
Non un derby, ma qualcosa di speciale
Un reportage dal Sannazzari di Chiavari durante Virtus Entella-Sampdoria.
"Una cosa impensabile, da non credere". Con queste parole un tifoso biancoceleste di vecchia data mi spiegava prima della partita cosa significasse per lui Virtus Entella-Sampdoria. Purtroppo non l'ho rivisto dopo i 90' che hanno raccontato una vittoria meritata dei padroni di casa per 3-1, con la squadra chiavarese dominante in campo. Superiore sul piano mentale e su quello tecnico. Lasciando gli spalti, altre persone avanti con l'età parlavano di "serata storica".
Ma perché lo è stata? Cosa ha di tanto speciale la vittoria contro una squadra che aveva un punto in meno in classifica e che da oltre un anno vive una crisi apparentemente irreversibile?

Era la prima volta che la Virtus Entella giocava in una partita ufficiale contro la Sampdoria: non si erano mai incontrate né in campionato né in Coppa Italia. Chiavari è una piccola città in provincia di Genova, ha 27 mila abitanti: più o meno il pubblico che la Sampdoria porta al Ferraris per una partita di cartello. Chiamarlo derby è un'inesattezza: non esiste una rivalità tra le tifoserie né tra le squadre. Come capita in molte realtà di provincia, non è raro che i tifosi stiano in una "relazione aperta": quelli che tifano solo Entella sono una sparuta minoranza.
Questo elemento di novità, unito alla vicinanza geografica e alla residenza a Chiavari di moltissimi sampdoriani, ha fatto sì che già prima dell'inizio della stagione si creasse attesa per questa partita: i biglietti per la partita sono finiti molto presto, prima sotto forma di "mini-abbonamenti" per 3 partite che includevano la visita del Doria, e poi come tagliandi per i tifosi ospiti, finiti in meno di un'ora. Infine la vendita libera, con file mai viste prima all'Entella Point. Il risultato è stato il secondo sold out per il Sannazzari da quando è stato ampliato a 5.600 posti dopo la prima promozione in B. L'altro era stato per Entella-Spezia nel 2016.
La sfida alla Samp ha portato allo stadio anche tanti chiavaresi che, generalmente non seguono la squadra di casa: mediamente le presenze allo stadio sono meno di 3 mila. Anche per questo il presidente biancoceleste Antonio Gozzi - uno dei principali responsabili degli exploit della squadra - dopo la vittoria ha voluto precisare in conferenza stampa: "Alla nostra tifoseria organizzata e a chi c'è sempre non si può dire nulla e vanno ringraziati, ma riempire lo stadio solo quando arriva la Sampdoria o nel derby del Levante (contro il Sestri Levante, la vera rivalità sentita in città) non basta. Stiamo affrontando un campionato di B, abbiamo una squadra che gioca bene e merita il massimo sostegno da parte della nostra gente".

Il fatto che ci fossero molti occasionali - termine troppo semplicistico, ma ci siamo capiti - era evidente durante la partita. Anche nella gradinata Sud, settore della tifoseria organizzata di casa, c'erano molte persone che non cantavano né battevano le mani.
Per tutta la gara si sono solo sentiti i cori doriani, incessantemente. Due gli striscioni blucerchiati durante l'entrata in campo, un sostegno costante nell'arco dei 90', i cori di contestazione all'uscita dal campo dei giocatori. Un attaccamento molto ridotto alla squadra della propria città da parte dei chiavaresi che ha molte ragioni, ma che sicuramente visto da fuori appare eccessivo.


Al di là di tutto, l'Entella rappresenta a livello societario tutto quello che oggi la Sampdoria non è. Una proprietà solida, che programma, che investe nel settore giovanile e sul territorio. Il presidente, dal 2007, è Antonio Gozzi - presidente anche di Duferco e Federacciai -, nato a Chiavari e tifoso della squadra.
Un progetto fin dall'inizio basato su grandi investimenti, ma anche sulla sostenibilità. Ha preso una società fallita e l'ha riportata gradualmente nei campionati che storicamente le erano stati abituali: prima l'Eccellenza e poi la Serie D, fino alla Lega Pro nel 2011 e la prima promozione in B nel 2014, in cui l'Entella è tornata altre due volte grazie a una programmazione attenta e investimenti oculati.
DG e DS sono sempre gli stessi. Matteo Matteazzi è DG dell’Entella dal 2008. È di Chiavari e ha iniziato da calciatore nel settore giovanile della squadra della sua città, per cui aveva giocato già suo padre Bruno negli anni ’50 e per cui ha esordito nel 2024 suo figlio Ernesto in una partita di Serie C. Anche il DS Superbi è dal 2008 che ricopre il ruolo.
In panchina c’è Andrea Chiappella, tecnico classe ’87. È la sua prima stagione in Serie B, prima aveva allenato la Giana Erminio per 3 anni al suo esordio tra i professionisti in panchina. Una scelta sicuramente coraggiosa, ma anche un investimento con un potenziale piuttosto alto. Per ora, risultati e prestazioni stanno dando ragione alla società.


Dall'altra parte, la situazione è assai differente. Il presidente della Sampdoria nominalmente è Matteo Manfredi, ma al momento pare molto defilato. Sicuramente i soldi arrivano dall'imprenditore di Singapore Joseph Tey: nell'ultimo anno Manfredi non ha neanche più avuto quel ruolo di rappresentanza che ricopriva all'inizio della sua esperienza nel 2023. Si vede poco allo stadio, sono ancor meno le occasioni in cui si esprime sulla situazione che sta vivendo la Sampdoria.
Cambiano gli allenatori, ma anche i dirigenti, da quelli dell'area tecnica a quelli del CdA. Il DG da questa stagione è Jesper Fredberg: arriva dalla Danimarca è ha un approccio data first. Si devono a lui acquisti creativi come Victor Narro dalla Serie C spagnola e la scelta dell'allenatore. Parallelamente e con metodi diversissimi lavora il DS Andrea Mancini, arrivato nel finale della scorsa stagione insieme a Evani e Lombardo. Un approccio più tradizionale, semplificando, basato sui contatti e sulla scelta di profili esperti in cerca di rilancio o di giovani di prospettiva da prendere in prestito.
In panchina l'incarico in estate è stato affidato a Massimo Donati, allenatore con poca esperienza e risultati altalenanti. Sui quotidiani locali si legge che è stato scelto anche per le basse pretese di ingaggio, rispetto ad altri profili sondati. Un risparmio relativo, considerando che due giorni dopo la sconfitta a Chiavari è stato esonerato e la società dovrà pagare anche un nuovo staff. Il valore stimato della rosa secondo Transfermarkt è di €28,2 mln (contro i €10,5 dell'Entella) e gli ingaggi gravano sulle casse societarie per un'altra ventina di milioni di euro.

A segnare il primo gol della partita è Alessandro Debenedetti. Il centravanti classe 2003 stacca quasi indisturbato in area e gira in porta il cross dalla bandierina di Fumagalli. Debenedetti è nato a Finale Ligure, il suo cartellino è di proprietà del Genoa. Già così sembrerebbe una storia, ma c'è di più.
Dopo aver iniziato a giocare a calcio in provincia di Savona, a 10 anni era stato comprato dalla Sampdoria e ci era rimasto per 6 anni. A 16 anni non viene riconfermato, smetterà di giocare per due anni. Riprende dall'Eccellenza a 18 anni, quando poi lo nota il Genoa e terminato il settore giovanile inizierà tra i professionisti al Mantova in C e poi in B l'anno scorso.
La partita è molto fisica, tanti scontri in campo e palloni contesi. Sugli spalti, dove ci sono tifosi della Sampdoria sparsi un po’ in tutti i settori, si registrano scene di nervosismo. Proteste per presunti falli non fischiati alla formazione in svantaggio, l’immediata risposta di tifosi di casa poco lontani che invitano a fare silenzio.
Mentre la Sampdoria cerca di portarsi sul pari, con una reazione più di pancia che di sostanza e un atteggiamento del corpo degli 11 in campo che mostra bene la pesantezza che stanno vivendo, la Virtus Entella va vicino e poi segna il 2-0. Il gol è su rigore ed è di Franzoni, centrocampista che l'anno scorso in C era stato il miglior marcatore della squadra. Il tutto è nato da un contropiede di Di Mario, giovane esterno dell'Entella passato per un breve periodo nelle giovanili blucerchiate.
(Non voglio dire che entrambi avessero delle motivazioni in più o un senso di rivalsa, non ho elementi per dirlo, ma anche se sono solo coincidenze vale la pena citarle).
I giocatori escono e si sente solo il settore ospiti che fischia la sua squadra. Per capire la tensione che si respira in casa Samp, al 29’ sullo 0-0 viene espulso il preparatore atletico Bertelli per proteste troppo veementi. A meno di mezz’ora dall'inizio, senza che siano accaduti episodi minimamente decisivi.
La squadra di casa gioca con attenzione e leggiadria. Mantiene le distanze, non rischia, prova a ripartire. Debenedetti spreca da buona posizione, Ghidotti fa una parata importante su un tiro al volo di Fumagalli.
La prima “occasione” per gli ospiti è al 78’, con un tiro impreciso e non troppo potente di Barak, che calcia da fuori area e senza equilibrio.
Il 2-1 degli ospiti arriva da Massimo Coda. Una rete estemporanea, nata dall'esperienza e dall'abilità della persona che ha segnato più gol in Serie B di tutti i tempi. Giocatore di cui si parlava in ottica Entella in estate, immaginandolo in uscita da Genova dopo la deludente stagione. Realisticamente difficile, considerando i parametri economici che si pone la società chiavarese.
Solo due minuti più tardi arriva il gol che decide la partita, facendo esultare e tirare un sospiro di sollievo ai tifosi di casa. Andrea Tiritiello non ha nessun passato blucerchiato, ma è un centrale di difesa che ha segnato 3 gol nelle ultime 3 partite (ha contribuito a un terzo dei gol totali della Virtus Entella sin qui).

I pochi tifosi blucerchiati in tribuna sono con le mani nei capelli, qualcuno fa dei complimenti ironici ai dirigenti, che sono seduti poco distanti. Le distanze tra il pubblico e la cosiddetta tribuna d’onore sono davvero inesistenti nell’impianto di Chiavari, le forze dell’ordine in borghese vanno avanti e indietro.
Al fischio finale si respira aria di festa. Un collega più anziano di me dice che abbiamo vissuto "una serata storica". Le persone lasciano la tribuna con sorrisi a trentadue denti, parlano più di come l'Entella sia stata superiore in campo alla Samp rispetto alla vittoria in sé. Dopo le dichiarazioni in sala stampa dei giocatori e della società (nessuno della Sampdoria si è presentato), fuori dallo stadio ci sono i giocatori che parlano serenamente con le famiglie e gli amici. C'è chi mangia una pizza, si ride e si scherza.
I colleghi blucerchiati sono ancora nello spogliatoio. Si aspetta che i tifosi doriani lascino l'impianto e si dirigano verso la stazione, per farli tornare a Bogliasco con il pullman ed evitare possibili contestazioni.
Razionalmente, per l'Entella non è stata un'impresa storica sul campo. Emotivamente e storicamente, per chi la segue lo è stata eccome. Sicuramente per quelli che hanno visto la Sampdoria vincere lo Scudetto nel '91, quando l'Entella giocava in Promozione. Per l'Entella e i suoi tifosi sarebbe stata una serata speciale lo stesso, con lo stadio pieno e l'attesa per una partita che non c'era mai stata - nonostante la vicinanza geografica. Ma lo è stata molto di più.

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