
La favola del Mjällby
Dalla 3° divisione a scudetto e Champions League: una provincia svedese di 17mila abitanti sogna.
Il senso del calcio lo puoi trovare ovunque. Tendiamo a trovarlo tra le nostre quattro mura: amiamo ripeterci che “Siamo inferiori solo alla Premier”, ma per attualizzare il prodotto calcio finiamo per giocare una partita in Australia. Campionati monotoni, vinti dalle solite squadre, con classifiche sempre simili e differenze tra le partecipanti sempre più ampie: questo è quello che consuma il tifoso italiano medio, avendo pure la pretesa di guardare un campionato interessante.
Il senso del calcio però, ce lo può spiegare chiunque. Senza la spocchia di chi pensa di saperne di più, dovremo sederci e ascoltare. Scopriremo che ad alcune latitudini insolite, il senso del calcio l’hanno conservato meglio di noi. Poco importa se ce lo racconta il Mjällby, da un piccolo villaggio di pescatori del sud della Svezia.
Quasi con timidezza, con l’emozione negli occhi di chi per una volta è protagonista: il Mjällby "si è guadagnato il privilegio di sognare", anche se la sua vita tranquilla non la cambierebbe per nulla al mondo. Così dice il suo allenatore Torstensson, che pronuncia questa frase in una conferenza stampa con un riferimento al suo vissuto personale.
Il Mjällby è freschissimo di trionfo in Allsvenskan, la massima serie svedese. La vittoria 0-2 nella trasferta a Göteborg è stata la ciliegina sulla torta, posta per aggiudicarsi il primo trofeo in 86 anni di storia e avere la meglio su giganti del calcio svedese come Malmö, AIK o lo stesso Göteborg. Ci sono tante frasi che possono sintetizzare l’incredibile impresa della squadra giallonera, pronunciate da membri della dirigenza o dello staff. Parole non efferate, non ad effetto: non c’è né il tempo né la volontà di essere scenografici, non fa parte della loro indole di persone semplici.
‘’Rendi possibile l’impossibile’’ è il semplice motto del Mjällby, scritto sulle pareti del centro sportivo. Il monito secondo cui ogni membro del club può puntare a vette inimmaginabili, grazie a un senso di unità che compatta un’intera comunità. Non ci sono riferimento a trofei o traguardi: soltanto lo sguardo all’orizzonte e l’immaginazione che sicuramente contraddistingue la gente di mare. Solamente adesso che la vittoria è ufficiale ci si può permettere di pensare a come festeggiare.
"Sarà dove sarà”, aveva risposto la bandiera Jacob Bergström su dove avrebbero preferito vincere il titolo: a tutti avrebbe fatto gola il festeggiare in casa dei due volte campioni della Coppa Uefa, soprattutto se a trionfare è una squadra che nel calcio internazionale non è conosciuta da quasi nessuno.
Il Mjällby, in patria, un alone di magia l’ha sempre avuto. In Svezia viene chiamata “la squadra che ritorna sempre” per la sua capacità di reinventarsi quasi da zero e tornare a competere nel massimo campionato svedese. La sua presenza nell’Allsvenskan non è mai stata scontata: non lo era all’inizio di questa stagione, in cui si presentava col terzultimo monte ingaggi del campionato. Era addirittura impossibile 9 anni fa, proprio quando il Leicester vinceva la Premier League.
Nel 2015/16, il Mjällby militava in Division 1, la terza divisione del calcio svedese, in cui si piazzò a soli 3 punti dal terzultimo posto, che sarebbe significato retrocessione in Division 2, la più bassa categoria del calcio semiprofessionistico svedese. Proprio a un passo dalla scomparsa quasi totale dalla scena calcistica nazionale, il colpo di coda: quella salvezza insperata, raggiunta con 10 punti nelle ultime 4 partite, darà il via ad una risalita che la riporterà in massima serie nel 2019.
Da lì si succedono vari piazzamenti a metà classifica e il 5° posto in Allsvenskan dello 2024/25, che già rappresentava una sorpresa, oltre al miglior piazzamento nella loro storia. Il Mjällby ha raggiunto negli anni uno standard di prestazioni e risultati più alto, senza snaturarsi: il monte ingaggi è rimasto bassissimo - i calciatori di maggior valore hanno una quotazione stimata da Transfermarkt di poco più di €2 milioni.
L’11 titolare è composto quasi totalmente non solo da svedesi, ma in larga parte anche da ex membri delle giovanili del club. Tra questi figura Noel Törnqvist, il portiere che ha già stregato Fabregas e che è oggi di proprietà del Como. Il numero 1 del Mjällby rimarrà in patria fino a fine stagione - si intende la stagione nordica, quindi fino a gennaio 2026 -, per poi volare in Italia per vivere giocare in Serie A.
Affidabile tra i pali e bravo coi piedi, i comaschi non se lo sono lasciati scappare, e si sono assicurati a parametro zero il 23enne un po’ Cech (anche Törnqvist indossa il caschetto) e un po’ Dibu Martinez (per quello che lui definisce “pig talk”, il disturbare il rigorista). Chissà che l'ulteriore step di crescita del Como non passi da un avvicendamento tra i pali.
Gli unici stranieri attualmente titolari nel Mjällby sono il difensore Abdullah Iqbal - nato in Danimarca ma portacolori della nazionale pakistana -, l’esterno d’attacco Abdoulie Manneh (Gambia) e il finlandese Timo Stavitski.
Tra i giocatori che stanno scrivendo l’incredibile storia dei gialloneri, meritano una menzione speciale il classe 2005 Elliot Stroud, acquistato da una compagine di seconda divisione ed autore di 6 reti nel 2025/26, e Jacob Bergström, centravanti del club dal 2018, che ha giocato in tutte le 3 categorie.
Mjällby come stile di vita
Il Mjällby entra dentro il cuore di chi lo vive, il senso di comunità che crea dentro e fuori dal campo rende difficile smettere di farne parte. È sicuramente il caso di Hans Larsson: dal 1979, anno della prima promozione in massima serie, al 1993 ha giocato in giallonero come centrocampista, e dal 2015 è tornato nelle vesti di DS. La sua figura rende bene l’idea dell’umiltà e dell'unità che contraddistingue la società a tutti i livelli.
Ha cominciato a fare questo mestiere per puro hobby, e ancora oggi, nonostante la notorietà raggiunta sia da lui che dal club, sembra vivere nel passato. Larsson non possiede uno studio personale, lavora senza usare nemmeno un computer. Sono storie che fanno sorridere e pensare che, forse, queste persone un po’ di successo lo meritano.
Forse il principale artefice di questo miracolo sportivo - le grandi storie hanno sempre dietro di sé grandi condottieri, maestri di vita e guide quasi spirituali - è l'allenatore. Anders Torstensson, anch'egli da una vita al servizio del Mjällby: assistente dello staff tecnico dal 2007, dal 2012 primo allenatore. Quando Torstensson si è seduto per la prima volta sulla panchina del “MAIF” (acronimo del club), la squadra era in Superettan, la seconda divisione professionistica in Svezia. Solo nel 2009 il club tornerà a militare in Allsvenskan, dopo 25 anni di ping-pong nelle serie minori.
Quella tra Torstensson e il Mjällby è una storia d'amore, capace di valicare i confini del mondo calcistico. Nel 2013, il mister si dimette senza motivi ufficiali nonostante una salvezza acquisita, ufficiosamente per alcune discordanze coi calciatori. Continua la sua carriera tra Asarums e Karlskrona dal 2015 fino al 2018, anno in cui smette di allenare per dedicarsi a tempo pieno all’attività di preside di una scuola superiore. Nel 2021, da penultima in classifica, la società del Mjällby si affida temporaneamente a lui, che a fine anno salverà la squadra e lascerà, come nel 2013, in grande stile.
Torstensson ritorna a svolgere la mansione di preside, fino a quando non verrà nuovamente richiamato dal Mjällby nel 2023, quando raggiungerà l’ennesima salvezza. Nel 2024 il club sembra fare il salto di qualità e lottare per la prima volta per un piazzamento europeo, fino a quando, il 17 agosto, non viene comunicata l’assenza del tecnico a tempo indeterminato per una malattia.
Dei normali controlli, prenotati in seguito alla presenza di linfonodi gonfi, evidenziano una realtà molto più cruda: a Torstensson viene diagnosticata una leucemia linfatica. La LLC, come viene abbreviata in termine medico, non può essere eradicata del tutto, ma solo curata parzialmente grazie ad alcune terapie. La malattia, però, non può però fermare quel lavoro che il mister ha lasciato soltanto a metà.
Il 2 settembre 2024, due settimane dopo la diagnosi, Torstensson torna al suo posto per guidare il Mjällby in una stagione in cui la qualificazione europea sarà soltanto sfiorata. Ma la crescita della squadra è ormai avviata, fino a raggiungere le vette conquistate oggi. Essere guidati da una figura resiliente ha visibilmente portato tutta la squadra a spingere il cuore oltre l’ostacolo: se già negli anni '10 Torstensson si è dimostrato un tecnico competente, ora ha mostrato anche un fondamentale lato umano.
Nel 2026/27, Torstensson e la squadra giallonera si troveranno a competere nel primo turno preliminare di Champions League, diventando una delle località con meno abitanti a partecipare al torneo.
Il paese da cui proviene la squadra è Hällevik, con un migliaio scarso di abitanti. La squadra è sempre stata però punto di riferimento calcistico per un intero comune, quello di Sölvesborg: si tratta comunque di 17mila abitanti, un numero davvero basso. Cifra che diventa impressionante, se si considera che la media spettatori in casa è di oltre 5mila persone. Circa 1 abitante di Sölvesborg su 3 va regolarmente allo stadio: un senso di appartenenza e un attaccamento alla squadra fuori dal comune.
Scrivere di Mjällby non significa soltanto far provare compassione per una piccola squadra di provincia che con la sua tifoseria sta sognando ad occhi aperti. È il racconto dell’ennesima storia di disobbedienza civile di un calcio che, nonostante lasci sempre più indietro i pesci piccoli per trarre linfa da quelli più grandi, trova sempre il modo di stupirci. Ne sono un esempio il Pafos o il Kairat Almaty, qualificate alla fase finale di questa Champions League: nonostante una formula che privilegia sempre i migliori campionati, con la Premier League rappresentata da ben 6 squadre, lo spazio per le sorprese ci sarà sempre.
La strada per i gialloneri è ancora lunga, ma già la partecipazione ai preliminari è storia. Il conto alla rovescia, è già iniziato: a breve, a dispetto di tutto e di tutti, il Mjällby alzerà la prima Allsvenskan della storia. Dopo le lunghe e sacrosante celebrazioni dello scudetto sarà il momento del grande inverno del Nord, che coinciderà con la pausa dal calcio giocato.
Poi, là dove il sole d’estate sorge prima che in ogni altro luogo, i ragazzi di Torstensson scenderanno in campo nella competizione più importante del continente, e chissà che i gialloneri non riescano a spingere la propria luce fino alla mezzanotte e oltre, come nelle giornate estive accade alla luce solare nelle zone più settentrionali della Svezia.
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.




