
Totti, Del Piero o Di Natale?
Totò ha detto di esser stato al livello di Alex e Francesco nel finale di carriera, è vero?
In una recentissima intervista sul Messaggero Veneto Antonio Di Natale, in occasione del suo compleanno, ha toccato vari temi, partendo dall'Udinese fino ad arrivare, guardandosi indietro, alle considerazioni sulla sua carriera. “Negli ultimi anni della mia carriera, io ero al livello di Totti e Del Piero” ha assicurato Totò, creando del chiacchiericcio online. È una frase spavalda, ma forse neanche così tanto. Ricorda quel video in cui a Romario viene chiesto di scegliere fra sé stesso e alcuni tra i migliori calciatori di sempre: lui riesce a dire che solo Pelè e Maradona sono meglio.
La risposta di Di Natale però ha anche generato della perplessità. Vogliamo bene a Di Natale, è stato un attaccante fortissimo, con giocate uniche e gol da cineteca, nonché l’ultima bandiera dell’Udinese. Però davvero possiamo dire che fosse al livello (o addirittura meglio) di due campioni del mondo, che per oltre vent’anni hanno giocato ai vertici del calcio nazionale e non?
Uno sguardo alle ultime stagioni
Dati alla mano, le ultime 3 stagioni dei tre calciatori sono state molto diverse fra loro.
Di Natale, nel suo ultimo anno prima del ritiro, ha totalizzato 2 gol in 23 presenze; nei due precedenti Di Natale era ancora materiale da Nazionale, avendo sempre superato i 10 gol. Più si va a ritroso con gli anni, più i gol aumentano, fino ad arrivare ai titoli da capocannoniere vinti nel 2010 e nel 2011 (con tanto di qualificazione ai preliminari di Champions League, quelli dell’infame rigore sbagliato da Maicosuel).
Del Piero e Totti invece, nelle loro ultime tre stagioni, a causa di infortuni e di un’età più avanzata, hanno avuto prestazioni inferiori rispetto all’asso di Pomigliano d’Arco, con meno presenze e pochi gol. Prendendo in esame questi numeri - inconfutabili -, Di Natale ha ragione: è stato al livello di Totti e Del Piero. Anzi, è stato più importante, utile, determinante e decisivo. Proprio un suo gol ha garantito la salvezza all’Udinese nella sua ultima stagione da calciatore.
Cosa facevano però Alex Del Piero e Francesco Totti nella loro ultima annata in Serie A? Prima dell’esperienza in Australia, Del Piero ha chiuso la sua storia quasi ventennale alla Juventus sollevando un ultimo Scudetto, il primo dei 9 consecutivi vinti dai bianconeri, dando il la al ciclo più vincente della storia del calcio italiano.
Totti si è ritirato mentre la Roma si qualificava per una delle ultime edizioni della Champions League a cui ha partecipato, dopo un campionato in cui la squadra di Spalletti ha sempre dimostrato di essere tra le migliori 4 del campionato, anche grazie al contributo dei vari Dzeko, Nainggolan, Salah, De Rossi e Manolas fra gli altri.
Non è casuale che debbano essere menzionati questi giocatori: rappresentano lo zoccolo duro di una grande squadra quale era la Roma. Una squadra in cui anche Di Natale non avrebbe trovato posto.
L’importanza del contesto
Quando Di Natale era al top, quando venne convocato per i Mondiali 2010 in Sudafrica o per i successivi Europei 2012, così come anche negli anni a seguire, il suo calcio parlava da solo. Non erano solo i gol ma tutto il resto.
Basta rivedere la partita vinta dall'Udinese contro la Juventus nel 2009/10, in cui Di Natale in campo è come Thanos. È tutto un giocate di fino, colpi di tacco, imbucate, agganci con la calamita, stop al velcro. Era il totem di una squadra che quell’anno alla fine sarebbe arrivata quasi in fondo alla classifica, che cambiò allenatore due volte. L’Udinese si aggrappava a lui e continuò a farlo sempre fino al giorno del suo ritiro, portandolo a toccare i campi europei, come ad Anfield, come quelli della più profonda provincia italiana - Carpi nella sua ultima stagione, giusto per fare un nome.
Di Natale era l’Udinese. Era l’uomo più forte in campo e lo è stato fino all’ultimo minuto della sua carriera. Per questo motivo, ha sempre avuto tutti i minuti possibili, ha sempre avuto tutti i palloni a disposizione. Il tutto in una squadra che quasi sempre ha giocato senza ambizioni di alta classifica, senza particolari pressioni, che ogni anno a 40 punti bene o male ci arrivava sempre. È una cosa importante, eppure pare nessuno ci pensi sul serio.
Essere il numero 10 della 15° in classifica è un gran differenziale rispetto all’esserlo in una squadra che lotta per arrivare in Champions, o anche meglio, vincere il campionato.
Totti non giocava perché era scarso? Non ha dimostrato fino all’ultimo che la classe, i controlli palla, i lanci parabolici e le giocate spalle alla porta non avessero tempo?
Viene a crearsi un grande contrasto: è chiaro che Di Natale non fosse meglio di Totti e Del Piero in senso assoluto, è sotto gli occhi di tutti. Sono tutti giocatori di una enorme qualità, come in Italia siamo già abituati a rimpiangere. Ma c’è differenza nel fare quello che fai da una parte invece che farlo da un’altra, in questo contesto oppure in quello.
Di Natale avrebbe fatto 20 goal all’anno se fosse stato alla Roma che cercava di non naufragare con Zeman in panchina? Sarebbe stato titolare in finale di Champions contro il Barcellona a Berlino nel 2015? Temo siano domande che l’ex fantasista non si è posto.
Fraintendere Di Natale
Non si vuole qui lanciare un messaggio in una qualsiasi maniera denigrato o sminuente verso Di Natale. Il punto è che quando si sostiene realmente che il suo livello - di base già molto alto - fosse però più alto di quello che era realmente, gli si sta mancando di rispetto. Di Natale all’Udinese ha fatto cose bellissime. Anche con la Nazionale ha fatto vedere che fosse un giocatore chiaramente al di sopra del livello che ha mantenuto di media, almeno a livello di risultati, l'Udinese stessa.
Non si può però affermare che Di Natale, in una carriera quasi inevitabilmente priva di successi di squadra, abbia mai avuto i crismi di un campione che avrebbe potuto ricevere un’offerta dal Real Madrid nel 2006, dopo aver vinto un Mondiale. Sembra banale dirlo, ma evidentemente non lo è: Antonio Di Natale è un ottimo giocatore per una squadra che ambisce normalmente a una media classifica, portandola da principale protagonista a picchi da qualificazione alle competizioni internazionali per club della stagione seguente.
Se non ha mai fatto il grande salto - al di là dei rifiuti -, se non c’è mai stato il “gol alla Di Natale” ma il "gol alla Del Piero", non può essere un caso. Dire che Neymar sia stato più forte di Di Natale non è eresia, come fatto intendere dalla reazione di molti commentatori.
I social, la costante "operazione nostalgia" che vive sulle pagine e nei video in cui si ricorda il meraviglioso gol col Catania, non possono cristallizzare chi fosse davvero Di Natale. E cioè, solo Di Natale. Fortissimo, ma poco più di altri e meno di pochissimi altri ancora. Nessuno dice che Berardi è più forte di Totti nel suo prime, o che Diamanti calciasse le punizioni meglio di Pirlo. Perché Totò è, come detto, fortissimo in maniera simile ad altri. Totti e Del Piero sono stati invece fortissimi come solo Totti e Del Piero, più unici e inimitabili. Uno scalino sopra, dettato dal livello altissimo delle partite giocate e decise dalle loro giocate.
Dario Hübner è più forte degli attaccanti che oggi giocano in Nazionale? Solo perché era sempre in grado di fare tanti gol con squadre minori in tutte le categorie? O forse esiste un reale motivo - non sempre legato al procuratore - se Milan/Juve/Inter/altragrandedelmomento preferiscano prendere uno straniero per completare il reparto?Magari ha qualità differenti che, pesate, significano qualcosa in più.
La gente vuole così bene a Di Natale perché non si può non volerne altrimenti a uno che era così bello nel giocare a calcio. La gente, di Udine e non, per cui ha continuato a fare spensierato, per scelta e non, quello che ha fatto fino alla fine. In testa sua, questo vale più di tutto. E se pensa che sia giusto così, che questo possa legittimarlo nel dire che gli ultimi anni fosse al livello di Totti e Del Piero - come dimostrato, per l'ultimo triennio non avrebbe torto, ma considerare solo le briciole sarebbe una diminutio eccessiva del valore complessivo della carriera del trio - forse è stato davvero troppo bello per poterlo sconfessare.
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