
PSV-Napoli 6-2, Considerazioni Sparse
Il Napoli e il suo generale vanno incontro alla loro Waterloo. Il PSV giganteggia sui campioni d'Italia.
La leggenda narra che 210 anni fa, a circa 150 km dal campo del PSV in cui si è svolta la partita di stasera, nessuno potesse prevedere una sconfitta di tale portata storica da parte dei francesi, affrontato dall'esercito della settima coalizione che gli si parò dinanzi in quel di Waterloo. Probabilmente Conte non avrà, come fece allora Napoleone, liquidato con sufficienza i suoi avversari prevedendo una vittoria entro l'ora di pranzo, ma di certo i favori del pronostico propendevano, quantomeno sulla carta, nei confronti del Napoli: nessuno avrebbe quindi mai potuto immaginare una sconfitta di tale portata al termine della terza giornata di Champions. L'ultima volta che il Napoli giocò nei Paesi Bassi finì con la squadra di Spalletti vittoriosa per 1-6 in quel di Amsterdam: lo stato d'animo, in questo momento, non potrebbe essere più diverso.
Per la verità il Napoli, che ritrova McTominay e quindi gli uomini per giocare con l'ormai canonico 4-1-4-1 di questa stagione, non aveva neppure iniziato male, così come avrebbe poi approcciato bene l'inizio della ripresa. Se, a posteriori, sembra la storia dell'uomo che cade da un grattacielo il quale, per farsi coraggio, a ogni piano si ripete "fin qui tutto bene", va detto che la caduta degli azzurri è stata rapida e fragorosa, incapace di lasciare appigli dai quali ripartire o segnali che potessero far pensare a dei what if, in grado di segnare quei momenti in cui la storia sarebbe potuta andare diversamente. Un Napoli che, dopo una prima fase di possesso con la quale ha provato a pungere i suoi avversari e nascondere certi pericolosi scricchiolii, ha poi ben presto offerto il fianco alle folate offensive dei padroni di casa.
Gli errori individuali degli azzurri, a partire dallo sfortunato autogol di Buongiorno che vale il pareggio fino a quelli di Beukema in occasione del secondo gol o l'ingenua reazione di Lucca che gli causa l'espulsione, hanno certamente aiutato il PSV Eindhoven, bravissimo a capitalizzare come meglio non si poteva gli episodi favorevoli, tuttavia a essere mancata è stata la prova complessiva di squadra, che più che una squadra è sembrata solo un insieme di undici calciatori vestiti uguale, ma senza un reale motivo. Già durante la prima frazione di gioco il Napoli non è mai stato capace di instaurare delle efficaci marcature preventive in grado di proteggere la squadra quando l'azione offensiva portava gli azzurri a sbilanciarsi, tanto che anche prima del gol del 2-1 il PSV Eindhoven ha trovato con una semplicità estrema, addirittura affidandosi a triangolazioni nemmeno troppo elaborate, per affacciarsi nei pressi di Milinkovic-Savic.
Il secondo tempo non è stato nemmeno una partita di calcio, quanto piuttosto un'esecuzione sommaria subita dagli azzurri, che troppo presto hanno mollato la partita, dopo aver subito nei primissimi minuti della ripresa il gol del 3-1. Da quel momento in poi il Napoli è definitivamente sparito dal campo, sfilacciandosi e disunendosi in una maniera troppo brutta per essere vera, priva di un qualsiasi fuoco capace di ridare anima a una squadra inadatta alla lotta. Nemmeno il gol del 4-2 è riuscito a infondere fiducia a una squadra che è sembrata troppo passiva e arrendevole nei confronti del proprio destino, abbandonata alla propria fragilità.
È una sconfitta, quella impartita da Perisic, Man e compagni, che rovina non solo la serata del Napoli, ma rischia di insinuarsi come un tarlo nelle crepe degli azzurri, allargandole fino a far perdere di stabilità alle fondamenta. Una sconfitta che pesa tantissimo, in quanto i 6 gol subiti saranno una spada di Damocle che accompagnerà gli azzurri fino a gennaio, e chissà che Conte e i suoi non si ritroveranno a maledirli al termine della fase campionato di questa Champions. Ma, soprattutto, una sconfitta del genere può far crollare le certezze mentali di una squadra che, a dispetto dei due campionati vinti negli ultimi 3 anni, si è sempre dimostrata molto fragile dal punto di vista nervoso, come detto anche dal capitano Di Lorenzo nel post-partita. A Conte va la patata bollente di doversi dimostrare un generale in grado di riportare verso l'alto il morale delle sue truppe stanche e impaurite. All'orizzonte, però, c'è già la sfida con l'Inter: il tempo, per il Napoli, stringe, e il confine che divide questa squadra dal baratro di due stagioni fa si fa sempre più sottile.
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