
Lazio-Roma 0-1, Considerazioni Sparse
Pellegrini decide un derby che, come negli ultimi anni, Lazio e Roma giocano sull'errore avversario.
L'esegesi della stracittadina che, per distacco, rimane una delle più belle del mondo da ogni punto di vista - fatta eccezione per la qualità del gioco espresso - viene consuetamente complessa, poiché le emozioni che essa genera inquinano la lucidità nell'analisi dell'estetica della partita stessa. Si potrà affermare che a livello qualitativo si sono viste partite decisamente più belle, ma questa considerazione lascia il tempo che trova proprio alla luce di quanto sopra riportato. Di certo il fil rouge è l'errore individuale, questa volta di Nuno Tavares, che decide l'esito rovesciando l'onere emotivo sull'altra squadra, che però fa una grande fatica a ribaltarlo. Benché, va onestamente detto, le occasioni da parte della Lazio siano in ogni caso arrivate, sino al palo di Cataldi che ha chiuso la partita.
Il caldo è stato un fattore che ha indubbiamente inciso; non si può, nel 2025, sacrificare una delle partite più attese anche all'estero (anche per i fattori emotivi che essa porta con sé) perché l'autorità pubblica non riesce presuntivamente a mantenere l'ordine pubblico, obiettivo per la quale essa è preposta. Settembre a Roma è notoriamente un mese caldo con temperature estive, e ciò impatta a livello salutistico su chi va in campo, oltre che su chi assiste dalla tribuna. Davvero il rischio che possano accadere scontri tra le tifoserie può giustificare una tale decisione? Evidentemente per la Questura e per il Viminale la risposta è sì, e ciò restituisce profondo rammarico atteso come in altre occasioni il mantenimento dell'ordine pubblico non viene dinegato, anzi. Rimane il fatto che in queste condizioni non si può giocare.
Tornando su tematiche più strettamente legate al campo, la Lazio ha giocato una partita che restituisce un qualcosa in più rispetto a quelle di Reggio Emilia e di Como, visto che occasioni come quella di Dia, Castellanos e Cataldi nelle precedenti puntate calcistiche di questa stagione farsesca non si erano viste nemmeno in potenza. Le scelte di Sarri non possono essere in alcun modo giudicate visto che l'allenatore toscano si trova a dover fare i conti con una rosa numericamente e qualitativamente ristretta, e deve riuscire ad amalgamare il suo gioco con giocatori che non hanno le caratteristiche idonee. A ciò si aggiungano gli infortuni di Rovella e Dele-Bashiru a cui è stato chiesto, proprio in virtù di quanto sopra, di fare gli straordinari pur se afflitti già da fastidi e risentimenti durante l'intera settimana trascorsa. Ciò non deve essere inteso come alibi, perché 3 punti in quattro partite, di cui un derby, sono un misero bottino che fa risuonare campanelli d'allarme per il prosieguo della stagione. Di certo vi è una causa, una persona a cui deve essere addossata l'intera responsabilità di quanto accade e che risponde al nome di Claudio Lotito. La squadra è per lunghi tratti corta, compatta, con le linee ben strette e pronte ad allagarsi quando la fase del match consente la ripartenza, senza la sbavatura di Tavares la fase difensiva sarebbe da promuovere a pieni voti. La fase offensiva latita in maniera preoccupante, considerato come lo scopo di questo satanico gioco sia proprio segnare un gol più dell'avversario, circostanza che, in questo momento, appare ardua da vedere.
La Roma, dal canto suo, fa una partita ordinata, senza sbavature. Ancora alla ricerca dell'armonia che Gasperini aveva fatto vedere in terra bergamasca che, però, necessita di tempo e lavoro, poiché gli automatismi devono entrare prima di tutto nella testa più che nella muscolatura dei giocatori. La rosa è ben assortita nonostante le defezioni importanti da punto di vista qualitativo come quella di Dybala; il ritorno di Pellegrini, dopo tutte le vicende che lo hanno visto coinvolto, ha ridato ossigeno qualitativo all'intera squadra. Le due punte Dovbyk e Ferguson hanno sofferto oltremodo le marcature di Gila e l'assenza di cross, e non paiono essere completamente immerse nel gioco che ha in mente il Gasp. Soulé non ha brillato alle loro spalle, al contrario, come si diceva, di Pellegrini; sempre puntuale Koné, che dà certezze in entrambe le fasi e fa da collettore strategico tra esse. Nonostante non abbia creato molto di più rispetto alla Lazio, la Roma sfrutta appieno l'errore avversario e, grazie a un po' di quella fortuna che mai viene disprezzata, riesce a portarsi a casa il primo derby stagionale.
Il cammino che le due squadre hanno di fronte prima della sfida di ritorno è complesso per entrambe, vista la situazione delle rispettive infermerie e i problemi economici che anche sulla sponda giallorossa hanno il loro peso strategico. Di certo una parte della città vivrà ciò che rimane della domenica e delle prossime settimane con estremo gaudio confrontandosi nei bar, nei posti di lavoro, sui mezzi o per strada con chi, invece, rimane profondamente afflitto. Del resto questa è la parte meravigliosa della stracittadina romana che, non è una banalità, rimane come sfondo durante l'intero anno emergendo con forza in due giornate, ma che fa da tappeto musicale per la restante parte del tempo. Sperando che la prossima possa essere vista in orario più consono e con un diverso spettacolo in campo (e anche con un diverso risultato n.d.a.) vivere sugli allori o sprofondare nella depressione potrebbero essere errori che i due allenatori dovranno subito scacciare dall'arcobaleno emotivo delle rispettive squadre.
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