
Pisa-Fiorentina 0-0, Considerazioni Sparse
All'Arena Garibaldi torna dopo decenni un derby per antonomasia della Toscana: un punto per parte, ma l'onore delle armi va al Pisa.
Torna il derby Pisa-Fiorentina, uno dei più caldi di questa Serie A, presentato in mattinata dall'incursione in città del tifo organizzato ospite e nei giorni scorsi dall'annunciata diserzione dello stesso al presenziare allo stadio, decisione figlia soprattutto della politica dei prezzi decisa dalla società ospitante (e delle relative misure di limitazione sulla vendita dei biglietti). Un calore ribadito nei 90 minuti di questa partita, segnata da un grande agonismo e da ritmi a tratti davvero frenetici, ai quali il risultato finale bloccato sullo 0-0 non rende appieno giustizia.
Gilardino prepara la partita consapevole dello stato di salute psicofisica dei suoi, nonostante in classifica i punti per i nerazzurri scarseggino. I ritmi sono alti, la prima pressione intensa e finalizzata al recupero più avanzato possibile del pallone, i duelli da gestire in maniera ruvida, da vincerli a ogni costo. Il Pisa esaspera aggressione e ripartenza in verticale come concetti della sua gara, senza che la Fiorentina riesca a spostare il leitmotiv del match su corde a lei più congeniali. Anche perché - e questo resta il problema di fondo dei viola - la squadra di Pioli ancora non sa quali siano queste sue corde congeniali: se era stata una scelta ragionevole non replicare l'atteggiamento tattico visto contro il Como, dove il 4-4-2 di partenza era mirato a prendersi i riferimenti uomo su uomo già in zona alta per inaridire il palleggio dei lariani, il 3-5-2/3-4-2-1 continua a non esser accompagnato da soluzioni chiare e solide in possesso. Le difficoltà in costruzione dei gigliati e la difficoltà tecnica degli uomini via via delegati ai compiti di playmaker (ieri Fagioli, oggi Nicolussi Caviglia) ne sono la rappresentazione più vivida. E preoccupante.
Al di là del doppio gol annullato a Kean (entrambi per fuorigioco su sviluppi di calcio piazzato), è significativo delle difficoltà della Fiorentina il fatto che l'unica azione veramente pulita costruita dai gigliati sia stata registrata al minuto 39. Lì i viola sono riusciti a manipolare la pressione del Pisa e creare superiorità numerica a partire dalla propria uscita bassa, scoprendo la palla e poi da lì trovando la transizione arrivando a calciare (con Nicolussi Caviglia a ridosso dell'area piccola, conclusione murata). Per il resto, gli sviluppi tentati dai viola sono stati tutti incentrati su disperati duelli in avanti o aperture verso Gosens sull'ampiezza, quasi sempre destinate a spegnersi in un corner o in una seconda palla contesta raramente vinta dai gigliati. Merito del reparto difensivo nerazzurro bravo sempre a schermare lo specchio, ma i tentativi della Fiorentina di calciare verso la porta sono stati spesso e volentieri velleitari e forzati, sintomo di problemi seri negli sviluppi offensivi e nel risalire il campo con ordine.
Difficile dire se per il Pisa sia stata più questione di sfortuna (due legni, un gol annullato) o di mancanza di pulizia nell'ultima giocata, nel quadro di una partita dominata sul piano atletico. L'imprecisione nel centrare lo specchio dei nerazzurri nel computo finale ha pesato molto - tanto e forse più di quella di parte gigliata - come anche la troppa frenesia nella rifinitura, figlia in parte di quella stessa alta intensità data alla partita agli uomini di Gilardino. Nel computo finale infatti, De Gea non ha a referto grandi interventi, nonostante abbia vissuto una partita tutt'altro che all'insegna della tranquillità. D'altronde in questo si veda la prestazione di Tramoni, uno degli uomini più di valore tecnico fra gli avanti pisani, che ha brillato più per la sua fase di non possesso che per precisione e qualità dei suoi tocchi.
Forse Gilardino ha di che rammaricarsi per l'ingresso, posticipato al minuto 67', di Cuadrado, entrato a scardinare una catena destra viola già in estrema sofferenza sui duelli, ma graziata dalla pochezza nell'ultimo terzo del pur onesto Léris. Il colombiano - ex di turno in campo insieme a Nzola, con cui ha fatto coppia per pali colpiti - poteva esser la chiave per far saltare del tutto il traballante assetto difensivo della Fiorentina, che proprio su quel lato ha visto Pongracic e Dodô faticare molto tanto sui duelli, quanto nella copertura degli spazi. Ma alla fine non sembra che il tecnico biellese (altro ex viola di lusso) potesse chiedere davvero di più ai suoi, apparsi dominanti soprattutto sulla linea di centrocampo. Monumentale infatti la prova del ventenne Akinsanmiro in mezzo (con e senza l'esperta scorta di Aebischer), e altrettanto di livello il durissimo duello ingaggiato da Touré con Gosens. Sarà difficile piuttosto non sentire recriminazioni sulle decisioni arbitrali, in particolare quelle legate al gol annullato a Meinster per mani e al rigore non fischiato a Pongracic sempre per mani. Lato Fiorentina, Pioli fin dalle scelte iniziali tradisce un sentimento di preoccupazione e paura che non può non riflettersi sulla squadra. La scelta di ritornare a tre e riconsegnare a Pablo Marì le chiavi del reparto difensivo ha ondeggiato tra i momenti di panico per clamorose amnesie, a un paio di chiusure importanti dello spagnolo, ma resta poco spiegabile in prospettiva il cestinamento di Comuzzo, come quello di Fagioli in mezzo al campo - che forse sarebbe stato il legante necessario per un appannato Nicolussi Caviglia e un fiacco Gudmundusson. Intanto, la prima vittoria anche in casa Fiorentina viene rimandata, mentre il calendario si appresta a diventare ben più denso e complicato per una squadra ancora priva di certezze.
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.














