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Torino Napoli
, 18 Ottobre 2025

Torino-Napoli 1-0, Considerazioni Sparse


La serie di infortuni non giustifica un Napoli troppo al di sotto dello standard: vittoria meritata del Torino.

Torino-Napoli è una partita dai mille incroci che viene decisa proprio dall'uomo i cui legami con le due squadre in campo sono più forti di chiunque altro: Giovanni Cholito Simeone, un paio di scudetti con la maglia del Napoli, uno probabilmente soffiato via ai tempi della Fiorentina, ancora una volta veste i freddi panni del boia e con precisione chirurgica raccoglie l'inaspettato regalo dei suoi ex compagni e manda il pallone alle spalle di Milinkovic-Savic, dopo aver dato prova dei propri nervi d'acciaio saltandolo di netto in uscita.

Il gol arriva in un momento in cui il Napoli stava prendendo campo e probabilmente il controllo delle operazioni, tanto che l'errore decisivo arriva (anche grazie a un rimpallo sfortunato) da parte di Gilmour in fase di pieno controllo in mezzo al campo, in una situazione nemmeno particolarmente complicata che lo scozzese aveva già sbrogliato con tranquillità come normale amministrazione. Una fase però secondaria ai primi venti minuti di gioco, in cui il Torino ha legittimato il suo successivo vantaggio: il già citato Simeone forma con Adams una coppia capace di occupare con intelligenza gli spazi, stressando con continuità la retroguardia azzurra, mentre Vlasic galleggia con qualità tra le linee di difesa e centrocampo, capace di creare degli interessanti mismatch: proprio dal suo sinistro nasce la migliore occasione della partita, con il palo a negare la rete al fantasista croato.

La gara del Napoli inizia già con brutti presagi sotto il profilo dell'infermeria: all'ultimo secondo si aggiungono agli assenti McTominay e Højlund, costretti a seguire il match dalla tribuna. Se le assenze del bomber e dell'eroe del passato scudetto non vanno sottovalutate, queste non possono giustificare la prova scialba degli azzurri: il Napoli infatti finisce troppo facilmente per perdersi in un estenuante e inconcludente palleggio, che fa percentuale in possesso palla ma poca sostanza. Non aiutano, in questo senso, le prove sotto tono di Neres e Lucca.

Se Lucca è stato scelto a causa del forfait di Højlund, l'altro rispolverato all'ultimo secondo è stato Olivera, con Spinazzola avanzato sulla linea degli attaccanti in un 4-3-3 che definire atipico è poco. Se c'è una critica da fare a Conte, forse è proprio in questa scelta iper-conservativa che ha finito per mettere, specialmente nel primo tempo, in estrema difficoltà la fase offensiva degli azzurri. L'ingresso di Lang nel secondo tempo, in campo proprio al posto di Olivera, pur non esaltando fornisce una bocca di fuoco al Napoli (che per pochi centimetri non ha portato un punto in cascina per gli azzurri), ma soprattutto ha esaltato Spinazzola, che tornato nel suo ruolo si è rivelato il migliore dei suoi. Una coincidenza che non può che lasciare qualche rimpianto.

Da Torino il Napoli torna senza punti, ma soprattutto con molti interrogativi: le alternative, principale obiettivo del mercato dei campioni d'Italia che necessitavano di allungare la rosa, sono davvero in grado di sostituire i titolari? Una singola gara di certo non può condannare nessuno in via definitiva, ma i dubbi su Lucca iniziano ad essere numerosi e pesanti: anche oggi l'ex Udinese offre una prova insufficiente, lontana anni luce dalla brillantezza del titolare Højlund, ma soprattutto meraviglia, in negativo, la sua passività nelle scelte e nelle giocate, tanto che senza strafare il quasi esordiente in A Ambrosino ha mostrato, con un paio di movimenti intelligenti, di poter essere più utile alla squadra. Il dubbio che i 35 milioni investito in estate per il suo cartellino siano un fardello enorme da sostenere per le sue spalle si fa avanti con forza...

  • Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie.
    Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

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