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Arsenal
, 21 Ottobre 2025

Arsenal-Atlético Madrid 4-0, Considerazioni Sparse


Risultato tondo, che legittima una vittoria dell'Arsenal e di Arteta tatticamente perfetta.

Scrollando i reels di Instagram nelle giornate anteriori a questo Arsenal-Atlético Madrid è stato possibile vedere come da moltissimi account satirici questo incontro fosse già designato come uno scontro tra due fondamentalisti dello stile che un tempo sarebbe stato definito "all'italiana". Trattatasi di quello stile tattico che prevede un'attenzione maniacale alla fase difensiva che poco cura quella, di contro, offensiva e che ha permesso al calcio del Belpaese di vincere ben 4 titoli del mondo per nazionali. Ovviamente la satira verteva su soggetti che unicamente sapendo che il calendario del nuovo formato della Champions League si trasformavano in fondamentalisti degli spazi stretti e dell'autobus davanti all'area di rigore. Pur facendo sorridere, l'ironia coglieva nel segno: sul campo, al di là del roboante tabellino finale, ha mostrato tantissima intensità, spazi per almeno un'ora di gioco strettissimi e fisicità che dimostra una preparazione particolareggiata da parte di Simeone, lato materassai di Madrid, e di Arteta, lato Arsenal.

L'Atleti di Madrid ci ha abituati nel corso di questo lungo regno argentino a un gioco spesso spigoloso e arcigno. I castelli Colchoneros sono stati spesso costruiti su una quasi impenetrabilità difensiva e ripartenze fulminee e letali, grazie anche alla immensa qualità in ogni reparto che di anno in anno permette a Simeone di lottare costantemente per i primi posti in Liga e gli ultimi turni a eliminazione diretta di ciascun trofeo tra Spagna ed Europa. La bacheca, purtroppo per il Cholo, non parla in maniera così esplicita di un calcio vincente nel lungo periodo: nelle ultime stagioni è sempre parso che il ciclo del tecnico ex Pisa, Lazio e Inter fosse sul viale del tramonto. Questa serata di Champions ha certificato come l'impianto tattico sia totalmente permeabile alla velocità di gioco dei giocatori di Arteta grazie alla quale, in maniera spietata, hanno saputo capitalizzare le occasioni gol costruite dal 1' al 90'. Un 4-0 pesante, senza appello (eccezion fatta per la traversa colpita da Julian Alvarez a inizio secondo tempo) che dovrà far riflettere Simeone e i suoi: una ridefinizione interna degli equilibri tattici, tra i titolari e gli ingressi dalla panchina (tragico quello di Gallagher da mezzala destra, in balia delle conduzioni di Lewis-Skelly in occasione del 2-0 e del 3-0), è obbligatoria per arrivare in fondo a questa edizione del trofeo.

L'Arsenal ha portato, da parte sua, uno stile di gioco ormai chiaro e limpido, che Arteta ha ormai impiantato sotto la pelle dei suoi giocatori e dell'intero club dopo che anni di buio tattico e tecnico nel post Wenger. I londinesi hanno acquisito un'identità definita come quella di poche altre big europee (Andrea Marinozzi, ex voce di Sky e ora a DAZN, l'ha definita recentemente come "un pugno"): sebbene ancor privo di trofei importanti sistemati in bacheca, i Gunners sono una realtà imponente. L'ex assistente di Guardiola sta riuscendo a implementare sempre più sfumature alla sua struttura (vedasi l'ambientamento di Eze con o al posto di capitan Ødegaard), con possibilità tecniche fornite dal parco giocatori forse più ampie anche delle altre grandi d'Inghilterra o Spagna. Se l'Arsenal dovesse mantenere questo cinismo offensivo e questa precisione difensiva, sarà veramente complesso non pensare che possano portare a casa qualche trofeo a fine stagione.

La riprova della bontà tattica dell'impianto dell'Arsenal di Arteta sta nella variabilità offensiva che è riuscito a portare nell'area madrilena: questa è sfociata non solo nelle due reti finali di Gyökeres ma anche nell'ormai proverbiale colpo di testa di un difensore centrale su piazzato di Rice e del primo periodo realmente continuo di un'ala esplosiva ma fino a questo momento fumosa e limitata per l'élite europea (Martinelli). Timber e Lewis-Skelly con le conduzioni palla al piede da dietro, Rice e Zubimendi con filtranti nei mezzi spazi, Eze a portare a spasso Koke: tutti hanno ruotato attorno al castello difensivo del Cholo rodendone le fondamenta sin dai primi minuti della partita, interscambiandosi i ruoli e riuscendo a interpretare le due fasi senza alcun tipo di problema.

Sebbene tutto quanto detto sopra, la Champions League, soprattutto per come strutturata ora, non è che ai suoi albori: la difficoltà dell'Atleti di ribaltare il campo non troverà sempre le letture in arretramento di due generali come Saliba e Gabriel, ma non è detto che in futuro i madrileni non possano trovare partner offensivi che lascino Julian Alvarez meno in versione "predicatore nel deserto" come nella serata di Emirates. Ciò che rimane è di sicuro il tabellino roboante di Arsenal-Atlético Madrid (e non solo: 43 gol nelle 9 partite del martedì!) e un gradevolissimo spettacolo, specie per chi è uscito dall'ultima domenica di campionato con gli occhi gonfi di svariati 0-0 e con record negativo di gol segnati nella Serie A italiana coi 3 punti.

  • Impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio. Ma anche difensore centrale.

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