
Rapid Vienna-Fiorentina 0-3, Considerazioni Sparse
Rapid Vienna liquidato in sicurezza e timidi segnali rassicuranti: la Fiorentina respira sotto la pioggia viennese.
In campionato 0 vittorie, in Conference solo vittorie: è lo strano - ma non troppo - caso della Fiorentina di Pioli, vincente in relativa scioltezza sul Rapid Vienna, in una piovosa e fredda serata viennese. Serata scaldata soprattutto dal tifo di un pubblico di casa, peraltro come i dirimpettai gigliati tornati due anni dopo nella capitale asburgica, anch'esso alle prese, nell'ultimo mese, con umori alquanto negativi figli di una sequela di risultati particolarmente negativi.
Il Rapid Vienna arrivava a questa partita infatti con alle spalle una sequela di disastri, tali da compromettere il buon avvio di stagione dei verdi. Dal pareggio subito al 94' contro il Grazek AK ultimo in classifica la scorsa metà di settembre, la squadra di Stöger ha rimediato solo sconfitte. Prima il derby contro i locali viola, ovverosia l'Austria Vienna, poi la caporetto (curioso usare questo termine per una squadra austriaca, ndr) in Polonia contro il Lech Poznan vincente per 4-1, proseguendo con la sconfitta di misura sul campo del Red Bull Salisburgo e la sorprendente sconfitta con un'altra conoscenza dei toscani, quel LASK che la Fiorentina l'anno scorso battè 7-0 alla penultima giornata di Conference. Con stasera i viennesi, che ancor di più in questo contesto hanno mostrato i loro limiti prettamente qualitativi, sono a cinque gare perse di seguito. Forse, l'avversario in questo momento migliore da incrociare per i viola, sprofondati senza ben rendersene conto all'ultimo posto in Serie A.
Il segnale più rassicurante in casa Fiorentina sembra arrivare dalla prova del centrocampo. Il 3-5-2, tra difetti congeniti di amalgama della squadra e quella sensazione di esser sempre il modulo "da zona comfort", pare avere il pregio di favorire l'interpretazione dei propri ruolo per quelli che di fatto sono fra i migliori in assoluto (e in generale) dei viola, Nicolussi Caviglia e Fagioli. Quest'ultimo in particolare, è apparso di nuovo più leggero e divertito nello stare in campo, e nello sfoggiare la propria tecnica agendo da mezzala, rispetto alle prime uscite stagionali dove operava confinato nella posizione di playmaker. Qualcosa che a piccolissimi sprazzi si poteva intuire già dalla partita passata contro il Milan. Certo, il differenziale tra rossoneri e viennesi si è mostrato enorme, ma l'impressione è che i due ex Juve possano essere davvero una soluzione stabile lì in mezzo; con il primo chiamato ad avviare l'azione in collaborazione con i difensori, e il secondo libero di galleggiare da mezzala di rifinitura a vedere (e trovare) linee di passaggio complicate. Non a caso, la loro contemporanea sostituzione in vista della gara contro il Bologna ha coinciso con un abbassamento dei ritmi generali della gara, complice un parziale già di 0-2 per gli ospiti.
Il prossimo passo per Pioli sarà capire chi sarà, fra i tanti, l'uomo giusto per chiudere questa cerniera in mezzo al campo. La scelta iniziale in questa gara è ricaduta su Ndour, autore del fortunoso gol del vantaggio (il secondo in questa Conference), il cui dinamismo senza palla e la sua fisicità almeno in questa Europa spiccano, in modo tale da compensare i suoi limiti in trasmissione della palla. All'oggi, comunque più convincente sul piano mentale il giovane nazionale under-21 di Sohm, di rientro dall'infortunio e sceso in campo piuttosto titubante nella ripresa, pur con l'ingrato fardello di sostituire proprio Fagioli. Soluzioni più difficili da scovare in difesa, oggi versione turnoveristica con Comuzzo e Viti nel ruolo di braccetti accanto all'ormai titolare fisso Pablo Marì: nonostante i pochi rischi effettivi corsi da De Gea sempre a guardia dei pali (ma con almeno una bella parata messa a referto dal portiere spagnolo), rimane sempre la sensazione di estrema imprecisione nelle giocate del reparto arretrato, tanto in avvio di azione quanto nella scelta e nei tempi degli interventi difensivi.
Pillole sparse: la pioggia rendendo il pallone scivoloso ha dato vita a momenti più o meno (tragi)comici, dalle due rimesse invertite della Fiorentina in pochi minuti alle difficoltà del portiere Hedl nella presa (con un gol di fatto propiziato dopo aver ricevuto già una grazia). L'impressione su Dzeko, autore dello 0-2, è che potrebbe esser la soluzione più intelligente come seconda punta al fianco di un vertice offensivo, ma solo con i ritmi della Conference. Ottime prove sul piano anche della personalità per Fabiano Parisi, piccola iniezione di fiducia dopo il discusso episodio che ha deciso Milan-Fiorentina, e per il giovane Fortini (alla prima da titolare in Europa), autore dell'assist per Dzeko e calatosi diligentemente nel ruolo di quinto di destra. Bella la sgroppata di un altro giovanissimo, il subentrato Kouadio, che rifinisce lo 0-3 firmato da un infreddolito Gudmundsson. Unico bocciato con riserva, Roberto Piccoli: il gol divorato alla mezz'ora del primo tempo lo porta ad autoescludersi dalla partita.
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