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Ronaldo Batistuta
, 20 Settembre 2025

Inter-Fiorentina, 21 settembre 1997


Ronaldo, Batistuta e la secessione.

Madeleine de Proust (a volte anche sindrome di Proust) è un termine francese che può designare nella vita quotidiana un oggetto, un gesto, un colore e in particolare un sapore o un profumo, che evocano in noi ricordi del passato. Il termine deriva dalla madeleine, un dolce tipico francese che ha questo ruolo significativo per il narratore di Alla ricerca del tempo perduto in Dalla parte di Swann, il primo volume del romanzo di Marcel Proust". (Wikipedia)

Per ogni giornata di Serie A, la coincidenza cronologica con una sfida del passato riapre i cassetti della memoria calcistica. Questa è "Madeleine", ossia annodare nuovamente il filo che lega la storia del campionato italiano di calcio.


Al Meazza in San Siro va in scena una partita che, già alla vigilia, ha il sapore dell’evento. Inter contro Fiorentina non è soltanto una sfida di campionato: è l’incontro tra due simboli di un decennio che ha ridisegnato il calcio. Per la prima volta in Serie A si incrociano due icone che incarnano, ciascuna a modo proprio, la leggenda degli anni ’90.

Da una parte Ronaldo Luís Nazário de Lima, arrivato dall’estate infuocata di calciomercato, l’uomo che il pianeta conosce già come Fenomeno. Moratti lo ha pagato 48 miliardi di lire. È soltanto alla terza partita in Serie A, ma il Paese intero è già in trepidazione per ogni suo tocco, per ogni accelerazione capace di cambiare le regole del gioco. È il giocatore più forte del Pianeta.

Dall’altra parte c’è Gabriel Omar Batistuta, il Re Leone, l’attaccante che ha trasformato Firenze e che ha fatto tremare le difese di tutta Europa. Simbolo di carisma e potenza, Batigol rappresenta per la Fiorentina molto più di un centravanti: è il volto dell’orgoglio viola, l’uomo che incarna la passione di un’intera città e che ha trasformato a suon di “smitragliate” la reputazione della Fiorentina.

La Gazzetta dello Sport non ha dubbi, lo annuncia a caratteri cubitali: “Ronaldo–Bati, l’emozione”. Semplice, diretto, capace di catturare lo spirito della giornata. Il vero spettacolo, quel giorno, non è nei 90 minuti sul campo, ma nell’attesa di veder brillare insieme, per la prima volta, due stelle destinate a illuminare la memoria del calcio.

Ronaldo Batistuta

Il contesto italiano: la politica

Il 21 settembre 1997 non è solo il giorno di Inter-Fiorentina, la grande sfida tra Ronaldo e Batistuta. In Italia, le prime pagine dei quotidiani sono riempite dalla cronaca e dai commenti riguardo la grande mobilitazione sociale e politica del giorno precedente. I sindacati sono scesi in piazza a Milano e a Venezia con una manifestazione oceanica contro le spinte secessioniste della Lega Nord. Lo slogan scelto era chiaro e diretto: “L’Italia non si rompe, tutti insieme per cambiare e farla crescere.

L’obiettivo degli organizzatori era ribadire l’unità del Paese e difendere i valori condivisi dalla maggioranza dei lavoratori, minacciati dalle parole e dai progetti della Lega Nord. In piazza arrivarono 1 milione di persone. La manifestazione fu una risposta corale, una dichiarazione di appartenenza nazionale. Era la sinistra che rivendicava il tricolore, mentre la destra restava a casa: un cortocircuito tutto italiano.

Negli anni ’90 la Lega Nord di Umberto Bossi costruì gran parte della sua forza politica su un’idea di frattura con lo Stato centrale. Il partito cavalcava il malcontento di ampie fasce produttive del Nord Italia, accusando Roma di essere “ladrona”, di sottrarre risorse fiscali al Nord per sprecarle nel Sud. Da qui il progetto dell’“Indipendenza della Padania”, con tanto di dichiarazione simbolica nel settembre 1996 a Venezia, quando Bossi proclamò la nascita della “Repubblica Federale della Padania”.

La Lega parlava di secessione, di un Nord libero e autonomo, con la sua cultura e la sua identità, contrapposto a uno Stato italiano inefficiente e corrotto. Questo discorso ebbe grande presa su interi settori della società settentrionale, inclusi molti operai che si riconoscevano in una protesta identitaria e antisistema, pur trovandosi in rotta di collisione con le posizioni dei sindacati.

La manifestazione del 21 settembre mise in luce una contraddizione forte: operai e lavoratori, infatti, iniziavano ad essere fortemente attratti dalla retorica leghista anti-Roma. I sindacati invece si mobilitavano contro quella stessa visione, per difendere l’unità nazionale e il principio di solidarietà tra territori. Era il riflesso di un’Italia spaccata, in cui il conflitto non era soltanto tra partiti, ma tra modi diversi di immaginare il futuro della comunità nazionale.

Una contrapposizione interessante a livello politologico perché racconta bene il clima politico di fine anni ’90, sospeso tra globalizzazione, crisi delle ideologie, il ruolo “moderno” del sindacato, le nuove identità territoriali e la crescita esponenziale del “voto di protesta”.

Il contesto: la musica

L’estate 1997 è ricca di capisaldi che suonano ancora nella nostra testa. A giugno esce l’album La Dura Legge del Gol degli 883, con il primo singolo: La Regola dell’Amico. Pino Daniele, invece, trionfa al FestivalBar con la romantica Che male c’è. Lato Dance, Alexa con la sua Uh La La La riempie classifiche e discoteche. Sono targate 1997, anche Barbie Girl degli Aqua, e I'll Be Missing You di Puff Daddy e Faith Evans.

La parentesi musicale si chiude inevitabilmente con la struggente Candle in the Wind 1997, nota anche con il titolo Goodbye England’s Rose. Una versione riadattata del celebre brano di Elton John del 1973, scritto in memoria di Marilyn Monroe. Per questa nuova interpretazione, Elton John ha nuovamente collaborato con il paroliere Bernie Taupin, che ha adattato il testo per renderlo un omaggio alla principessa Diana dopo la scomparsa avvenuta il 31 agosto. Il brano è stato pubblicato il 13 settembre.

Cosa aspettarsi da Inter-Fiorentina

L’Inter di Gigi Simoni è una delle squadre più amate di sempre dal popolo nerazzurro. Un gruppo capace di mescolare esperienza, talento e cuore. Tra i pali c’è la sicurezza di Pagliuca, davanti a lui la leadership di Bergomi, la follia istrionica di Taribo West e la grinta senza compromessi di Simeone.

Sulle fasce correva il cuore giovane di Javier Zanetti, pronto a diventare una bandiera, e incantavano i dribbling salentini di Francesco Moriero. In attacco, un reparto che sembrava uscito da un sogno: l’eleganza di Recoba, la generosità di Zamorano, il fiuto del gol di Ganz e, soprattutto, l’esplosione incontenibile di Ronaldo nel suo “prime”.

A tenere insieme personalità tanto diverse, con saggezza e misura, la guida di Gigi Simoni, un allenatore capace di trasmettere equilibrio e pragmatismo.

Siede sulla panchina della Fiorentina, invece, Alberto Malesani. È la sua prima stagione in Serie A. Deve gestire una squadra ricca di talento e ambizione, costruita da Vittorio Cecchi Gori. Ho scoperto la Serie A con la Fiorentina. Un altro mondo, positivo per certi versi e negativo per altri. Il rapporto con Vittorio Cecchi Gori? Era un uomo buono, vulcanico e istintivo, di cui posso solo parlare bene. Voleva sempre andare contro corrente". In altre interviste, invece, l’allenatore sottolineerà le ingerenze sulla formazione del suo Presidente.

La squadra giocherà per tutta la stagione un calcio vivace e propositivo. La difesa a tre come marchio di fabbrica. La regia illuminata di Rui Costa pronta a fornire assist e supporto a Luis Oliveira ma soprattutto a Batistuta. Meno idilliaco, invece, il rapporto del mister con Edmundo.

Inter-Fiorentina, o Ronaldo-Batistuta

“C’è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce.” Leonard Cohen, nato proprio il 21 settembre, l’ha scritta pensando alla vita, ma descrive alla perfezione la sliding door di Inter-Fiorentina. Quell’attimo che sa essere crudele e meraviglioso nello stesso istante. È il dettaglio impercettibile, l’errore che si trasforma in occasione, la frazione di secondo che decide un match.

Batistuta, l’uomo dei gol impossibili, simbolo della potenza, si ritrova in un attimo tradito dal gioco stesso. Sul finale di gara, inavvertitamente, serve un pallone filtrante che taglia la propria difesa e spalanca il corridoio a Djorkaeff. Il francese non perdona: davanti a Toldo è freddo, lucido, implacabile. È il gol che chiude la partita. È il 3-2 che indirizza la partita verso i padroni di casa.

Eppure, come dice Cohen, ogni crepa lascia passare la luce. Era stato lo stesso Djorkaeff, all’inizio del secondo tempo, a sbagliare un passaggio velenoso che divenne un assist perfetto per Batistuta. Lui, Batigol, non esita: resiste a Bergomi e davanti a Pagliuca scaglia il pallone, da posizione defilata, alle spalle del portiere, firmando il momentaneo 2-1

È questa la dura legge del calcio: in ogni gol c’è una ferita, in ogni errore una possibilità. E quel pomeriggio del 1997 sono le crepe, invisibili ma decisive, a scrivere il destino della partita. L’Inter si schiera con un 3-4-1-2, con Fresi schierato di fianco a Simeone per limitare la regia portoghese di Rui Costa.

Inter: Pagliuca, West, Bergomi, Galante, Mezzano (53’ Winter), Simeone (71’ Zamorano), Fresi, Djorkaeff, J. Zanetti, Ronaldo, Ganz (46’ Moriero).

La Fiorentina risponde con un 3-4-3, orgoglioso ed esuberante.

Fiorentina: Toldo, Tarozzi, Firicano, Falcone, Kanchelskis (36’ Bettarini), Cois, Rui Costa, Serena, Robbiati (63’ Amoruso), Batistuta, Oliveira. Allenatore: Malesani

La partita è a senso unico. L’Inter prova a difendersi e i giocatori viola, in maglia bianca da trasferta, tambureggiano ovunque. La superiorità si manifesta principalmente sugli esterni, dove il russo Kanchelskis fa quel che vuole. È proprio lui a servire una palla d’oro a Batistuta che si stampa sulla traversa. Sempre sull’out di destra arriva un’altra pennellata che “Lulu” Oliveira non riesce ad incornare, in tuffo, in rete.

Taribo West a quel punto decide di far terminare anzitempo, con una scivolata senza prigionieri, la partita di Kanchelskis. L’arbitro Cesari lo grazia con un cartellino giallo.

Al minuto 45 accade ciò che tutti attendevano alla vigilia, ma che nessuno immaginava vedendo l’andamento della gara. Simeone imbecca Ronaldo nello spazio. Per la prima volta il brasiliano si trova nell’area di rigore avversaria. Incrocia e la palla finisce in rete. È un momento da cerchiare in rosso: la prima rete del “Fenomeno” a San Siro.

Neanche un minuto dopo, però, arriva un altro colpo di scena. Robbiati apparecchia per Serena che, con un tiro a giro, porta il risultato sul pareggio. Stretto per quello che si è visto in campo, ma non profondamente ingiusto.

Il secondo tempo si apre con il regalo di Djorkaeff a Batistuta. Il bomber non sbaglia e risponde a Ronaldo: siamo alla terza giornata, ma è già la terza rete per l’attaccante. La Fiorentina passa in vantaggio e accelera per chiudere la partita ed è fermata solamente da altri due legni. Prima con Batistuta, poi con Oliveira. Taribo West appare particolarmente frastornato. Al 71’ entra Zamorano per Simeone. D’istinto e di rabbia, protegge un pallone sporco e lo apre per Moriero, entrato a inizio ripresa al posto di uno spento Ganz. L’esterno salta un uomo, controlla e chiude chirurgicamente con un tiro sul palo lungo. È la rete del pareggio.

L’Inter prova a gestire, visto l’andamento della sfida. La Fiorentina sembra non avere la stessa foga del primo tempo. Il 2-2 sembra scritto quando Batistuta ricambia il regalo a Djorkaeff. È il 3-2 definitivo.
L’Inter si prende tre punti. La Fiorentina raccoglie gli applausi. Nella stessa domenica, il Milan di Capello soccombe nuovamente a Udine. “Una domenica così, poteva venire in mente soltanto all’avvocato Prisco”, scrive in chiusura del suo pezzo Roberto Beccantini su “La Stampa”.

  • Classe 1989, è autore di “Diez: l’Atlante dei numeri 10” e fondatore del progetto Garra & Fantasia. Speaker per EcoSportivamente, racconta lo sport come atto culturale prima ancora che agonistico.
    Dottore in Ingegneria gestionale con la fissa per la sostenibilità, fin da bambino sognava di vivere e raccontare storie di sport.

    È istruttore CONI–FIGC e Match Analyst: nel fine settimana lo trovate in qualche campo della Ciociaria, tra taccuini, pioggia e polvere.

    Ama il vino rosso, le rovesciate di Van Basten, i dribbling di Garrincha, la Pisada di Riquelme, la potenza dei tiri di Gigi Riva. Sogna un lungo viaggio in Sud America. “Sono le orme a fare il cammino. E il cammino è la ricompensa".

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