
Cheickh Niang spalanca orizzonti
Dai flash sul parquet con Trento al dibattito sullo ius soli, Cheickh Niang fa parlare di sé.
Per la terza stagione consecutiva, un Niang col numero 7 sulla schiena è destinato a focalizzare il dibattito quando si tratterà di Dolomiti Energia Trentino.
Coppa Italia dominata a Torino, chiamata al Draft NBA da parte dei Cleveland Cavaliers, estate da MVP dell’ultima Italbasket del Poz: il 2025 di Saliou è il decollo verticale di un potenziale sotto gli occhi di tutti da almeno un’annata, atterrato ora sul pianeta Eurolega con la Virtus Bologna. Autunno e inverno, a Trento, vedranno invece la deflagrazione del secondo talento di famiglia: 17 anni da qualche settimana appena, Cheickh Niang.
E basta, i paralleli/paragoni dovrebbero terminare qui. Perché si parla di due ragazzi di 21 e 17 anni, ancora con margini di crescita fisici (Cheickh in particolar modo: il telaio è quello di una guardia sovradimensionata, con 196 cm di altezza e braccia oversized già oggi, ma se si ricorda l'aumento di muscolatura di Saliou nel corso del 2023/24 e 2024/25 non si può azzardare cosa possa diventare il fratellino) e tecnici.
Dovrebbero terminare, paralleli e paragoni, anche perché ad oggi si parla di giocatori completamente diversi. Saliou è un'ala, difensore e rimbalzista - in difesa ma soprattutto d'attacco - di livello elitario già in contesti come EuroBasket ed Eurolega, in grado di cambiare il registro della partita grazie alla brutale, selvaggia, grezza energia nelle componenti più sporche e faticose della pallacanestro. Saliou è da coinvolgere in attacco da bloccante o tagliante, per sfruttare il vantaggio di esplosività rispetto agli altri 4 d'Europa e nasconderne i problemi lontano da canestro.
Cheickh è ancora una guardia che riesce a stare in campo per quello che fa in attacco e palla in mano: praticamente il complementare del fratello. Cheickh pare quasi scazzato nell'applicarsi in tutti quegli ambiti che richiedono uno sforzo mentale, non perdonando alcun tentativo di affidarsi ai retrorazzi che sembrano innestati in quadricipiti e polpacci.
Il minore dei Niang non fa tagliafuori a rimbalzo, non porta blocchi, non coinvolge il compagno di un gioco a due, non legge quanto è distante dal ferro una volta che stacca i piedi da terra per opzionare la migliore delle alternative dal layup package, non mantiene il contatto costante con gli occhi sia con la palla che col proprio uomo in difesa, non comunica in tempo coi compagni sui cambi. Proprio quello che ti immagini da un 17enne con la miseria di 6 gare coi pro'.
Sarebbe pretestuoso anche ipotizzare quale sia l’impiego e il ruolo di Niang nella rotazione della Trento di fine 2025, figurarsi guardare più in là. A metà ottobre si vive ancora il contesto di un Cheickh reduce da un’estate priva di impegni con una Nazionale, inserito in un reparto guardie che ha fatto alternativamente a meno di “rivali” in termini di possessi e minutaggio come Steward e Battle, componendo una Trento che viaggia dal -31 contro Bourg in EuroCup al +40 contro Cantù in LBA nel giro di 5 giorni. Tocca accontentarsi di lampi, di schizzi, senza ancora poter apprezzare il quadro completo. Ma è un bell'accontentarsi.
Più puntuale e meritevole è un excursus su quello che Cheickh Niang è già stato, più che quello che sarà. Nasce a Mandello del Lario il 16 settembre 2008, un paio di anni dopo che i genitori si siano trasferiti da Dakar (Senegal) insieme a Saliou, nato nel maggio 2004.
Inizia a calcare il parquet accompagnando il fratello alla Polisportiva Mandello; si mantiene nelle sue vicinanze anche quando il più grande esordisce in LNP con la Fortitudo Bologna (nel 2022/23, anche il 14enne Cheickh esce di casa, accolto in prestito per una stagione dalla VIS Ferrara). La svolta arriva nell'estate 2023: come un pacchetto 2x1, la Dolomiti Energia Trentino investe sui fratelli Niang, inserendoli entrambi nelle selezioni giovanili per volere di Marco Crespi.
Il coach dell'ultima Siena in Serie A, ex commentatore tecnico per Sky, è ormai da qualche stagione uno degli scout giovanili maggiormente riconosciuti nel panorama europeo: il fit con Trento, la società italiana di alto livello dagli anni '10 in poi per distacco più propensa a creare un contesto ideale per lo sviluppo e la crescita di giovani atleti e coach, è naturale. Come testimoniato a Sky Sport Insider, sono bastati una decina di minuti di provino per sentire la musica nella pallacanestro di Cheickh Niang: dentro lui nell'Under17, Saliou a fare la spola tra Under19 e prima squadra.
Il 2024/25 di Cheickh è di quelli da fuori categoria a livello under: scudetto con l'Under17, sconfitta in finale nel torneo nazionale dell'Under19 Eccellenza contro l'Olimpia Milano di Garavaglia, Suigo e Lonati (la squadra giovanile più "forte" della storia della pallacanestro italiana? Sì, o poco ci manca). Col 7 sulle spalle, vestito sin da quando l'ha lasciato libero Saliou per indossarlo con la Trento dei grandi.
L'inserimento in pianta stabile in prima squadra, agli ordini di un coaching staff rinnovato dopo la partenza di Galbiati verso i Paesi Baschi e il ritorno su una panchina italiana di Massimo Cancellieri, ha già offerto highlights memorabili e i primi insegnamenti da mandare a memoria. Un contesto che gli permette di giocare quasi 32' effettivi in una trasferta di EuroCup a Londra, sparacchiare a salve in una sconfitta senza appello (15 punti ma 5/15 dal campo, 1/5 da 3) e concedergli altre opportunità a stretto giro di posta.
Se tutti gli appassionati, e forse qualcuno in più, hanno intercettato il poster su Okeke, solo i più attenti avranno notato i minuti di partita in cui vecchi volponi come Labanca (JL Bourg), Mays e Sulaimon (Buducnost) e Ivanovic (Brescia) hanno beffato Niang con una semplice finta lontano dalla palla, facendo pesare tutta la disabitudine di Cheickh ai tempi e agli spazi del basket di alto livello contro i corpi di gente con quasi il doppio dei suoi anni.
Cheickh Niang ha tutto, tools atletiche in primis, per essere una guardia offensivamente senza punti deboli. Trento disegna già schemi ad hoc per farlo uscire dai blocchi e tirare direttamente da ricezione, con una compattezza di meccanica e rilascio che gli sarà invidiata da Saliou e da molti altri per il resto della carriera; ha la faccia tosta, come il culo, per gestire in autonomia possessi complicati, prolungatisi sino alla fine dei 24"; si prende già oggi, a poco più di 17 anni e alle prime serate coi grandi, responsabilità che buona parte dei giocatori affida ad altri compagni per tutta la vita.
Più che un ceiling a livello tecnico/atletico, il tetto ragionevolmente più complicato da porre sulla testa di Cheickh è quello mentale: kermesse svolte nell'arco di un mese scarso e precedute da un ritiro altrettanto breve come quelle di Europei/Mondiali giovanili sono state finora assenti nel bagaglio di esperienza del 2008 di Mandello del Lario. Manca uno storico che dica come la guardia di Trento possa performare con continuità quando i battiti non possono rallentare, con pochi istanti di recupero tra un picco emotivo e quello successivo.
E giunge qui forse il punto focale delle discussioni che meritano di essere sviscerate attorno a Cheickh Niang: perché non lo si è mai visto indossare la canotta azzurra di Italbasket nelle selezioni giovanili e non lo si vedrà, né coi coetanei né coi grandi, almeno sino al settembre 2006? Perché Cheickh Niang è nato in Italia a fine estate 2008, ha vissuto sempre in Italia, è stato formato scolasticamente e sportivamente in Italia, gioca per una squadra italiana, ma non è italiano.
Suo padre, senegalese come la madre, ha presentato da diversi anni ormai la richiesta per ottenere la cittadinanza italiana, senza che il Comune di Mandello del Lario o altre istituzioni si siano mosse per non lasciarla prendere polvere. E non esistono possibilità di aggirare o velocizzare la questione – secondo chi scrive, questa mossa utilitaristica per avere semplicemente un giocatore in più a disposizione della Nazionale non solo non farebbe belli, ma risulterebbe di un cinismo sgradevole – tramite la “formazione italiana” di un atleta stipendiato da una squadra professionistica di pallacanestro: a ottobre 2025, senza il passaporto di almeno uno dei tuoi genitori, sino alla quinta superiore non sei civilmente al pari dei tuoi compagni di classe.
È una questione che si fa sempre finta di non conoscere, di cui si approfondiscono le dinamiche solo quando spunterebbe una convenienza. È una stortura riemersa di recente grazie all’impatto nell’Atalanta di Honest Ahanor, 17enne figlio di una coppia nigeriana, nato in Campania e cresciuto in Liguria, che dovrà aspettare il febbraio 2026 per dirsi, oltre che sentirsi, pienamente italiano. Era diventata un hot topic quando l’Italia del calcio poté finalmente contare su Mario Balotelli per la Nazionale. Era il 2008.
Si sono susseguiti governi di destra, sinistra, centro, tecnici, Larghe Intese. C’è stato il supposto rovesciamento dell’ordine del Movimento 5 Stelle e il Covid. 17 anni dopo Balotelli, per Cheickh Niang siamo ancora qui a parlare di aspettare la maggiore età per contare qualcosa, quando è evidente che per la politica italiana di ogni colore non conta un c***o.
Il 13 agosto 2008, quando viene consegnata la prima carta d'identità italiana a Mario, Cheickh non era ancora nato. Chissà che il secondo Niang con la 7 della Dolomiti Energia Trentino non spalanchi anche questo, di orizzonte.
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