
Napoli-Genoa 2-1, Considerazioni sparse
Il Napoli risponde alle sfide poste dal Genoa cambiando pelle e portando a casa una vittoria sofferta.
È un Napoli che soffre: il passaggio a un 4-3-3 "classico", con un esterno di attacco puro come Neres al posto di De Bruyne lasciato a riposo, non risolve alcuni dei punti critici sugli sviluppi del gioco della squadra di Conte. Con buona pace dei tanti che, negli ambienti partenopei, si sono aggrappati al modulo come a una coperta di linus, con la quale coprirsi ogni qual volta le cose non vanno come desiderati. Se ci si aspettava, in questo modo, una soluzione con la quale creare fitte ragnatele di passaggi capaci di aprire gli spazi per le scorribande offensive degli azzurri, allora in tanti saranno rimasti delusi.
Il motivo di tale delusione è da ricercare anche (o soprattutto?) nella prova del Genoa: i rossoblu infatti accettano la sfida, lasciando il possesso palla agli azzurri ma rendendolo sempre più sporco, complicato, farraginoso e per questo lento e prevedibile. La chiave di volta, per Vieira, è stata la prova innanzitutto di Vitinha ed Ellertsson, chiamati agli straordinari e ai quali hanno risposto con una prova di spessore.
Al termine di un primo tempo quasi scacchistico e perciò avaro di occasioni, è bastata una giocata, nello specifico un'accelerazione fulminea della freccia Norton-Cuffy, per sbriciolare le certezze del Napoli. Una sgasata al culmine di una bella azione corale in velocità, con la quale l'inglese lascia sul posto Olivera per poi mettere in mezzo il pallone spedito in rete di tacco (a un anno di distanza dal suo ultimo gol in A) dal giovanissimo classe 2006 Jeff Ekhator. È qui, mentre vedeva aprirsi davanti agli occhi il preoccupante scenario della seconda sconfitta consecutiva in campionato, che tuttavia il Napoli trova la soluzione al rebus Genoa: probabilmente anche a causa degli infortuni che hanno chiamato fuori causa Lobotka e Politano, Conte getta in campo Gilmour e De Bruyne, cambiando così pelle alla sua squadra. Il Napoli mette da parte il palleggio e il possesso, impostando la gara sul lancio lungo e i duelli individuali: una scelta vincente, che ha reso inutile il pressing uomo su uomo degli avversari sui difensori azzurri, una scelta resa certamente più efficace dalla qualità sul lungo degli interpreti: giocata decisamente nelle corde dello scozzese ex Brighton, ma anche del portiere Milinkovic-Savic, oggi preferito a Meret.
C'è però bisogno di chi, quei lanci lunghi, li vada a raccogliere, facendo a sportellate con i difensori e vincendo i duelli individuali. La copertina, quindi, se la prende Højlund: un gol per lui, il quarto in sei gare in azzurro, un altro annullato per fuorigioco di De Bruyne, e i due cartellini gialli ai danni dei difensori del Genoa, sanzioni che hanno finito per pendere come spade di Damocle sulle loro teste e condizionarne il proseguimento della gara.
Ultima giornata prima della sosta, che si spera sia ristoratrice per il Napoli: l'infermeria azzurra infatti si affolla ulteriormente con i nomi di Lobotka e Politano, che si aggiungono a quelli di Buongiorno e Rrahmani. Un'epidemia che fa riflettere, visto quanto negli anni passati la squadra partenopea sia stata un modello in senso opposto. Alla sosta, però, il Napoli ci va in testa alla classifica, dopo aver dimostrato di aver saputo cambiare pelle a seconda delle circostanze. Un trasformismo che, nel proseguimento della stagione, potrà far bene ad un Napoli che dovrà fare di necessità virtù, e darà all'enigmista Conte degli altri misteri da sciogliere con pazienza. Il primo, quello più discusso, ovvero il "problema" De Bruyne, sembra essere risolto, con il belga che, a proposito di problemi, sembra sempre più il signor Wolf di tarantiniana memoria di questo Napoli.
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