
Fisionomia di una polemica inutile
Se la rinuncia di Sinner alle finali di Davis fosse solo una legittima scelta?
Ancora una volta, l'Italia è in subbuglio per una notizia extracampo di Jannik Sinner. Il nostro beniamino, il nostro ragazzo, l'orgoglio italiano n° 1/2 al mondo, ma solo quando fa comodo. Un ragazzo da proteggere e elogiare fino a che non rifiuta di giocare la Coppa Davis, non rispondendo alla convocazione del capitano Filippo Volandri. Egoista, si sente gridare a gran voce, soprattutto dopo la partecipazione al Six Kings Slam arabo che, per i punti ATP conta 0, ma non in termini economici.
Immaturo, mercenario, delusione e soprattutto, il ritorno della polemica preferita: lo vedete allora che, sotto sotto, il ragazzo del Trentino, non è poi così italiano?
Eppure, la risposta a tutte le polemiche l'ha fornita direttamente Sinner: avendola vinta già due volte da assoluto protagonista, ha già dimostrato – qualora ce ne fosse bisogno – l'attaccamento alla maglia azzurra (qualsiasi cosa attaccamento voglia dire, considerato come la Davis abbia deciso da sola di svuotarsi di gran parte del significato storicamente mantenuto), e che per il prossimo anno avere una settimana in più di allenamento sarà fondamentale per non avere ricadute come successo qualche volta durante il già di per sé tormentato 2025. Il corpo e la gestione di quest'ultimo sono esclusivamente suoi, ne conosce limiti e potenzialità. I trionfi, anche con la Nazionale, parlano per Sinner e l'obiettivo sono gli Slam mancanti.
Ma lo sappiamo: se il calcio offre la giornata con meno gol da quando esistono i 3 punti, questa notizia diventa l'argomento su cui fiondarsi. Con commenti, opinioni, punti di vista da parte di tutti. Su La Repubblica, Emanuela Audisio apre il pezzo con diverse accuse al tennista. Citando:
"Carlos ci sarà, Jannik no. [...] Peccato. Perché le finali sono in casa, sul cemento, sua superficie prediletta. Perché la fatica nella nuova Davis non è molta (avrebbe trovato Alcaraz solo in finale). [...] E fino all'altro ieri Jannik sulla Davis rispondeva: 'Vedremo'. Che vuoi vedere, se hai già data la tua indisponibilità?". Ancora: "Cosa ti costa dire la verità? Non si tratta di voltare le spalle all'Italia, che pure ti ha sostenuto quando il mondo ti accusava di doping e ti ha difeso durante la squalifica, ma di limpidezza. Hai detto che non andavi ai Giochi di Parigi per colpa di una tonsillite. Falso. Eri stato trovato positivo a un prodotto illecito".
Secondo la giornalista di Repubblica, la Coppa Davis dovrebbe essere un'occasione per Sinner di ringraziare milioni di italiani di averlo sostenuto in un caso in cui – a suo stesso dire – la sua innocenza era evidente. Eppure, nello stesso articolo, poche righe dopo, lo accusa esplicitamente di aver mentito e di aver assunto un prodotto illecito.
La contraddizione è palese e imbarazzante. Se Sinner è colpevole, perché dovrebbe essere sostenuto? Se è innocente, perché accusarlo di menzogna? La verità è che per un rifiuto dettato da una programmazione specifica, attenta alla salute fisica, estremamente personale, ecco che emerge tutto il livore nascosto. Evidentemente, non si aspettava altro che un'occasione per scagliarsi contro il tennista.
I guardiani del passato
Come è solito fare in questi casi, i primi che vengono contattati quando accade qualcosa intorno a Sinner sono i soliti: Panatta e Pietrangeli, oltre al più equilibrato Bertolucci. Il Mount Rushmore del tennis italiano prima di e con Jannik. Qualche volta grandi fan, altre volte primi detrattori, in alcuni casi sospettosi. La coerenza, evidentemente, non è di casa.
"Non capisco quando parla di scelta difficile" – ha sottolineato Pietrangeli ad Ansa – "deve giocare a tennis mica fare una guerra. Quando mi toccano la Coppa Davis smanio perché lo scopo di uno sportivo è mettere la maglia azzurra. Ma purtroppo parlo di un'altra epoca. Spero che durante la Davis poi non vada a giocare da qualche altra parte. Oggi il mondo è troppo pieno di soldi. Il cuore lo lasciano da parte…".
Così l'editoriale di Panatta sul Corriere della Sera: "Ho giocato quando la vecchia Coppa era una delle priorità che si contavano sulle dita di una mano. Così ci insegnavano. Stava alla sensibilità di ognuno dei tennisti azzurri metterla al primo, secondo o terzo posto, ma la cinquina 'delle cose da fare' ruotava intorno a Roma, Parigi, Wimbledon, la Davis, e forse, per ultimi, gli US Open. Degli Australian Open nessuno parlava, manco li seguivamo sui giornali. Io ci sono stato una volta, giovanissimo, Borg credo mai. Il tennis è cambiato, e non sempre l'ha fatto nei modi migliori. Questo non fa che aumentare il mio disagio…"
Sembra evidente che, nelle parole degli ex, ci sia una mancanza totale di comprensione su cosa fosse il tennis alla loro epoca e cosa sia diventato ora. Il calendario è esploso, i tornei si sono moltiplicati, le stagioni sono diventate interminabili e il fisico degli atleti viene messo a dura prova per 11 mesi l'anno. Confrontare il tennis degli anni '70 con quello attuale è come paragonare il ciclismo di Coppi con quello di Pogačar: tecnicamente è lo stesso sport, nella sostanza sono due mondi diversi.
Forse sarebbe il caso di aggiornare il parterre dei commentatori e interpellare nuovi volti che conoscano davvero il tennis moderno. O perlomeno che lo facciano senza l'invidia di vedere un italiano vincere ciò che loro non hanno vinto.
Se Sinner vincerà l'Australian Open...
Sinner ha rifiutato la Coppa Davis così come hanno fatto, nel corso delle loro carriere, grandi campioni come Federer (in momenti più avanzati della carriera), Djokovic (assai raramente) e Nadal (che ha pur onorato la manifestazione per nazionali con l'ultima gara giocata in carriera). Sinner non è per questo motivo un traditore o un mercenario: è un professionista che sente di aver più bisogno di altri campioni di gestire il proprio corpo e la propria carriera con intelligenza e lungimiranza.
L'Italia del tennis ha alzato al cielo per due volte, grazie soprattutto a Sinner, questa coppa. Ora il fenomeno si concede una pausa e la formazione che sarà presente a Bologna è composta da ragazzi comunque tra i più bravi al mondo, che potranno dimostrare il loro valore e mostrare come il livello del tennis italiano sia aumentato vertiginosamente negli ultimi anni. Non siamo più il movimento di un uomo solo: abbiamo Musetti, Cobolli Arnaldi, Berrettini (se e quando sta bene, in Davis è un giocatore con pochi eguali attualmente nel circuito), doppisti di alto livello come Sonego e la consolidata coppia Bolelli/Vavassori.
I commenti superficiali sono la reazione di pancia: dura un giorno, forse sono anche quelli più giustificati, perché almeno spontanei. Comporre retroscena, fare analisi a tavolino, diffamare un ragazzo di ventitré anni e accusarlo senza cognizione di causa non fa bene a nessuno.
Soprattutto perché, se poi Sinner vincerà il terzo Australian Open di fila, magari anche grazie a quella settimana di allenamento in più, il carro su cui salteranno tutti non sarà abbastanza grande. E allora torneremo a essere il paese che esulta per "il nostro Jannik", dimenticando in un attimo le accuse di egoismo e tradimento.
Perché in fondo, queste sono le vere discipline sportive nazionali in Italia: non il calcio o il tennis, ma l'ipocrisia e la polemica.
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