
3+1 statistiche inaspettate dell'inizio di Serie A
Jacobo Ramon, Masini, le punte del Verona e altro ancora.
Dopo appena 6 giornate, la Serie A ha già offerto spunti interessanti, sia sul piano tattico che statistico. C'è un Milan che si candida allo scudetto, una Juventus lunatica, un Napoli asimmetrico e una Cremonese partita forte, almeno guardando i punti in classifica. Quali le curiosità, i numeri, le osservazioni più particolari emerse dai campi d'Italia?
Fonti: FBref, Sofascore, Understat, Fotmob.
Chi tira in porta nel Como?
Il Como tira tanto. È la 4° squadra per tiri totali, davanti anche a Milan e Roma. La formazione di Fabregas arriva al tiro soprattutto con Nico Paz (3.42 tiri a partita, 1° per conclusioni totali in tutta la Serie A) e con le ali Addai e Jesus Rodriguez. È una delle squadre che tira da più lontano: un po’ grazie a Nico Paz che tira da ben oltre l’area, un po’ perché fatica a trovare le punte.
E poi c’è Jacobo Ramon: in poco più di 400' giocati è arrivato al tiro 9 volte. Per capire l’assurdità di questo numero ecco un elenco di giocatori che hanno tirato meno o tanto quanto Ramon: De Bruyne, Pulisic, Zaccagni, Castro, Berardi. Tra i difensori solo Gatti ha un volume simile al difensore spagnolo, gli stessi Morata e Douvikas hanno numeri (dati su 90') simili o inferiori.
Ma come arriva a tirare Ramon? Dei 9 tentativi 6 arrivano da calci piazzati, ma non sarebbe il difensore che ci prova di più in serie A se non tentasse il tiro anche da situazioni meno usuali per un centrale. Il Como ha infatti il 2° PPDA più basso del campionato (il valore va letto al contrario: un PPDA basso è indice di una squadra che pressa molto), rischiando con i centrali alti in marcatura. In situazioni di recupero alto Ramon va ad attaccare lo spazio e si butta dentro per ricevere: ha convertito poco con le occasioni che ha avuto (0 gol, 0.3 xG in totale), ma è uno che si è presentato così alla Serie A.
Vedendo le partite giocate con Real Madrid e Castilla, si intuiva già il giocatore che è adesso. Si vedeva la sua abilità nel condurre palla. Con la prima squadra, Jacobo Ramon ha già avuto modo di farsi vedere verso la fine del 2024/25, segnando anche il gol vittoria allo scadere contro il Mallorca: un gol pesante, che permette di rinviare la vittoria del campionato al Barcellona.
Una rete al volo, di rincorsa, sfondando il difensore avversario: gli salta sopra e mentre lo atterra colpisce di piatto con una sensibilità tale da far partire un pallonetto che scavalca il portiere. Un gol di un giocatore che si muove fin troppo a suo agio per avere un corpo così grosso. Bonus: Real Madrid Castilla-Real Murcia 0-0. A 2:02 scarta mezza difesa schierata per arrivare al cross. Una partita giocata in un campo impresentabile.
L’inizio di Masini
Patrizio Masini è al Genoa da quando ha 10 anni. Ora ne ha 24 e gioca titolare nella squadra che tifa e dove è cresciuto. Durante queste stagioni, tanti prestiti e un infortunio grave da 72 punti di sutura. È stato Vieira a lanciarlo definitivamente dandogli il posto da titolare a gennaio 2025 contro la Roma. Sotto 1-0, da calcio d’angolo, Masini arriva da lontano (in questo video nemmeno si vede da dove parte) e conclude con una botta al volo. Dopo il gol esulta come un pazzo e corre verso la panchina ad abbracciare il mister francese e lo staff.
Da quel momento non è più uscito dal campo: insieme a Frendrup forma una coppia di centrocampisti aggressivi, che difendono in avanti. Giocare contro il Genoa significa giocare contro una squadra tignosa, che la mette sempre sui duelli. Quest’anno il Grifone è partito male, raccogliendo 2 punti su 18: il motivo è una fase offensiva delle meno produttive del campionato. Nonostante ciò, il Genoa è scomodo da affrontare, non concede tutto sommato troppo (7.1 xG contro, 11° in campionato, a fronte di 9 gol subiti). Quantomeno le statistiche confermano l’approccio al pressing: 8.75 di PPDA, 5° valore più basso in Serie A. E in gran parte è grazie ai due di centrocampo.
Per capirci, ecco le statistiche difensive di Masini p90: 2° in serie A per contrasti tentati, 4° per contrasti vinti, 2° per contrasti nell’ultimo terzo di campo. 2° centrocampista per blocchi, 5° per intercetti (il primo è Modric !!!). Per ora si è fatto dribblare una sola volta su 12.
Su Youtube c'è un video di una sua intervista a 17 anni: per i primi 16" si vede la faccia da ragazzino, taglio dell’epoca, sguardo serio in ascolto. Il cronista gli pone una domanda sul doppio scontro perso contro l’Atalanta (all’andata aveva segnato): Masini risponde con una serietà e maturità fuori scala per un ragazzo delle giovanili. Colpisce la voce, un timbro profondo che stacca dalla figura esile; il tono è davvero basso, come se le corde vocali, dopo aver calato delle ottave in pubertà, stiano ancora trovando l’accordatura giusta.
Masini gesticola con sicurezza, fa un discorso sulla grinta dei compagni - “Io e i miei ragazzi non abbiamo mai mollato”, frase potente. Da come risponde alle domande, si vede che Masini crede a quello che dice, qualità sempre più rara da trovare nelle interviste asettiche ai calciatori. Il bello è tutto qui, si parla di cuore, di genoanità: a parlare è un giovane calciatore ancora libero dalle pressioni e dal contesto schizofrenico dei professionisti. Un giovane calciatore che, un giorno, avrebbe segnato con un bel gesto al volo, alla prima da titolare.
BONUS: Gli attaccanti del Verona
Avrete visto su tutti i social che le punte del Verona, Giovane e Gift Orban, stanno sparando a salve contro le porte avversarie. Primi pari merito per tiri totali, devono ancora sbloccarsi su azione - un solo gol in due, Orban alla Juventus su rigore. Alcune considerazioni che (forse) non si sono ancora intercettate:
- Si sa che al fantacalcio è importante avere l’attaccante di una squadra che crea molto e che si prende tanti tiri a partita. Gift Orban sta tirando più degli ultimi 8 capocannonieri della serie A, fatta eccezione per Cristiano Ronaldo nel 2020/21.
- Orban e Giovane hanno tirato più di tutta la Cremonese messa assieme. 40 tiri contro 35. 0 gol contro 7. Due attaccanti spreconi e egoisti contro una delle overperformance collettive più nette della Serie A. Cosa ci dice questo? Più del modo di giocare di Zanetti o del battaglione di Nicola?
- Giovane è stranamente il giocatore più preciso della Serie A a centrare la porta: il 60% dei suoi tiri hanno centrato lo specchio. Meglio di lui nessuno tra i giocatori con almeno 10 tiri. Quanta è sfortuna e quanta è bravura del portiere? Sarà perché tira da casa sua? Da 1.2 xG ha ricavato 1.8 xGOT (reti attese considerando solo i tiri in porta). L’attaccante del Verona è stato in grado di rendersi statisticamente più pericoloso rispetto alle aspettative: quando ha tirato in porta l’ha fatto discretamente. Quindi? Non segna perché la selezione di tiri è scadente (20 tiri per 1.2 xG sono tantissimi) e quindi la pericolosità dei tiri è diluita. Un augurio alla giovane (eheheh) punta brasiliana, che i gol siano per lui come il ketchup.
Quanto si segna in serie A?
Sempre meno. Rispetto alle scorse stagioni in queste prime 6 giornate si è segnato ancora meno. Questi i dati: 141 gol contro i 158 della scorsa stagione. Dati in costante calo rispetto alle misurazioni in epoca Covid, la partenza della stagione 2025/26 è stata la meno prolifica della Serie A degli ultimi 10 anni. L’ultima volta che si era segnato così poco nelle prime 6 era il 2010/11: il campionato lo vinse il Milan di Allegri con soli 65 gol. In serie A Crespo sfiorava la doppia cifra con il Parma, Di Vaio ne faceva 19 con con il Bologna.
Le punte segnavano di più: gli attaccanti erano più accentratori di gol. Nonostante ciò, il numero di reti segnate lungo una stagione di Serie A è simile (sotto i 1000). Dal 2022/23 si è sempre segnato meno di 1000 gol (durante il Covid si è scavallata anche la soglia dei 1100!): per tornare sotto il migliaio dobbiamo tornare al 2015/16, quando il VAR non esisteva.

Andamento dei gol totali, stagione per stagione. La colonna della stagione 25/26 è una proiezione basata sulle prime 6 giornate.
Il fattore più evidente è il dato sui rigori: quest’anno, in Serie A, l’andamento è di 2.5 penalty a giornata, in calo rispetto ai 2.73 dell’anno passato - nel triennio 19/20 - 20/21 - 21/22 si è toccato vette oltre i 4.5 a giornata. Le ragioni sono da ricercare nei cambi di regolamento, nel metro di giudizio adottato dagli arbitri nell’assegnare rigori, nell’utilizzo del VAR e, rispetto all'assenza di tifo in epoca Covid, l'impennata di disattenzioni/cali di concentrazione.
Se il calo si riconfermasse sulle 38 gare, verranno assegnati meno di 100 rigori - record in negativo degli ultimi 10 anni. Se il VAR è sinonimo di puntigliosità, del tocco di mano che sfiora la palla e dei falli impercettibili, ora che si stanno assegnando meno rigori, si sta raggiungendo l’obiettivo?
La nascita della moviola live era accompagnata dalle premesse di scongiurare i contatti dubbi, le simulazioni più furbe e il fantomatico errore arbitrale. A distanza di 9 anni possiamo dire che no, l’errore arbitrale esiste ancora e vive tra noi, soprattutto perché è umano.
I dati ci dicono che però in Serie A se ne fischiano meno. Non è forse aumentata la nostra sensibilità all’errore? Come se il VAR fosse una lente di ingrandimento, invece di allontanare l’attenzione dal lavoro arbitrale non fa altro che aumentarne la visibilità. E i tifosi, fanatici dello scandalo, aspettano appollaiati la prima decisione dubbia per portare acqua al mulino della propria squadra. Il VAR permette di assegnare (o di non assegnare) rigori per movimenti impercettibili del corpo, come di per “l’ extra movimento” di Valentin Carboni. Era questo quello che volevamo?
Si segna di meno anche perché si pensa ad attaccare meno: non è un caso che la scorsa stagione il Napoli vincitore abbia segnato così poco, soltanto 59 gol. A Conte, allenatore che in Campania allena una squadra che cerca prima di tutto il controllo nelle partite, si è aggiunto Allegri al Milan, capomastro di questa filosofia. Gasperini ha cambiato squadra e a Roma ha trovato meno qualità e una forte identità difensiva, l’Atalanta è passata a Juric, noto finora più per la solidità delle sue squadre. Alla Juve è rimasto Tudor, che col reparto offensivo più assortito della Serie A fatica a creare per mancanza di meccanismi e per scelte di ricerca di equilibrio.
È come se il ‘metagame’ fosse cambiato. Nei videogiochi competitivi, il ‘meta’ è definito come l’uso di determinate strategie capaci di fornire un vantaggio nella competizione. Il ‘meta’ ha origine dai giocatori stessi: i pro player trovano combinazioni favorevoli per il proprio gioco e vengono copiati da tutto il resto della community. Lo stesso sembra valere per il nostro calcio, che sembra seguire una parabola anacronistica di attendismo e furbizia. Conte, Allegri, Ranieri l’anno scorso: un riciclo che rende la Serie A, in media, la meno prolifica tra i cinque migliori europei.
Dai dati emerge anche un’altra particolarità: se si confrontano gli inizi di campionato scorsi, è notevole come l’underperformance sia in aumento. Quest’anno si sono segnati rispetto al dato xG 28 gol in meno, l’anno scorso 24, nel 22/23 20 di meno. Se escludiamo l’anomalia del 23/24, dove gol e xG hanno viaggiato di pari passo nel corso delle prime 6 di campionato, in Serie A si segna sempre di meno rispetto alle aspettative.
Colpa del caldo di fine estate? Colpa dell’inizio del campionato con il calciomercato in corso? Colpa degli attaccanti? L’anno scorso l’unico a superare i 20 gol è stato Retegui: nel 2010/11 ci riuscirono Di Natale, Cavani, Eto’o e Matri, nel 2016/17 addirittura in cinque. Alle punte della Serie A viene chiesto sempre più lavoro di squadra spalle alla porta, di raccordo, un lavoro stancante: se si isolano i dati xG per ruoli è proprio la sezione attaccanti a segnare uno squilibrio tra reti attese e segnate.
Quindi è colpa degli indici statistici sballati? O magari, non esistono più i numeri 9 di una volta, anche 35enni e nella fase calante della carriera?
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.









