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Women's Cup
, 29 Settembre 2025

Com'è andata la Serie A Women's Cup?


Di nuovo una sfida tra Juventus e Roma a decidere la prima edizione del torneo.

Lo scorso sabato, con la finale tra Juventus e Roma vinta 3-2 dalle bianconere, si è chiusa la prima edizione della Serie A Women's Cup, nuovo torneo ufficiale organizzato dalla Divisione Professionistica Femminile della FIGC. La competizione, una vera e propria coppa di Lega riservata ai club di Serie A femminile, è stata creata nel quadro della nuova, recente riorganizzazione del massimo campionato, sempre impegnato a ricercare una propria dimensione di pubblico e mercato.

Due erano stati gli interventi principali: l'ampliamento delle partecipanti a 12 squadre (3 promosse dalla B - Ternana, Genoa e Parma - in luogo della sola Sampdoria, poi fallita), e il ritorno come format del girone all'italiana andata/ritorno, invece dello split delle ultime due stagioni, dove alla prima fase seguivano, con due gironi separati, la Poule scudetto e la Poule salvezza.

Queste modifiche implicavano una sostanziale riduzione delle giornate di gare della stagione (dalle 28 della scorsa annata alle attuali 22), portando quindi la necessità di riempire il più scarno calendario del femminile. La Women's Cup, aperta a fine agosto e chiamata a occupare tutto il mese di settembre, ha esaudito questa richiesta, come una sorta di preview per il nuovo campionato, il cui avvio è fissato per il prossimo 4 ottobre (apriranno Roma-Parma e Inter-Ternana, in programma per le 12.30).

Come funziona la Women's Cup?

La Women's Cup è strutturata in maniera molto semplice. Le dodici partecipanti alla Serie A sono divise in tre gironi, in ognuno dei quali le quattro componenti si sfidano in gara secca. Le tre vincitrici dei gironi e la miglior seconda passano alla final 4, disputata integralmente quest'anno al Romeo Menti di Castellammare di Stabia. Le semifinali e la finale, determinate tramite sorteggio, si svolgono in gara unica.

La Women's Cup ha avuto anche un discreto, seppur non dichiarato (notato da molti addetti ai lavori), secondo fine. Ovvero quello di fungere, in quanto vero e proprio torneo di apertura della stagione, come metodo di acclimatamento soft per le tre neopromosse. In effetti, la fase a gironi ha avuto a tratti un retrogusto che rimandava ai primi turni estivi della Coppa Italia maschile, attenuati ulteriormente dalla sovrapposizione con i preliminari di Champions League che vedevano impegnate Roma e Inter.

Per le piccole del prossimo campionato, il torneo è stato soprattutto un buon warm up, necessario tenendo conto delle tante new entry e dell'eccezionalità, nella scorsa annata, delle risorse tecniche allestite fin da subito dall'allora neopromossa Lazio. Il divario tra A e B oggi è un qualcosa di veramente ampio, da gestire non solo a livello tecnico ma anche mentale, e in termini organizzativi la tenuta delle tre subentrate in massima serie sarà un fattore importante per la prossima Serie A.

Una piccola discrasia si è creata nei criteri per stabilire le posizioni in caso di parità di punti. Se per il confronto tra le migliori seconde valeva come primo criterio la differenza reti, i gironi di Women's Cup seguivano lo stesso principio utilizzato per i campionato federali (ma non nei tornei a gironi con gara secca, ad esempio i Mondiali): in caso di pari punti, il primo parametro sono gli scontri diretti. Un dettaglio che stava per portare a una situazione paradossale nel gruppo B, dove Fiorentina e Inter hanno chiuso entrambe a quota 6, con le nerazzurre vincenti contro le viola nello scontro diretto.

Com'è andata la Women's Cup?

Il torneo non ha mostrato vere sorprese sul lato delle aspettative in campo, compresa la vittoria finale (seppur sudata e giunta solo nel recupero) della Juventus già campione d'Italia. Per le bianconere, il successo per 3-2 sulla Roma è stato un ribadire la propria candidatura d'ufficio al titolo anche per questa stagione, ma queste partite a freddo lasciano il sospetto che la squadra di Canzi in estate non abbia così allungato il proprio vantaggio tecnico su una Roma sfortunata in finale e piena di punti interrogativi, e un'Inter che, in sordina, si affaccia ai piani alti del campionato oltre che alla nuova Europa Cup. Il tutto, in casa Juve, aspettando l'innesto di Wälti, colpo pregiato del mercato estivo.

Il risultato più imprevisto della Women's Cup lo ha offerto probabilmente la Lazio, vincitrice del suo girone a punteggio pieno con tanto di ko rifilato proprio alle bianconere (0-1 firmato Visentin nel recupero). Le biancocelesti già nella scorsa stagione avevano mostrato ampiamente di esser una squadra più accostabile alla parte destra della classifica, più che a rischiare di rimanere invischiate nella lotta per non retrocedere, ma il derby con la Roma in semifinale in tal senso ha anche ribadito quali siano le distanze della squadra di Grassadonia dai vertici.

Sul piano logistico e organizzativo, non sono mancati momenti critici dovuti anche alla novità dell'organizzazione della Women's Cup, e alle difficoltà di cessione dei diritti di trasmissione (solo parzialmente acquistati da Rai e Sky). Per la Divisione femminile la proiezione televisiva del torneo è stato un notevole stress-test, complice la diretta di parte delle partite direttamente sulla piattaforma ufficiale della Federazione, Vivoazzurro.tv. Un qualcosa che al momento va oltre le possibilità di infrastruttura a disposizione della Divisione. Complicata in particolare la prima giornata, attanagliata da numerosi problemi tecnici.

In generale, lo spezzettamento del torneo tra tre emittenti differenti (alcune a pagamento, altre no) non ha aiutato nella fruizione del torneo. E anche lo share della finale trasmessa in chiaro, pur non certo negativo (2,4% con 238 mila spettatori nella fascia tardo-pomeridiana), non regge il confronto con l'ultima finale di Coppa Italia sempre tra Juventus e Roma (3,2% con 376.000 spettatori), nonostante il boost dell'Europeo ben disputato dalle azzurre quest'estate.

A livello di pubblico sugli spalti, anche la scelta della sede per la final-four, più orientata alle strategie mediatiche della FIGC di sensibilizzazione nel Sud del paese che a massimizzare le presenze, non ha contribuito a spingere il tifo (poco più di tremila spettatori per Juventus-Roma, meno della metà rispetto alla finale di Coppa Italia dello scorso maggio).

Cosa ci hanno anticipato le squadre?

A livello puramente tecnico, se la Women's Cup è stata l'anteprima della nuova Serie A, le differenze con la precedente stagione sono state non da poco, specie per le squadre di vertice. Pensando alle due finaliste, da un lato la Juventus ha dovuto metabolizzare la perdita di una giocatrice del livello di Sofia Cantore, dall'altro la Roma - che ha cambiato anche guida tecnica, con l'esordiente Rossettini al posto del totem dei due scudetti Spugna - è stata alle prese con un vero e proprio cambio della guardia.

Il fatto che le giallorosse non abbiano potuto schierare centravanti di ruolo perché, banalmente, il mercato non si è mosso in quella direzione, ma siano comunque potute arrivare alla sfida decisiva di Women's Cup mostrando un buon calcio mandando a segno ben 9 calciatrici (Pilgrim capocannoniera della squadra con 3 reti), è al contempo un segnale positivo per le capitoline, ma forse meno per il livello qualitativo complessivo del campionato.

Se alla Juventus è bastato relativamente poco per portare a casa il massimo (bianconere in finale letali soprattutto sui calci piazzati), c'è da chiedersi se non ci sia il rischio di un appiattimento verso il basso del campionato. Prematuro dirlo. Una variabile sarà nel vedere se e come Rossettini saprà trovare una rapidamente una quadra alla sua formazione non raggiunta nel corso della Women's Cup per mantenerla seriamente nel suo ruolo di competitor per lo scudetto.

Il rivoluzionato reparto arretrato al momento direbbe di no, ma l'eterna giovinezza in avanti di Emilie Haavi rassicura gli animi romanisti. Un'altra, sarà valutare la tenuta dell'Inter di Piovani sulla doppia competizione, ma la squadra - nonostante la brusca retrocessione in Europa Cup con il 2-1 subito nei preliminari di Champions per mano del Brann - ha dalla sua una continuità di lavoro e individualità più che interessanti.

La Lazio semifinalista di Women's Cup ha mostrato il solito buon gioco, e seppur quasi sorpresa dal Napoli (formazione che potrebbe essere eventualmente una piacevole novità, soprattutto se riesce a gestire l'emotività nei finali di gara) è riuscita sempre ad uscirne vincente, concedendosi il lusso di battere la Juventus a domicilio. Meno brillante la prestazione del "Menti" nella semifinale contro la Roma, con Le Bihan capace di un unico squillo su punizione - alto - poco dopo l'1-0, e con un reparto difensivo in balìa delle rivali cittadine. Ampi margini di crescita, ma se nei match decisivi si paga un po' di pressione, dovuta alla giovane età, il discorso Europa potrebbe essere rimandato di una stagione.

A oggi la squadra più ingiudicabile è il Milan (eliminato ai gironi di Women's Cup), con ben 11 assenti tra convalescenti e infortuni muscolari, ma che stanno faticando a trovare una quadra con le nuove arrivate. L'allenatrice Bakker ha sperimentato in questa Women's Cup più di un XI titolare, privando forse le sue di certezze (anche se Arrigoni nell'inedita veste di terzino contro il Sassuolo è stata una sorpresa in positivo). Occorrerà pazienza, anche se la pressione di piazzarsi nell'alta classifica dovrà giocoforza essere rispettata con un'annata in lotta per una posizione onorevole alle spalle delle big.

Per la Fiorentina, la rosa - molto giovane ma ricca di giovani talenti da mixare (e apprezzata la scelta della promozione de facto a capitana per Severini, per lei è l'occasione di fare uno step in avanti) - in prospettiva potrebbe riservare sorprese, ma la Women's Cup ha lasciato il dubbio che l'arrivo di Omarsdottir non abbia colmato la carenza di peso offensivo. Significativa la prova generale contro il Genoa nell'ultima giornata del girone, in cui serviva cercare la goleada per recuperare sulla differenza reti delle migliori seconde: le viola, nonostante una superiorità tecnica schiacciante, non sono andate oltre il 2-1.

Tra le neopromosse partecipanti alla Women's Cup, Parma e Genoa sono parse le più inquadrate. Squadra mostratasi propositiva quella emiliana, che ha mostrato però limiti inevitabili di esperienza. Le rossoblù di contro poco convincenti dal punto di vista del gioco, ma rivelatesi avversario particolarmente complesso da piegare nell'arco dei 90' un po' per tutte le avversarie incrociate.

  • Scribacchino di calcio maschile e femminile. Fiorentina o barbarie dal 1990. Evidenzio le complessità di un gioco molto semplice.

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