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Calcio Francia
, 8 Ottobre 2025

Un anno di calcio in Francia


Come si vive il foot oltralpe?

Ad agosto 2024 ho lasciato la grigia Brianza per sistemarmi nel grigissimo nord della Francia, rinunciando alla vitamina D e a farmi capire dalle persone per strada. Da un appassionato che non si era mai immerso nel mondo della Ligue1, che anzi l'aveva vista come un campionato un po' inutile, ho deciso di rimediare subito cominciando a guardare più partite possibile, sia in streaming sia dal vivo. A più di un anno dal mio arrivo, dopo essere stato in stadi delle prime tre categorie maschili e dopo aver vissuto qua e là, posso fare un resoconto dell'approccio francese al calcio.

Per i primi 6/7 mesi ho vissuto a Reims, cittadina poco ridente dello Champagne, famosa per aver ospitato gran parte delle incoronazioni dei re di Francia. Durante entrambe le guerre mondiali il confine con la Germania passava alle porte della città, rasa al suolo in entrambe le occasioni; conseguenza diretta è la grande abbondanza di palazzine anni '50-'60-'70, che rendono il tutto triste e decadente.

Parlando di calcio, sono stato 4/5 volte all'Auguste Delaune, che mi ha lasciato sensazioni variegate. L'impianto è stato completamente rinnovato nel 2008 ed è quindi moderno, oltre che bello; i posti a sedere sono poco più di 20k, tutti al coperto, ma i biglietti hanno prezzi non bassi - ho speso tra i €10 e i €20 per partite non di cartello, mentre per vedere una gara contro Marsiglia o PSG si sale di un bel po'.

Quasi tutte le volte sono stato nella tribuna Jonquet, occupata dagli ultras, i quali fanno il proprio dovere cantando dal primo minuto all'ultimo, ma nulla di più; è capitato che facessero più rumore i tifosi avversari che, a contrario dei Remois, spesso preparavano anche coreografie. Esperienze che mi hanno ricordato uno Juventus-Sporting nell'Europa League 2023, senza i giochi di luci dello Stadium.

Vista dalla tribuna Jonquet

Questa carenza di entusiasmo all'interno dello stadio è lo specchio di una città che sicuramente non vive per il calcio (né per altri sport). Il motivo principale di questa disaffezione? Il percorso travagliato dello Stade de Reims (e del calcio francese in generale) che, da grandissima squadra capace di vincere 6 campionati e 2 Coppe di Francia tra il 1949 e il 1962, arrivata per 2 volte in finale di Coppa dei Campioni, è caduta nell'abisso del non professionismo nel 1991 in seguito a un fallimento.

Un'altra causa potrebbe riguardare la composizione demografica della città: si tratta di un posto per famiglie medio-borghesi in cui i giovani raramente sono originari dell'area, ma più spesso vengono da altrove per studiare, e di conseguenza non tifano Stade de Reims. Per questo motivo, i 20k posti dell'Auguste Delaune risultano spesso fin troppi.

Finale di Coppa di Francia tra PSG e Stade de Reims tenutasi allo Stade de France di Parigi.

In più, nei mesi in cui ho vissuto a Reims sono riuscito ad assistere sia alla retrocessione della squadra in Ligue 2 ai playout sia alla disfatta in finale di Coppa di Francia contro il PSG. Non penso che potesse andare peggio di così, visto che non c'era letteralmente nient'altro da perdere. O meglio, da perdere c'erano i giocatori, che infatti hanno cominciato ad andarsene a gennaio: Munetsi e Agbadou al Wolverhampton, Koné e Atangana-Edoa in Arabia Saudita, Diouf al Nizza, Ito di ritorno al Genk, e così via. In Champagne, di giocatori di un certo livello, è rimasto solo Keito Nakamura.

Nei 7 mesi successivi ho abitato a Parigi, dove mi trovo oggi. Il clima è lo stesso di Reims: freddo, grigio, e ventoso. Ma non mi spingo a trovare altre similitudini tra le due città. Nella capitale si respira un'aria diversa: non sta a me decidere se migliore o peggiore, ma la si respira praticamente sotto qualsiasi aspetto, compreso il calcio.

Spostandomi spesso tra il XVI arrondissement e Saint-Denis posso raccontare due prospettive diametralmente opposte della stessa città. Il primo, che ospita sia lo stadio del PSG sia i campi del Roland Garros, è un quartiere abitato principalmente da anziani milionari che vi hanno impresso la propria impronta inconfondibile: più pompe funebri che supermercati, birre a non meno di €8, giardini pubblici curati maniacalmente, tanti negozi di frutta bio. Il secondo è un comune appena a nord di Parigi, famoso perché tra gli anni '70 e i '00 ha ospitato un'enorme bidonville; non serve specificare che qua non si vedano molti negozi bio.

Maglia falsa di Mbappé alla fermata "Saint-Denis - Porte de Paris" della linea 13 del metrò.

Le differenze etniche, economiche, e culturali tra le due aree si notano anche dalle maglie da calcio indossate dai rispettivi abitanti: nel XVI, anzitutto, se ne vedono veramente poche, e comunque quelle poche sono tutte del PSG, rigorosamente originali. Camminando per Saint-Denis, invece, si incontrano persone con addosso la qualunque: maglie falsissime di Mbappé al Real Madrid, maglie di nazionali più in fondo possibile al ranking UEFA, tute della Fiorentina, sciarpe di squadre del campionato marocchino, chi più ne ha più ne metta. Personalmente, ho ricevuto i complimenti di un pizzaiolo per una mia maglia falsa del Beşiktaş, evento che mi ha aiutato ad eleggere senza fatica il mio quartiere preferito tra i due.

Stade Bauer del Red Star FC, a sinistra l'iconica casa popolare.

A Parigi ho assistito a partite del Red Star in Ligue 2 e del Versailles in Championnat National (terza serie), due squadre che mi hanno attirato per motivi diversi. Ci sarebbero ancora da vedere il Parco dei Principi, lo stadio del Paris FC, e quello del Paris 13 Atletico, ma mi rifarò nel futuro prossimo.

Lo stadio del Red Star, il Bauer, è piccolo ma veramente affascinante: ha un'estetica industriale tutta cemento e ferro che si sposa alla perfezione con la natura del club e col quartiere operaio in cui si trova. Su uno dei due lati corti del campo, poi, svetta un'enorme casa popolare dalla quale si assiste alle partite affacciandosi dalle finestre. Il club è leggendario, estremamente attivo nel sociale, i tifosi rendono l'atmosfera dei match veramente godibile, e le maglie firmate Kappa sono splendide. Si tratta senza dubbio del club più radicato nella cultura e nella storia cittadine.

Giocatori del Versailles ringraziano i propri ultras.

Passando al Versailles, bisogna ricordare che non gioca nella città della reggia, ma allo Stade Georges-Lefèvre a Saint-Germain-en-Laye. I più attenti avranno già azzardato il collegamento con il Paris Saint-Germain, che effettivamente nasce nel 1970 dalla fusione del Paris Football Club con lo Stade Saint-Germain, originario di Saint-Germain-en-Laye. Il PSG è tuttora proprietario dell'impianto e lo utilizza per le partite della propria squadra femminile.

Lo stadio è molto piccolo, ha circa 2000 posti non tutti a sedere, e l'atmosfera non è sicuramente paragonabile a quella di una gara di Serie C nostrana: bisogna tener presente che in Francia i giocatori di terza divisione non vantano lo status di professionisti. In ogni caso, gli ultras sono una cinquantina e cantano, mostrano striscioni, e sventolano bandiere per tutti i 90'. C'è una tenda dove si vendono hot-dog e birre a prezzi da gioielleria, e uno stand dove si possono acquistare le bellissime maglie del club, anche in questo caso firmate Kappa. Fun fact sul Versailles: tra i proprietari del club c'è anche Pierre Gasly, pilota di F1 con la Alpine.

In aggiunta a questi tre stadi, ho avuto il piacere di assistere al Pierre Mauroy a uno scoppiettante Lille-Tolosa vinta dai padroni di casa 2-1, con entrambe le reti siglate nel recupero. L'impianto è ultramoderno, ha 50000 posti a sedere, può ospitare anche concerti e partite di basket, occasioni per le quali sfoggia il futuristico tetto retrattile. Atmosfera molto calda nonostante fosse una gara contro il modesto Tolosa, prezzo del biglietto piuttosto alto (intorno ai 20€), ma posso dire di aver visto segnare dal vivo Mbappé (Ethan, il fratellino).

Graffito "FUCK L'OM" celebrativo della Champions League vinta dal PSG, cancellato e poi ridisegnato.

Allargando lo sguardo alla Francia intera, sul foot ci sono diverse considerazioni da fare. In primis, bisogna parlare del dominio del PSG, non solo sportivo ma un' egemonia tout court. Ovunque, a prescindere dalla latitudine e dalla grandezza della città in cui ci si trova, si incontrerà qualcuno con addosso una tuta del Paris; questo è il risultato, oltre che delle tante vittorie e del prestigio ottenuto, di un processo extra-calcistico di accentramento statale che in Francia ha portato a un enorme sbilanciamento tra la capitale e il resto della nazione.

Senza dati alla mano, semplicemente parlando con le persone per strada, ci si accorge come praticamente chiunque, da Montpellier a Strasburgo, abbia vissuto almeno un anno della propria vita a Parigi. Questo, unito alla grande crisi vissuta dal calcio d'oltralpe che porta tuttora tantissimi club al fallimento, ritengo che sia il motivo di un dominio totale del PSG, non paragonabile alla diffusione capillare del tifo di squadre come Juventus o Milan sul territorio italiano.

Sono da escludere da questo discorso la città di Marsiglia e in parte quella di Lione: oltre a essere la seconda e la terza ville più popolose di Francia, hanno anche un club molto ben radicato nella cultura locale nonché un odio viscerale verso la capitale.

Seconda considerazione: dopo aver visto decine e decine di città francesi, posso dire che il calcio sembra non avere la stessa importanza che ha in Italia. Questa è un'affermazione che faccio dopo aver osservato dei piccoli dettagli ai quali ero abituato vivendo nella nostra penisola. Camminando per strada, non è così comune notare murales, sticker, o graffiti relativi al calcio: molto più spesso hanno come oggetto insulti contro politici (Macron su tutti), slogan rivoluzionari, proteste sociali, e così via. Si potrebbe dire che sia meglio questo approccio, e sicuramente è così, ma continua a stranirmi questa assenza di "Inter merda" o simili.

Un altro dettaglio mancante è la presenza di maglie da calcio, gagliardetti, o sciarpe all'interno dei bar: in Francia non sono generalmente posti dove andare a guardare una partita con gli amici, visto che mancano spesso anche i televisori. Eccezioni ce ne sono, ma rimane un mondo diverso rispetto all'Italia.

Manifesti contro Emmanuel Macron a Saint-Ouen, a opera del partito La France Insoumise.

Terza considerazione: la nuova piattaforma di streaming della Ligue 1 rende tutto più semplice ed accessibile, ma non per i club. Ligue 1+ è stata lanciata quest'estate dopo che DAZN, in possesso dei diritti del campionato francese dal 2024, ha deciso di pagare €100 milioni di ammenda pur di terminare il contratto in anticipo. I vertici del campionato hanno deciso di offrire un servizio home-made, accettando di vedere diminuiti significativamente gli introiti delle squadre relativi ai diritti tv: si parla per ora di un milione di abbonati, equivalenti ad appena €142 milioni di entrate, cifra addirittura al di sopra delle aspettative iniziali.

Tralasciando gli aspetti economicamente disastrosi per le squadre francesi, ho trovato Ligue 1+ un prodotto ben fatto (inspiegabilmente, viste le tempistiche): 8 partite su 9 in diretta - il match del sabato alle 17 trasmesso in differita a mezzanotte -, telecronisti non soporiferi, ottimi opinionisti a bordo campo, un abbonamento di €10 al mese per gli under 26, un'app senza nessun apparente difetto, la possibilità di guardare le partite accompagnate da statistiche di vario tipo con una modalità apposita. Per Paul Pogba, più presenze nella campagna di lancio di Ligue 1+ che col Monaco. Chapeau.

Graffito del gruppo ultras del PSG "Virage Auteuil" sulla saracinesca di un fruttivendolo nel quartiere di Auteuil (XVI Arr.)

Per concludere, il calcio in Francia non mi dispiace per niente. Si tratta, come dicono statistiche lette qua e là, del peggiore dei top 5 campionati europei? Senza dubbio: il paragone con Premier League/Liga/Bundesliga/Serie A non regge né per quanto riguarda le vittorie europee né per quanto concerne il livello tecnico delle partite o il volume di denaro che vi gira attorno.

Tuttavia, si tratta di un paese con una storia calcistica tormentata e affascinante, dal quale escono continuamente talenti di livello mondiale (il problema è che, appunto, escono, o si trasferiscono al PSG), e le cui squadre offrono un degno spettacolo ogni weekend. Si vive un approccio al calcio più provinciale e forse meno distante dai tifosi. Un calcio che non è ragione di stato, e non mi dispiace.

  • Nasce nel 2001 a Monza. Ha un santino di Ricardo Quaresma nel portafoglio. Grande fan dei gesti tecnici fini a sé stessi. Oltre al calcio, grande appassionato di musica triste e di film noiosi.

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