
Il giro del mondo di Fabio Cannavaro
La carriera da allenatore di Cannavaro farà tappa in Uzbekistan.
Sono esattamente 5286 i km che separano Fuorigrotta, luogo natale di Fabio Cannavaro, da Dubai, ultima città in cui il difensore ha giocato. In mezzo ci sono Parma, Inter, Juventus, Real Madrid e ancora Juventus. Una carriera, quella da calciatore, che definire stellare è riduttivo, per uno dei difensori più forti della storia del calcio. Il Pallone d’Oro vinto post Germania 2006 è la massima certificazione di ciò che è stato questo giocatore.
Piccolo di statura per il ruolo che ricopriva, ma dotato di una forza e di un’intelligenza fuori dal comune. Impossibile non ricordare quel “Cannavaro! Ancora, Cannavaro!” urlato da Fabio Caressa durante la semifinale dei Mondiali del 2006 contro la Germania, che più di ogni altro momento rappresenta la sua tenacia.
Se da giocatore il palmarès e lo status acquisito parlano da soli, diverso è stato invece il percorso da allenatore, che ha portato Fabio in giro per il mondo. Più che una carriera, sembra un romanzo scritto da Jules Verne. Un romanzo che continua ad essere alimentato dato che è notizia dell’ultima ora di Fabio Cannavaro nuovo CT dell’Uzbekistan.

Il primo Fabio Cannavaro allenatore
Nel 2012, Cannavaro consegue la qualifica da allenatore e da DS a Coverciano. Come lui, tanti ex eroi di quel Mondiale si ritrovano oggi in diverse panchine tra Serie A e altri campionati. Il primo incarico che ricopre è quello di viceallenatore del tecnico Cosmin Olaroiu all’Al-Ahli, squadra di Dubai con cui aveva chiuso la carriera da calciatore pochi mesi prima. Nonostante la vittoria del campionato, decide, a fine anno di abbandonare il club per cercare una prima panchina ufficiale.
E allora i chilometri aumentano: sono 8317 quelli che separano Dubai da Canton (Guangzhou) in Cina, nella regione del Guangdong. L’occasione arriva dal Guangzhou Evergrande, e non è un caso: il direttore tecnico della squadra è Marcello Lippi, l’allenatore dell’indimenticabile 2006. Due italiani in Cina: poteva sembrare il titolo di un film dei Vanzina, invece nel 2014 era realtà. Sotto la guida di Cannavaro, il club vince il campionato e raggiunge i quarti di finale in AFC Champions League. Nonostante la buona stagione, a fine anno viene esonerato e sostituito da Scolari, ex CT del Brasile
Archiviata l’esperienza cinese, per ora, valigia in mano, Cannavaro vola a Riad, in Arabia Saudita: 9394 chilometri. Stavolta tocca all’Al-Nassr, oggi noto per essere il club di Cristiano Ronaldo. L’esperienza però è forse la peggiore della sua carriera: resta in panchina solo otto mesi e lascia la squadra al sesto posto.

Richiamo del dragone
Il 9 giugno 2016 rieccolo in Cina, altri 11068 chilometri percorsi. Da Riad a Tianjin, quarta città del Paese per estensione e popolazione. Il club milita in seconda divisione e Cannavaro subentra all’ex difensore Vanderlei Luxemburgo (che ai fini di questo viaggio forse conta poco, ma ha un nome talmente bello che valeva la pena citarlo). Con il Tianjin Quanjian ottiene risultati importanti: su tutti, la prima storica promozione in Chinese Super League. L’anno successivo chiude il campionato al terzo posto, conquistando una clamorosa qualificazione alla Champions League asiatica. A fine stagione, però, rescinde il contratto.
Il 9 novembre dello stesso anno, arriva il grande ritorno al Guangzhou, di nuovo al posto di Scolari. La Cina è la stessa, ma è grande quanto un continente: altri 2.134 chilometri da percorrere. Amara la prima stagione, segnata dalla sconfitta proprio contro il Tianjin in Champions e da un terzo posto finale. La stagione successiva, invece, ha tutt’altro sapore: vince il campionato cinese e arriva fino alle semifinali di Champions League asiatica.
Resta alla guida del club fino al 2021, quando è costretto a dimettersi a causa dei gravi problemi finanziari della società. Il Guangzhou, infatti, oggi non esiste più. Un club che negli ultimi anni, oltre a Cannavaro e Lippi, ha ospitato anche altri calciatori italiani come Gilardino e Alino Diamanti: un altro che ha scelto di girare il mondo calciando punizioni.
Parallelamente, nel 2022, la Cina ha ormai conquistato il difensore e viceversa tanto che la Nazionale cinese lo sceglie come CT ad interim fino alle qualificazioni dei Mondiali 2022. L’incarico dura pochissimo, due partite, due sconfitte e addio definitivo alla Repubblica popolare.
Casa dolce casa, per poco....
Finalmente sapore di casa. La sua Campania, dove tutto ebbe inizio. Non siamo a Napoli, ma a Benevento. Quanti chilometri separano la Cina dal comune campano? Solo 12'404 chilometri. Fatto sta che arriva al Benevento nel 2022 ereditando una squadra che sgomitava a metà classifica. Dopo sole quattro partite (2 pareggi e 2 sconfitte) presenta le dimissioni che vengono respinte. La prima vittoria ha sempre un sapore di Mondiale 2006. Dopo Lippi e la Cina, il primo successo italiano arriva contro la Spal allenata da Daniele de Rossi. La fine del campionato continua però ad essere tragica e con la squadra al penultimo posto, viene esonerato.
Seguono due anni di silenzio e studio, fino al 22 aprile 2024. Altra tappa, stavolta più vicina: 732 chilometri lo portano a Udine. In Friuli riesce a centrare una difficile salvezza, mostrando anche un buon gioco in pochi mesi. Ma come già accaduto in passato, a fine stagione non arriva il rinnovo del contratto.
L’ultima avventura e, quindi, anche l’ultimo esonero è in Croazia, precisamente a Zagabria. Il percorso più vicino percorso da Cannavaro in questo tour da Superstar, soli chilometri. Con la Dinamo Zagabria però, l’esperienza dura solo 14 partite con alcuni picchi memorabili (su tutti il 2 a 1 a San Siro contro il Milan in Champions League).

Verso l'Uzbekistan e oltre
Eccoci dunque arrivati alla fine - per ora - della carriera itinerante di Fabio Cannavaro l'allenatore. Un percorso tortuoso, spesso in salita, forse non brillantissimo sotto il profilo sportivo, ma incredibilmente ricco da quello umano e culturale. Fabio Cannavaro non ha semplicemente allenato squadre: ha attraversato confini, imparato lingue, assorbito culture. Ha vissuto il calcio come strumento di esplorazione, come chi, seguendo una personale Via della Seta, ha attraversato mondi lontani e suggestioni antiche, alla ricerca di nuove sfide e di sé stesso. Ovviamente, anche il fattore economico ha avuto una forte influenza sulle scelte del mister.
Dopo 49577 chilometri percorsi tra esoneri, trionfi, vecchi amici ritrovati e nuove identità scoperte, il viaggio approda nella sua tappa più inattesa: l’Uzbekistan. Una terra di confine, sospesa tra Asia e sogno, tra passato sovietico e ambizioni moderne. Una nazionale in cerca di gloria, che si affida oggi a un uomo che di battaglie ne ha vissute tante, e che conosce bene la fatica della salita e il sapore dolce del traguardo.
Non sappiamo come andrà a finire. Il Mondiale del 2026 è alle porte, e il biglietto per il Nord America è già stato strappato: certificare la storica qualificazione che l’Uzbekistan sognava da sempre, con almeno una vittoria o un pareggio nella fase a gironi. E chissà, magari tra qualche anno, nel cuore di Tashkent, qualcuno ricorderà quel difensore napoletano che, dopo aver toccato il cielo con un dito nel 2006, ha deciso di rimettersi in viaggio. Ancora una volta.
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