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Roma Inter
, 18 Ottobre 2025

Roma-Inter 0-1, Considerazioni Sparse


Bonny permette a Chivu e all'Inter di superare a Roma la prima prova del suo esame di maturità.

Roma-Inter è stata una di quelle partite che sembrano non finire mai, così intense e combattute – anche se poi non così spettacolari – da addensare una massa tale da curvare le maglie dello spazio e del tempo degli spettatori, in particolar modo di quelli partigiani, come farebbe un buco nero o una stella di neutroni. Dopo una gara piena di contrasti duri e costellata da un numero eccezionale di falli, l’ultimo fischio di una lunghissima serie di Massa sancisce la vittoria preziosa, meritata e sofferta della squadra di Cristian Chivu, trascinata ancora da un Bonny già in formato big. La Roma può recriminare per aver mancato l’appuntamento con un pareggio che pure ha sfiorato in più d’un’occasione ma, a differenza del tecnico nerazzurro, la compagine di Gasperini non supera un esame di cruciale importanza per saggiare le ambizioni e le potenzialità dei giallorossi, che non colgono l’opportunità di ottenere un risultato forte e significativo nel giorno della sconfitta del Napoli.

Nel corso dell’ultima sosta per le nazionali si è parlato tanto dell’importanza capitale che il trittico di gare fuori casa da disputare tra Roma, Bruxelles e Napoli avesse per Chivu e per un’Inter che ha chiuso il ciclo prima della pausa in netta ripresa dopo la debacle di Torino, in crescita sia psicofisica che tattica, al netto tuttavia di un calendario favorevole che i nerazzurri hanno comunque avuto il merito di sfruttare. Oggi a Roma, contro una buona parte del suo passato, Chivu si presentava per la prima parte del suo esame di maturità, quello che nella scuola superiore di qualche anno fa (sono abbastanza vecchio ma anche abbastanza giovane da non sapere se oggi sia lo stesso) sarebbe stata la prima prova, quella d’italiano. Il tecnico ex Parma ha deciso di sviluppare e argomentare, tra i suoi fogli protocollo, il tema del coraggio, dell’audacia di vivere e morire per le proprie idee, di parlare di Thomas Moore e Catone l’Uticense. Chivu si presenta nella tana della Lupa accettando di giocare allo stesso gioco di Gasperini, senza timori né di tipo reverenziale verso il padre putativo della nostra Serie A, né di tipo agonistico verso la capolista del campionato nonché sua miglior difesa. Il tecnico decide che la sua Inter non deve rifuggire dagli uno contro uno apparecchiati dal suo ex allenatore sul prato dell’Olimpico, né tanto meno deve rifugiarsi in un blocco basso alla mercé del tridente tecnico della Roma e degli inserimenti delle sue mezzali.

Chivu chiede coraggio e ottiene un pressing, soprattutto nel primo tempo, alto ed efficace, che mette in difficoltà la costruzione della Roma. Ammonisce in modo estenuante i suoi difensori dal non schiacciarsi troppo verso l’area di rigore, decide di affidarsi a metà primo tempo ai suoi giovani attaccanti contro i lupi di mare giallorossi e di riproporre poi la mossa di Frattesi seconda punta poco dopo. Non è stata la partita perfetta, e per l’Inter la strada verso il primato è ancora lunga e tortuosa, ma oggi il tecnico nerazzurro ha deciso di essere coraggioso nella gestione di una partita che sembrava fatta apposta per un approccio conservativo. Il merito della vittoria è dunque, prima di tutto, di Chivu, che ottiene quindici su quindici per questa prima prova. Qualche bigliettino, qualche suggerimento prezioso glielo avrà passato – da buon assistman – Ange-Yoan Bonny, che sfrutta al meglio il suo momento d’oro e l’assenza di Thuram per fare proprio quello che ci aspetteremmo dal suo connazionale: trascinare alla vittoria la squadra che si gode i frutti presenti (e si spera anche futuri) del suo talento.

Se Bonny ha saputo cavare il massimo dalla sosta, lo stesso non si può dire per il grande assente della serata, colui che ad aprile aveva contribuito a strappare lo Scudetto dalle maglie degli interisti e che oggi tutti immaginavano come l’uomo decisivo del match, sia per il suo ottimo momento di forma, sia per la possibilità di mettere nuovamente in crisi una difesa interista che avrebbe potuto soffrire la sua mobilità, il suo dribbling e la letalità negli spazi. Matias Soulé non riesce a fare ciò che gli è riuscito magnificamente fino a questo momento, ovvero installare e conservare la Roma in testa alla classifica. L’argentino, che è stato – pur senza giocare – uno dei protagonisti della pausa per le nazionali, si è visto poco e non è riuscito a incidere anche quando ha provato ad accendersi nella prima parte del secondo tempo.Senza l’estro di Soulé, i problemi offensivi della Roma sembrano ancora più difficili da gestire per Gasperini, che tenta anche la carta di affidarsi, a gara in corso, al doppio centravanti, ma che deve arrendersi impotente dinanzi all’errore di Dovbyk a metà ripresa, un po’ Fantozzi e un po’ Džeko.A tradire il tecnico piemontese è anche la difesa, fin qui formidabile, che ha saputo congegnare. L’incomprensione nel reparto, concausa della rete di Bonny, non è neanche la mancanza più grave per una linea difensiva che ha sbagliato tantissimo nella gestione del pallone, aggravando le difficoltà in uscita della squadra, e rischiato un passivo ben più importante rispetto a quello finale.

Roma-Inter è stata anche la partita di cartello in cui la novità della referee cam di DAZN è stata più utilizzata, tra gli encomi decantati di Pardo e Stramaccioni in telecronaca. La Lega Serie A può dirsi fortunata nell’aver potuto contare su questa chicca nel corso di una gara in cui l’arbitro ha avuto più lavoro di un fioraio il due novembre, ma la resa finale delle inquadrature mosse, sfuggenti e ricche di riflessi della telecamera lascia più di qualche perplessità. Come spesso accade, anche questa sembra essere una novità introdotta per dare la parvenza che il calcio italiano faccia qualcosa e sappia cosa fare per migliorare la resa teatrale e la vendibilità del suo prodotto, senza però che ciò si traduca in miglioramenti concreti. È forse meglio che la regia ripensi come sfruttare queste inquadrature, perché allo stato delle cose potremmo anche fare a meno di queste riprese che danno il mal di mare nella loro rapidità e che appaiono sempre avulse e disorientanti nel contesto della partita.

  • Classe '99, pugliese come il panzerotto, studia a Bologna e soffre per l'Inter. Ama farneticare di calcio e cinema. Ha sul comodino la foto con Barbero e l'autografo di Mcdonald Mariga.

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