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Empoli Lazio
, 27 Settembre 2025

Empoli-Lazio, 28 settembre 2003


Di Natale, Stankovic e Simone Inzaghi illuminano, nella notte del blackout.

Madeleine de Proust (a volte anche sindrome di Proust) è un termine francese che può designare nella vita quotidiana un oggetto, un gesto, un colore e in particolare un sapore o un profumo, che evocano in noi ricordi del passato. Il termine deriva dalla madeleine, un dolce tipico francese che ha questo ruolo significativo per il narratore di Alla ricerca del tempo perduto in Dalla parte di Swann, il primo volume del romanzo di Marcel Proust". (Wikipedia)

Per ogni giornata di Serie A, la coincidenza cronologica con una sfida del passato riapre i cassetti della memoria calcistica. Questa è "Madeleine", ossia annodare nuovamente il filo che lega la storia del campionato italiano di calcio.


Il 28 settembre 2003, allo Stadio Carlo Castellani, si gioca Empoli–Lazio. L’Empoli è guidato da Daniele Baldini, subentrato in estate all’attuale allenatore dell’Under 21, Silvio Baldini. In campo c’è Totò Di Natale come faro tecnico, affiancato da Tommaso Rocchi, Ciccio Tavano, Ighli Vannucchi e Paolo Zanetti: i mezzi per puntare alla salvezza non mancano, anche se la stagione prenderà un’altra piega.

Di fronte c’è la Lazio del post Cragnotti: Ugo Longo in presidenza, Roberto Mancini in panchina. Non è la rosa scintillante degli anni d’oro, ma il talento abbonda ancora. Il campionato sarà complicato, chiuso con un 6° posto utile per l’Europa, con la ciliegina messa dal trionfo in Coppa Italia.

Prima ancora che la palla rotoli sul prato toscano, però, nella notte accade qualcosa che resterà nella memoria collettiva del Paese.

La notte del grande blackout

C’è un’immagine spesso usata per raccontare la teoria del caos: "Un battito d’ali di una farfalla in Brasile può contribuire, a catena, a scatenare un uragano in Texas". I sistemi complessi - atmosferici, economici, elettrici - vivono di equilibri fragili. Piccole variazioni, quasi impercettibili, si propagano e si amplificano fino a diventare eventi giganteschi. È questo l’effetto farfalla: il minimo dettaglio che innesca una svolta epocale.

Così è il 28 settembre 2003, la notte in cui l’Italia intera scoprì cosa significa vivere dentro un sistema vulnerabile. Ore 3.27 del mattino. Il Paese dorme, le città brillano di luci gialle, i treni notturni attraversano campagne e gallerie. A Roma, però, c’è ancora vita: è la prima Notte Bianca, con migliaia di persone per le strade, concerti, musei e spettacoli. La Città Eterna pulsa di energia.

Intanto, nelle montagne svizzere, accade qualcosa di minuscolo. Un albero sfiora un cavo ad alta tensione. Scatta la protezione automatica, la linea si spegne. Un dettaglio quasi banale, ma l’equilibrio è sottile: l’energia si riversa altrove, sovraccaricando altre linee. Una dopo l’altra, cedono. In pochi istanti, l’effetto domino è compiuto.

Gli operatori tentano di reagire, ma la rete ormai è fuori sincrono: d’un tratto, come se qualcuno avesse abbassato un gigantesco interruttore, l’Italia piomba nel buio. Dal satellite, la penisola appare come un’isola nera circondata da un’Europa ancora illuminata. In un battito di ciglia, 56 milioni di persone restano senza corrente: treni fermi nei tunnel, ospedali affidati ai generatori, città immerse in un silenzio irreale.

A Roma, il brulichio della festa svanisce all’improvviso. Chi c’era ricorda strade precipitate in un buio così fitto che nemmeno il Cupolone si distingueva nel cielo. Un’atmosfera sospesa, irreale. Così, un gesto microscopico della natura, il battito d’ali della farfalla, quella notte oscurò un intero Paese.

Empoli-Lazio, il contesto

Son las 5 de la mañana
y yo no he dormido nada
Pensando en tu belleza
en loco voy a parar…

Versi che non sono passati alla storia della musica (fortunatamente) ma che per i giovani/adolescenti di quelli anni si traducono con la hit del momento: Obsesion degli Aventura.

Di tutt’altro tenore il fronte letterario. In cima alle classifiche c’è Undici Minuti di Paulo Coelho, un romanzo che affronta con delicatezza e profondità il rapporto tra amore, corpo e desiderio, portando i lettori a riflettere sulla dimensione più intima della passione.

Al cinema, invece, da qualche settimana è uscito Buongiorno, Notte di Marco Bellocchio, ispirato al sequestro Moro. Un film intenso, sospeso tra ricostruzione storica e visione interiore, che colpisce per il suo sguardo umano e poetico su una delle pagine più drammatiche della nostra storia recente. Uno dei preferiti per chi scrive.

Sui quotidiani politici trovano spazio le polemiche sul Ponte di Messina, obiettivo del governo di centrodestra. No, non siamo nel 2025. D’altronde si sa, siamo pur sempre il Paese del Gattopardo.

Curiosità di campo

Del tutto particolari le vicende che riguardano il pacchetto di estremi difensori dell’Empoli. Il titolare nel match contro i biancocelesti è Cassano. In conferenza stampa, ad inizio settimana, mister Baldini aveva dichiarato: "Cercavamo un portiere bravo ed esperto che regalasse tranquillità (dopo una doppia squalifica) alla squadra, Bucci però non c'è riuscito. D'ora in avanti giocherà Cassano e con lui altri dieci guerrieri capaci di salvare l'Empoli".

In realtà, la società aveva trovato un accordo per sostituire Bucci, con Claudio Taffarel, storico numero uno del Brasile, Campione del Mondo nel 1994. Il 24 settembre si mette in macchina, direzione Empoli, pronto a discutere i dettagli di un accordo già praticamente concluso. Soltanto che nel tragitto la macchina si ferma.

Taffarel è religiosissimo, ai limiti del fatalismo. A quel punto cambia idea: "Mi scuso con la società e i tifosi e chiedo perdono a Dio, ma la chiamata dell’Empoli e il guasto dell’auto mentre andavo a firmare il contratto, mi hanno fatto riflettere. Ho fatto un esame di coscienza profondo e ho capito di aver chiuso con il calcio”.

A quel punto l'Empoli tessera Balli, che nel match contro la Lazio è in panchina. Indovinate cosa succede? Viene espulso durante il match dalla panchina, per proteste e qualche invocazione religiosa di troppo. Insomma, l’operazione tranquillità non ha dato gli effetti sperati.

La partita

Il match è frizzante come una jam session di jazz: ritmo serrato, improvvisazioni continue, colpi di scena finali. Entrambe le squadre sono in cerca di pronto riscatto: la Lazio arriva dalla sconfitta casalinga con il Parma, l’Empoli è alla disperata ricerca di punti per invertire la rotta di un campionato iniziato in salita.

I toscani si schierano con un propositivo 4-2-3-1, che vede in campo ben 5 giocatori sotto i 23 anni. La Lazio risponde con un 4-4-2, in cui Stefano Fiore ha il compito di inventare dietro le punte, Simone Inzaghi e Claudio Lopez.

EMPOLI: Cassano, Lucchini, Cribari, Lanzaro, Belleri, Giampieretti, Ficini (46' Grella), Agostini (73' Foggia), Rocchi, Di Natale, Gasparetto (56' Tavano). A disposizione: Balli, Cupi, Pratali, Lodi. Allenatore: Baldini.

LAZIO: Peruzzi, Oddo, Negro (85' Sérgio Conceição), Mihajlovic, Favalli, Fiore, Dabo (73' Albertini), Stankovic, Zauri (78' Corradi), C.Lopez, S.Inzaghi. A disposizione: Sereni, Stam, Couto, Liverani. Allenatore: Mancini.

Il primo tempo è a tinte biancocelesti. Prima un gol annullato per fuorigioco dubbio, poi una clamorosa occasione divorata da Zauri, che spara addosso a Cassano. Dopo l’ennesimo calcio d’angolo, però, arriva l’episodio che sblocca il match: il pallone rotola fuori area, dove aspetta Dejan Stankovic.

Il serbo, sulle spalle il numero 10, fa una giocata sontuosa, da diez. Quando carica il destro sembra di assistere a un fermo immagine da cartone animato. Gasparetto gli si fionda addosso, ma Stankovic interrompe la rincorsa al tiro, sposta la palla con un tocco verso destra e solo allora lascia partire la botta. La deviazione di Cribari inganna Cassano, il pallone si infila, con una traiettoria arcuata, sotto l’incrocio: 0-1 Lazio. È il primo gol stagionale per Stankovic, il 21° in maglia biancoceleste.

Al 40', però, Totò Di Natale inizia a mandare segnali. Su un cross innocuo, si inventa una sforbiciata che finisce fuori di poco: un lampo che anticipa ciò che verrà.

All’intervallo Baldini cambia: dentro Grella per dare energia al centrocampo. La ripresa è tutta un’altra storia. L’Empoli prende in mano il pallino del gioco e alza il ritmo in maniera tambureggiante.

Su un lancio lungo proprio del neoentrato australiano, Di Natale attacca la profondità: è più rapido di Negro e Mihajlovic, e Peruzzi legge in ritardo l’azione. L’attaccante campano si trova davanti l’occasione ideale per mostrare il suo talento: pallonetto sontuoso, elegante, chirurgico. Il gesto è semplice eppure raffinatissimo, una carezza al pallone che vale un capolavoro. Il Castellani esplode: 1-1.

L’Empoli continua a spingere sull’acceleratore e trova il gol del sorpasso. Questa volta Di Natale è in versione assistman: riceve sulla trequarti e di prima taglia fuori la compassata difesa laziale. Ad attaccare la profondità è Ciccio Tavano, che non sceglie il fioretto ma la sciabola, incrocia di potenza e prepotenza. Si gonfia la rete, è 2-1 Empoli.

La Lazio, stordita da questo uno-due in 3', si porta avanti senza troppa convinzione. Però, in una giornata iniziata con l’Italia al buio, tutto può succedere. Simone Inzaghi fa collassare la difesa empolese, poi di tacco spalanca un corridoio per Fiore, che non sbaglia davanti al portiere. Il finale è 2-2.

Nel post-partita, Roberto Mancini dirà in maniera sincera: è un punto guadagnato.

Empoli – Lazio del 2003, è una partita che ci racconta come la Serie A di inizio millennio fosse un campionato qualitativo, capace di lanciare giovani ma soprattutto di regalare partite spettacolari anche in provincia.

Certe luci non puoi spegnerle, cantava già da un po' Luciano Ligabue. Aveva ragione. La magia che illumina tutto, anche nella giornata del blackout, può nascere anche da un singolo tocco di pallone. Per maggiori informazioni, chiedere a Stankovic e Di Natale, di gran lunga i migliori in campo di Empoli-Lazio del 28 settembre 2003.

  • Classe 1989, è autore di “Diez: l’Atlante dei numeri 10” e fondatore del progetto Garra & Fantasia. Speaker per EcoSportivamente, racconta lo sport come atto culturale prima ancora che agonistico.
    Dottore in Ingegneria gestionale con la fissa per la sostenibilità, fin da bambino sognava di vivere e raccontare storie di sport.

    È istruttore CONI–FIGC e Match Analyst: nel fine settimana lo trovate in qualche campo della Ciociaria, tra taccuini, pioggia e polvere.

    Ama il vino rosso, le rovesciate di Van Basten, i dribbling di Garrincha, la Pisada di Riquelme, la potenza dei tiri di Gigi Riva. Sogna un lungo viaggio in Sud America. “Sono le orme a fare il cammino. E il cammino è la ricompensa".

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