco, con Kean volenteroso ma addomesticato troppo facilmente dal tuo Heggem-Lucumì, e troppo poco supportato da un Gudmundsson spesso pigro senza pallone e voglioso di toccarlo già nella prima costruzione. Sponda opposta, sembrano girare con particolare facilità gli ingranaggi offensivi del Bologna, non ossessionante nei suoi attacchi ma capace di trovare la porta appena ne ha modo. In estrema sofferenza in particolare la corsia di sinistra dello schieramento viola: il duo Ranieri-Gosens avrà sistematicamente la peggio sugli isolamenti di Orsolini (decisivo sullo 0-2), mentre mancano idee chiare su come limitare le sgroppate di Holm (perché Fagioli chiamato ad accorciare così tanto sul terzino ex-Atalanta?). Ma sotto la patina del disastro viola si nasconde una compagine rossoblù forse più fragile di quello che sembra: il passare in pochi minuti dallo 0-3 all'1-2 basta a mandare i felsinei in un vortice di ingenuità.
Su tutte, il doppio giallo rimediato da Holm (ammonito subito prima dell'1-2, espulso all'83') era tanto evitabile (seppur al termine di un'azione alquanto convulsa, nella quale entrambe le squadre chiedono il rigore, e il Bologna non senza fondamento) quanto pesante sull'economia della partita. Lo svedese, uno dei migliori in campo della squadra di Italiano, con quell'espulsione non solo leva ai suoi un'arma preziosa in ripartenza sul lato dove già era uscito Orsolini (sostituito da Bernardeschi), ma ancor più banalmente offre l'uomo in più a una Fiorentina che, ritrovatasi in qualche modo in gara, spinge e forza in avanti più con il cuore che con la testa. Protagonista di questo delirio entropico è l'improbabile Sabiri, improvvisato regista di una squadra dove non stava funzionando niente e che viene scossa anche dalla sua sfrontatezza. E mentre nei microfoni dei telecronisti Sky continua quello sperticato vociare di sottofondo del pubblico della tribuna, a metà tra il comico e il disagiante, che ha segnato la visione di tutta la gara; e mentre in campo il nervosismo è sempre crescente con tanto di capannello innescato da Dzeko e Lucumì (lucidità rivedibile quella del bosniaco), arriva l'impronosticabile atto finale: ancora un mani in area, stavolta dell'odiato ex Bernardeschi. Stavolta va Kean dal dischetto a trasformare in pieno recupero. Un recupero che si esaurisce di fatto al minuto 98, quando Dodô da due passi fallisce come aveva fatto Ranieri nel primo tempo: una sconfitta sarebbe stata veramente una beffa troppo atroce per un Bologna ingenuo e sfortunato, contro una disfunzionale Fiorentina d'improvviso rimasta disperatamente attaccata alla partita.
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